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05 Marzo 2019

Convenzioni, il dott. Caprara porta il punto di vista del dentista convenzionato e del paziente


Nelle convenzioni esiste un importante triangolo, dentista-paziente-azienda, che spesso non vieneconsiderato in tutte le sue componenti. Solitamente si conosce il pensiero dell'azienda, i suoirisultati economici, ma poco viene dato a sapere del pensiero ed esperienza del dentista e delpaziente. 

In America già dalla metà degli anni '90 (1) l'A.D.A. (Associazione Americana Dentisti) valutò l'esperienza dei dentisti convenzionati. Il risultato non fu molto felice: il 77.6% dei dentisti erainsoddisfatto del rapporto con il provider e l'86,5% riteneva il compenso inadeguato. Anche nel 2000 quando l'Associazione dei Dentisti Convenzionati (AMCD) volle ripetere la ricerca l'80% dei dentisti riportava un'esperienza negativa. (2)Ma qui in Italia cosa succede? Qual'è il pensiero e il sentimento dei dentisti convenzionati e deiloro pazienti? 

Circa 2 anni fa, è stata da me commissionata un'indagine conoscitiva, per sapere quale fosse il pensiero di queste due importanti componenti (3). La ricerca ha riguardato 802 studi dentistici italiani e più di 1.000 pazienti. 

La prima considerazione è il fatto che il 29% dei dentisti attua una o più convenzioni. Questo significa che tale quota rappresenta una minoranza della nostra professione. Tuttavia esistono molte proposte o pressioni per creare dei fondi o network che coinvolgano tutta la professione. 

Come mai la minoranza decide su tutta la professione? 

Il fatturato medio dello studio che deriva da tali convenzioni è circa il 13%. Anche qui non si capisce come mai uno studio stravolga tutta la sua organizzazione, per una componente minoritaria delle sue entrate, che però crea non pochi problemi. Lo sconto richiesto è del 23,4%. Non poco se consideriamo che la redditività di uno studio dentistico si aggira sul 25%… Inoltre quasi il 60% dei dentisti è insoddisfatto della velocità dei pagamenti. Vengono infatti pagati a 90 giorni o più. La segreteria dei dentisti convenzionati deve lavorare di più. In media la parte burocratica per gestire tali pratiche occupa il 20,7% del tempo segretariale.

La cosa più brutta è che il 28,2% dei dentisti afferma che "le convenzioni interferiscono con la componente clinica del lavoro". Considerando lo sconto, il ritardo nei pagamenti, l'aumento del lavoro segretariale, la quota di redditività cala considerevolmente. In alcuni casi si tratta solo di girare soldi senza alcun guadagno (in alcuni casi una perdita).

Quando ci dicono che le convenzioni sono "un opportunità di lavoro" la risposta dovrebbe essere : "per chi?".
Forse è per questo che nell'ultimo articolo di Odontoiatria33 nei dati di Previmedical si notano che le nuove affiliazioni stanno diminuendo. Oppure è forse per questo che alcuni dentisti americani hanno denunciato un provider (Delta Dental) per mancanza di trasparenza, anche a causa degli aumenti di stipendio multimilionari del suo consiglio di amministrazione… 

E i pazienti cosa ne pensano.  

Dalla ricerca appare un quadro molto interessante.Innanzi tutto si nota che negli ultimi anni un 41,1% ha modificato le sue abitudini in ambito dicure odontoiatriche. Malgrado ciò solo il 12,2% di tali rispondenti (pari al 5% del totale dei pazienti) cambia dentista per uno più economico.Il 66,3% pone maggiore fiducia nello studio del professionista rispetto alla struttura convenzionata che riceve soltanto il 6.7% di consensi (il 27% si dimostra indifferente).

L'87,5% non vuole un Fondo Sanitario che lo vincoli ad un dentista convenzionato, ma preferiscela libera scelta. Solo il 12,5% non reputa importante la scelta del curante. La risposta che risulta essere la più importante della ricerca è la seguente: il 90,5% dei pazientipreferisce avere un rimborso e scegliersi il dentista piuttosto che andare da un convenzionato enon pagare nulla (9,5%).

Molto interessante anche il fatto che l'adesione ad un Fondo Sanitario non aumenta la frequenzadal dentista. Infatti il 75,9% afferma che non aumenterebbe la frequenza con una convenzione. I pazienti preferiscono la prevenzione alla terapia. Infatti sceglierebbero di gran lunga (58%) un fondo che preveda il rimborso di tutte le sedute di igiene ad uno che le mantenga in franchigia. In molte convenzioni è il dentista stesso che viene obbligato a fornire le sedute di igiene gratuitamente.

Non c'è che dire, la realtà, anche in questo caso, è molto diversa dall'idea che ci facciamoleggendo certi articoli.

Il dentista non è "contento", ma è "costretto" ad usare le convenzioni. Spesso non calcola bene tali aspetti, gli basta essere occupato. Se infatti calcolasse bene il ritornoeconomico potrebbe trovarsi di fronte a spiacevoli realtà. Alcuni lo sanno e cercano comportamenti "riparatori" che però sconfinano nella truffa a carico del paziente e dell'azienda che eroga il rimborso. Il problema è sempre lo stesso. Legarsi ad una azienda che ci fornisce i pazienti può rivelarsi neltempo un problema. Se infatti le regole cambiano ormai siamo troppo coinvolti per poterne uscire. 

Bisogna pensarci bene oppure bisognerebbe cambiare completamente il sistema facilitandol'erogazione di voucher odontoiatrici per il paziente.

Questo renderebbe felici tutte e tre le componenti: il paziente, perchè sceglierebbe il proprio dentista risparmiando; il dentista che potrebbe mantenere il proprio tariffario; l'azienda perchè difficilmente verrebbe penalizzata da azioni disoneste nei suoi confronti. Il tutto in una logica di rapporto aperto senza creare gruppi chiusi o network che nel tempo potrebbero modificare le carte in tavola a danno dei partecipanti. Tutti i dentisti sarebbero favorevoli ad una tale assistenza indiretta e si metterebbero a disposizione di un sistema che migliorerebbe la qualità di vita dei cittadini, risparmiando così sulla spesa sociale. 

Dott. Tiziano Caprara   

Per approfondire:

1) JADA 1998 Jan 107-110 DENTISTS' VIEWS ABOUT MANAGED CARE: SUMMARY OF ANATIONAL SURVEY

2) https://www.dentaleconomics.com/articles/print/volume-90/issue-10/features/from-boom-tobust.html

3) Quaeris 2016 : Convenzioni, il punto di vista degli odontoiatri

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