Per il dott. Miranda non si deve sempre porre l’attenzione sull’offerta di cure ma puntare a ridurre le cure puntando sulla salute
Prendendo spunto dall’articolo “L’odontoiatria pubblica è ancora necessaria e può essere sostenibile economicamente? ”, in gran parte condivisibile, devo però segnalare una criticità riguardo all’approccio che è tipicamente bocconiano alla sanità perché concentra tutta l’attenzione sull’offerta piuttosto che sulla domanda di prestazioni sanitarie. Approccio sulla domanda che si rende ancor più doveroso perché, come anche affermato nell’articolo, nell’ambito dell’odontoiatria pubblica “la sanità pubblica sembra quindi aver ritenuto tali costi eccessivi e non sostenibili”.Quanto affermato corrisponde al vero perché le carie e le parodontopatie sono malattie sociali che colpiscono la gran parte della popolazione e dunque necessitano di cure per una grande fetta della popolazione. E’ tuttavia da evidenziare che la fascia più colpita è rappresentata da quella con più bassa scolarità. Ne consegue che, come si leggerà in seguito, paradossalmente la spesa sanitaria pro capite odontoiatrica è inversamente proporzionale alla scolarità e dunque alle possibilità economiche dei cittadini. A Napoli si direbbe “cornuti e mazziati”!Incrementare la cultura della salute orale rappresenta il metodo più efficace per ridurre la necessità del dentista e dunque ridurre la spesa sanitaria individuale.
Le fasce sociali con più alta scolarità ne sono ben consapevoli, come emerge dalla letteratura scientifica e dalle indagini nazionali e internazionali. A titolo di esempio, in un’indagine eseguita nel 2013 dall’ISTAT si evidenziava che la pulizia dei denti di due o più volte al giorno veniva eseguita dall’86,9% dei laureati, dal 79,9% dei diplomati mentre solo il 61,7% da chi possedeva titolo di studio inferiore. Indagini del CENSIS del 2002 evidenziavano che la spesa pro capite dal dentista per i laureati era di € 532,5, per i diplomati di € 469,2 mentre la fascia meno scolarizzata spendeva il doppio, € 1.000,6!
A identiche conclusioni giungeva un’indagine nel 2017 dalla CAO di Udine in collaborazione con il comune di Martignacco (UD) .
Se, come credo, queste considerazioni sono condivisibili, per affrontare seriamente ed efficacemente la cronica emergenza odontoiatrica, non basta proporre soluzioni sull’offerta, ma occorre ripensare a come agire sulla domanda.
Argomentare sulla domanda di salute significa concentrarsi sul termine “salute” piuttosto che su quello di “cure”. La salute è un bene tutelato dalla Costituzione. Ne deriva che le Istituzioni hanno il dovere di promuovere e mantenere la salute. In ambito odontoiatrico ammalarsi non è quasi mai un destino, ma la conseguenza di errati comportamenti. Prima però di colpevolizzare gli individui si tratta di chiedersi, come Istituzione e come medici, se si è operato in maniera efficace per indurre a corretti comportamenti.
Personalmente credo che si possa fare molto di più. A livello istituzionale le iniziative sono a macchia di leopardo. A livello individuale l’approccio formativo/informativo distingue i “dentisti virtuosi” dai “dentivendoli”. Si tratta di attuare un approccio, quello riferito alla prevenzione primaria, ben presente nel pensiero di molti economisti per quanto riguarda le cause delle diseguaglianze e della povertà. Mentre per i neoliberisti i poveri sono loro stessi colpevoli della la loro condizione, per altri economisti, ben più illuminati, il problema è ascrivibile al concetto di “capabilities” (Amartya Sen, premio Nobel 1998 per l’economia), ossia creare opportunità per fornire capacità.
Creare opportunità per fornire capacità richiede un grosso impegno multidisciplinare: a titolo di esempio, non si tratta solo di travasare conoscenze ma soprattutto pensare a come farlo in maniera efficace. Ne consegue la necessità di utilizzare le conoscenze sociologiche, psicologiche, antropologiche, economiche, linguistiche e neuroscientifiche. Conoscenze che sono ben presenti in coloro che riescono a indurre ai consumi.
Un potente strumento atto a condizionare il comportamento delle persone è rappresentato dalla “spinta gentile”, concetto formulato dal premio Nobel 2017 per l’economia Richard Thaler. In tale ambito un curioso e divertente esempio di concretizzazione del concetto è quanto utilizzato nell’aeroporto di Schiphol ad Amsterdam per la riduzione delle spese nella pulizia dei bagni tramite l’urinal fly che influisce sui modi in cui i maschi urinano.
Premesso che le Istituzioni avrebbero il dovere di investire nella prevenzione primaria, alla quale è destinata solamente una parte residua dei suoi investimenti in sanità, anche gli Ordini dei medici dovrebbero impegnarsi in tale ambito perché sono organi sussidiari dello Stato che hanno lo scopo della tutela del diritto alla salute e hanno le capacità economiche di investire in un simile progetto.
In conclusione, se non si cambierà l’approccio alla tutela della salute della bocca ci troveremo sempre nella condizione di colui che svuota il bagno di casa allagato utilizzando i secchi senza pensare che sarebbe più opportuno chiudere il rubinetto dell’acqua che è rimasto aperto.
Dott. Nick Sandro Miranda
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