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26 Novembre 2020

Commercialista in quarantena: le scadenze fiscali vanno comunque rispettate

Disappunto del dott. Mele su di una decisione dell’Agenzia delle Entrate che rischia di complicare la vita dei contribuenti in periodo di Covid e scadenze fiscali


Egregio Direttore, 

leggo con disappunto la notizia che circola in queste ore in merito al rifiuto della Agenzia delle Entrate di considerare legittima la sospensione od il differimento dei prossimi obblighi fiscali e tributari di un contribuente nel caso in cui lo studio del proprio commercialista sia chiuso perchè il titolare è ricoverato o sottoposto a quarantena per COVID.

A giudizio dell’Agenzia, la causa di forza maggiore potrebbe essere invocata nella sola ipotesi in cui l’adempimento non sia stato assolto per un impedimento riferibile al contribuente stesso, che rimane l’unico responsabile del mancato invio, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero.

Quindi, nel caso si verificasse tale malaugurata ipotesi, il contribuente dovrebbe provvedere in maniera autonoma. Il che, lo sappiamo tutti, è impossibile, stante l’attuale complessità del ruolo svolto dal commercialista per la maggior parte delle attività imprenditoriali e libero professionali.

Ruolo che, ricordo, gli è stato affidato sempre di più nel tempo proprio dallo Stato, con norme complesse, intempestive, talvolta addirittura inutili, e che noi da soli non saremmo in grado di rispettare. Talvolta nemmeno lui… 

Teniamo conto che la malattia o la quarantena si potrebbero verificare in ben pochi casi e che comunque sarebbero certificate da un documento ufficiale del SSN, quindi non soggetta a manipolazioni. Ma, certamente, potrebbe essere un grosso problema e fonte di preoccupazione per quei pochi a cui dovesse toccare. 

Le considerazioni che scaturiscono da tutto questo sono abbastanza intuitive: la P.A., che tanto si è premurata nei confronti dei suoi operatori tenendoli il più possibile in smartworking (il che ha peggiorato ulteriormente la sua cronica inefficienza), non ha alcuna intenzione di applicare identica sensibilità verso i nostri commercialisti, dai quali si pretende che siano sempre sani e funzionanti, perdipiù al servizio di due padroni: noi contribuenti, che li paghiamo per le loro prestazioni, e lo Stato che li fa lavorare gratis.

Tutto questo alla faccia del decantato spirito di leale collaborazione e di reciproco affidamento tra Agenzia delle Entrate e contribuente, spirito sul quale è incentrato il pomposo Statuto del Contribuente (ovviamente il più bello del mondo). In linea più generale non si può non osservare il sempre più ampio scollamento tra la P.A. ed il paese reale. Non sono mai stati molto felici i momenti in cui il potere si è totalmente estraniato dalla realtà quotidiana e tanti aneddoti ben rappresentano questa pericolosa deriva.

“Quando la gente non avea farina, lo re diceva: mangiate pollame.” (da ‘C'era una volta’, 1849, di Francesco Dall'Ongaro).

In compenso, con zelo degno di miglior causa, l’Agenzia delle Entrate si sta adoperando affinchè i liberi professionisti versino a breve il loro dovuto addirittura ogni mese. Il tutto, ovviamente, per semplificare. Ma questa è un’altra storia…

P.S.  ho appena telefonato al mio commercialista. E’ al lavoro e gode di ottima salute.  

Dottor Renato Mele: VicePresidente ANDI Toscana 

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