Per Daniele Benatti serve un salto culturale che possa “rimettere speranza in un segmento, quello odontotecnico, che rischia davvero l’estinzione”
Gentile direttore
leggo con molto piacere l’articolo che l’amico Rodolfo Timiani scrive su Odontoiatria33. Rodolfo non ha bisogno dei miei complimenti per il quesito che solleva, qualità esperienza e competenza non gli mancano e se la questione viene evidenziata da un “decano dell’odontotecnica” è opportuno dargli seguito, soprattutto nel contesto in cui vive oggi il settore Odontoiatrico e più specificamente quello Odontotecnico.
Siamo di fronte ad una questione che ancora una volta impone un salto culturale, questa volta forse doppio, per rimettere speranza in un segmento, quello odontotecnico che rischia a mio avviso davvero l’estinzione.
Rimango sconcertato quando ancora oggi leggo e sento teorie che ripropongono come tema centrale il profilo dell’odontotecnico. Questo modo di pensare, indistintamente che raccolga ancora consensi, continua a portarci fuori strada ignorando la realtà e sottovalutando in maniera grave il cambiamento in atto.
Trovo il “piccolo” mondo dell’odontotecnica un “oggetto” talvolta superato, privo di programmazione, assolutamente “vuoto” di concetti che oramai solo un cieco non può vedere. Se nel passato ci si è impegnati molto per elevare lo standard qualitativo dei dispositivi portando talvolta tanti elementi di eccellenza, non lo si è fatto parimenti della figura imprenditoriale e gestionale che doveva rappresentare altrettanta qualità. Si è lasciato tutto nelle mani di una battaglia, evidentemente persa in partenza (il profilo illusorio di recuperare competenze a noi non spettanti), tutto ciò che invece doveva rappresentare una crescita culturale su parametri diversi.
Già la 93/42 Cee apriva determinati spazi che se saputi cogliere con lungimiranza e qualità strategica , portava acqua al mulino del nostro ruolo. Ruolo che ancora oggi non abbiamo e ci illudiamo di possederlo quando parliamo in coppia ai congressi con il nostro cliente o amico medico. Non entro nel merito su questa parte perché ho massimo rispetto di chi riesce ancora a simulare, talvolta anche molto bene, questo “amore” che viaggia tra ipocrisia e realtà.
Credo che alla cultura dell’odontotecnico manchino oggi le basi fondanti per affrontare lo sviluppo e non è bastata la crisi degli anni scorsi per fare cambiare il modello di marcia che una categoria sufficientemente attenta doveva sapere cogliere.Invece no, si pensa al “superfluo” lasciando per strada ciò che a mio avviso conta, ovvero, la scuola (problema serio e grave), la mentalità organizzativa e imprenditoriale, il nanismo settoriale, la incapacità di leggere e tradurre il mercato e ancor più la scarsa competenza nell’affrontare gli investimenti che la tecnologia ed il mondo del 4.0 impone ad un’attività assolutamente impreparata e poco managerializzata per interpretare un futuro che si modifica quasi quotidianamente.
La tecnologia andrà avanti e non si fermerà, scrive Rodolfo …e non aspetta, aggiungo io.
Già questo “spauracchio” dovrebbe imporci una riflessione ponderata. Se la tecnologia ha modificato e cambiato i parametri del nostro lavoro è possibile affrontare lo sviluppo del futuro con una base culturale professionale dove la scuola in primis parla ancora nella maggior parte dei casi un linguaggio anni 80?
La scuola e l’istruzione, sono uno degli elementi fondanti di ogni popolo e chi rimane ancorato ad una qualità dell’insegnamento superata non potrà seguire lo sviluppo globale , piaccia o non piaccia, che il mercato presenta e impone. Occorre quindi una vera riprogrammazione del format scolastico ad indirizzo universitario e trovo assurdo insistere per rimanere ancorati ad un segmento sanitario dove per altro ci è stato spiegato in diversi modi che non ne possiamo far parte.
Proviamo una volta per tutte a virare davvero in una direzione più consona al ruolo dell’impresa e di quella figura che non solo professionalmente, ma anche imprenditorialmente possa dare le risposte ad un mercato che vedrà sempre più estensioni di strutture organizzate e sempre meno il singolo soggetto.
