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21 Gennaio 2015

Il consorzio come soluzione per essere competitivi sul mercato. L'esperienza del QET dal racconto del presidente Revelant


In tanti, nel settore dentale stanno, perseguendo varie ricette per cercare di fare "quadrare i conti".
Non esiste, ovviamente, un modello ideale e neppure i tanti tentativi sperimentati hanno portano a risultati soddisfacenti; ognuno si muove e agisce indipendentemente dal contesto e dagli altri.
Un gruppo di odontotecnici, da circa dieci anni, ha costituito il QET (Qualità Etica Tecnologia), un consorzio di imprese odontotecniche, avendo avuto la percezione che stessero per arrivare tempi difficili e ci si dovesse preparare condividendo risorse e tecnologie.
Per capire se la scelta è stata lungimirante ne abbiamo parlato con il presidente del QET, Renzo Revelant (nella foto), titolare del laboratorio odontotecnico Creativa in provincia di Udine.

Presidente Revelant, condividere è stata la scelta giusta?

Devo dire che le persone che hanno fondato QET avevano una sensibilità particolare, in quel periodo ebbero la visione chiara che i laboratori sarebbero andati incontro ad una trasformazione che poteva in qualche modo essere governata se si agiva rapidamente. Io sono arrivato un paio di anni dopo e devo dire che, per me, è stata un'ottima scuola. Molte cose che QET fa oggi sono figlie di ragionamenti iniziati dieci anni fa. I suoi fondatori erano menti molto raffinate e lo sono tutt'ora.

Avete pensato che movendosi in sinergia sarebbe stato più facile affrontare le difficoltà di questo momento complicato. So che gli associati al QET sono stati tra i primi laboratori ad acquisire importanti tecnologie anche ottimizzando il livello produttivo all'interno del consorzio. Avete misurato il vantaggio dello stare insieme rispetto alle problematiche che la crisi impone a tutti i laboratori?

Stare insieme è un processo molto faticoso e la motivazione va alimentata ogni giorno, non si sta insieme per caso. Ogni azienda consorziata ha sposato le iniziative QET e la tecnologia è una di queste ma non l'unica.
In un sistema di qualità controllata, la misurazione dei risultati è fondamentale e per noi i risultati si misurano in reti di imprese, sistema qualità, aggregazioni, gare di appalto, accordi ministeriali, presenze in fiere, congressi, conferenze, consulenze e molto altro arriverà in breve.
I risultati di QET, non mi piace raccontarli, sono visibili a tutti , sono medaglie sul petto che sono indiscutibili perché parlano di cose fatte.

Uno dei punti di forza della politica del QET è sempre stato quello della massima divulgazione delle conoscenze. La maggiore conoscenza, la conoscenza e l'implementazione delle tecnologie ha favorito gli aderenti anche economicamente?

Direi che le tecnologie unite alla conoscenza delle regole che governano un impresa  hanno favorito i consorziati e non solo economicamente, più i competitor hanno conoscenze tecniche e più alto sarà il livello delle prestazioni di tutti.
Prima delle macchine devono arrivare le politiche aziendali, gli obiettivi a medio e lungo termine. Questa preparazione imprenditoriale l'abbiamo fatta tutti insieme e ora tra noi esiste un linguaggio comune che ci permette di confrontarci su molteplici aspetti della nostra vita professionale.  Provate ad immaginare un certo numero di aziende che operano nello stesso settore e che confrontano tra di loro le performance produttive in termini di tempi di esecuzione, di margini operativi lordi e netti e altro ancora. Un bel risultato e noi ne andiamo fieri.
Ovviamente ci occupiamo anche di questioni tecniche, ma qui preferisco che parlino per noi le conferenze tenute dai nostri consorziati in giro per l'Italia e per il mondo.
Il nostra sfera  professionale è drogata da un concetto per cui l'efficienza aziendale non è coniugabile con la qualità del prodotto, o fai meraviglie o fai produzione,  questi sono concetti antichi.
Un laboratorio odontotecnico moderno deve essere in grado di unire i due concetti pena la marginalizzazione dal mercato. Ovviamente credo che lo stesso principio valga per le aziende produttrici e per gli studi dentistici.

Ha anche lei la percezione che la figura dell'odontotecnico sia destinata ad essere nel tempo marginalizzata in favore di figure come gli ingegneri biomedici e dalla volontà di diversi clinici di dotare il proprio studio di tecnologie per essere più autonomo dall'odontotecnico? All'odontotecnico rimarrà la finalizzazione dei rivestimenti estetici non ancora sostituibili con le macchine? Sarà una nicchia importante ma che cambia le regole del mercato e forse anche altro?

Questa è una bella domanda che prevede l'utilizzo della sfera di cristallo, cosa che non ho ma provo ad immaginarmi l'azienda odontotecnica di domani.
Che le nostre aziende debbano riconsiderarsi è un dato di fatto e se questo deve prevedere l'ingresso nei laboratori di nuove figure questo mi sembra più una opportunità che un pericolo. Ingegneri biomedici, "odontomatici" ma direi anche consulenti aziendali, sono figure che portano nuove conoscenze e di conseguenza nuove possibilità di sviluppo.
L'utilizzo costante della tecnologia nello studio dentistico prevede investimenti, formazione, aggiornamento e personale specializzato, dubito che per ora sia conveniente per uno studio strutturato, lo è sicuramente per quelle figure che popolano il web con lavorazioni al limite della truffa.
Viviamo un periodo delicato anche per la questione del buco generazionale che riguarda l'odontotecnica, non abbiamo ricambio e le nostre aziende stanno invecchiando, è un pericolo che stiamo sottovalutando. Una azienda vecchia non ha la spinta propulsiva data dall'entusiasmo e dalla propensione al rischio tipica della gioventù, ma qui entriamo in un discorso di assenza di governance politica del nostro settore e ci vorrebbe molto più tempo per parlarne.
Ti ringrazio per la possibilità di scambiare due parole con te, cosa sempre piacevole, e vorrei lasciarti con uno spunto di riflessione: come sarà lo studio dentistico del futuro? Per un' odontotecnico credo sia una domanda non da poco, magari ne parleremo a Bologna il 31 gennaio Congresso di Dental Educator.

A cura di: Lino Mezzetti, Dental Educator

 
 

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