La stessa metamorfosi che con differenti forzature e anomali adattamenti sta attraversando la sfera del dentista, ricade anche sul mondo che lo circonda…basta guardare cosa e come è cambiato il ruolo della fornitura e della distribuzione. La nostra professionalità la possiamo sostenere in ogni momento ed in ogni ambiente, ma se non ci dotiamo di un ruolo formativo riconosciuto attraverso un percorso di studi universitari in materia ingegneristica o biotecnologica, rimarremo per sempre gli incompiuti e inadatti al mondo del lavoro in cui già ci troviamo. Un percorso che offra non solo basi tecnologiche e scientifiche, ma anche organizzative, manageriali, economiche e di comunicazione; occorre creare dei profili d’impresa che abbiano le competenze per servire il mercato di oggi e di domani. Fare impresa, parola poco apprezzata nel linguaggio odontotecnico e odontoiatrico in genere è una necessità è un’esigenza che deve rendere consapevole un intero settore. La tecnologia 3D non è adatta all’improvvisazione con la quale si effettuavano investimenti nel passato.
Quanti laboratori hanno acquistato tecnologia e strumentario “perché li dovevano avere”, ma magari utilizzati si e no al 10%?
Sono ancora i tempi per fare queste scelte scellerate?
La tecnologia dell’industria 4.0 parla un linguaggio che impone organizzazione e mentalità da pianificazione, business plan per affrontare un investimento e razionalità specifica (rapporto costo-beneficio) oltre ad una lettura profonda del mercato per completare la scelta più opportuna.Quali aziende odontotecniche possono fare questo?
Quale cultura c’è anche solo per confrontarci sul tema, quando ancora le disquisizioni maggiori tra colleghi sono ancorate ad un materiale più traslucente di un altro o di una caratterizzazione più artistica, ecc.
Certo, anche questo ha la sua grande importanza, ci mancherebbe, ma non può essere il viatico di ogni ragionamento se trascura tutta quella parte che permette oggi all’impresa di fare quel livello di produzione per rispondere ad un mercato dove, nonostante tutto, “i denti da fare non mancano”!Non ho quindi alcun dubbio che la strada da percorrere sul piano formativo non sia quella in ambito sanitario, ma altrove. Se non c’è da parte delle organizzazioni di categoria, che le vedo assolutamente “perse” di fronte a certi temi e talvolta quasi distaccate dai reali problemi del mercato, una vera consapevolezza per affrontare davvero il problema, credo che il prossimo decennio segnerà la “morte “ di un modello professionale che non ha saputo adeguarsi nei modi e nei tempi.
Se le aziende odontotecniche organizzate presenti sul territorio nazionale, oggi hanno serie difficoltà ad assumere figure al passo con le necessità produttive, credo sia ovvia la preoccupazione.
Le più attive sviluppano progetti di espansione e integrazione, si strutturano per dare nuove risposte al mercato e affrontare, non solo sul piano degli investimenti le nuove tecnologie, ma assimilarle con criteri più industriali. Affrontano con metodo una programmazione che nasce da un modello di ragionamento che non ha nulla a che vedere con chi rincorre situazioni illusorie e inadatte al vero ruolo dell’impresa. Solo così è possibile ottenere dall’hi-tech i reali vantaggi che il sistema può esprimere. Esiste ancora un forte gap per raggiungere le migliori performances dal digitale; questo è rappresentato in gran parte dal ritardo del nostro committente.
Fino a che il cerchio del digitale non è completato dallo status di partenza (scansione ottica intraorale) anche il flusso a seguire rimane “zoppo” di un elemento che riduce più di quanto si pensi la vera redditività oltre che la qualità, che un sistema tecnologico compiuto può portare…senza dimenticare che parleremo sempre di dispositivi individuali. Concludo sottolineando fortemente la mia convinzione, che condivido con altre aziende insieme alle quali abbiamo la presunzione di avere già superato brillantemente il primo grande processo culturale (l’aggregazione).
Procedere in maniera diretta a creare quel modello d’impresa che possa incidere diversamente, non solo sul mercato , ma anche su tematiche come la scuola ed il modello formativo dell’impresa odontotecnica con tutte le sue variabili. Tra queste l’adozione della tecnologia 3D come supporto alla produzione industriale-individuale in un circuito che committenza-fornitura tecnologica- dei materiali e produttore, siano integrati per dare risposte certe ad un sistema che nel nostro ambito non ha mai voluto insediarsi con basi serie di ragionamento.
Vogliamo fare in modo che l’odontotecnico non rimanga “un professionista illuso ed un imprenditore mancato”.
Daniele Benatti: Amministratore Delegato laboratorio odontotecnico D-Entity srl (Modena e Rimini)
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