Considerazioni del dott. Mele che critica alcuni medici che hanno “pervicacemente cercato di spiegare quello che non sapeva e non spiegare quello che sapeva”
Egregio Direttore, in questi giorni siamo per natura portati a fare una analisi di quanto ci è accaduto nell’anno appena trascorso. E’ indubbio che le considerazioni di questa volta sono tutte incentrate sulla pandemia da COVID in corso, tanto in corso che non possiamo liquidarla all’interno del 2020. Non ne conosciamo i tempi ed i modi di risoluzione, e viviamo in uno stato di ansia e di preoccupazione, individuali e collettive, che alimentano le attuali tensioni sociali ed economiche.
In questa purtroppo storica circostanza la Medicina doveva assumere un ruolo fondamentale di guida, mettendo in pratica tutto quello che i nostri predecessori, e talvolta i nostri contemporanei, ci hanno lasciato in eredità, con il loro ingegno, la loro curiosità, la loro dedizione alla Scienza medica.
E’ vero che le attuali conoscenze potrebbero non completamente adattarsi a questa situazione, tuttavia è indubbio che le regole dell’eterno conflitto tra le specie viventi sulla terra non sono poi tanto cambiate e la Medicina le conosce bene.In questi lunghi mesi in cui abbiamo visto drammaticamente passare primavera, estate ed inverno, una importante parte della classe medica, ammaliata dalle sirene della notorietà, ha invece pervicacemente cercato di spiegare quello che non sapeva e non spiegare quello che sapeva, piegandosi o ad una narrazione volutamente catastrofica ed apocalittica, oppure ad una eccessiva banalizzazione degli eventi.
In entrambi i casi il risultato è stato quello di danneggiare la credibilità di tutta la categoria dei medici, custodi di una scienza, la Medicina, che esatta non sarà ma è pur sempre una Scienza. Oggi abbiamo cittadini frastornati, ansiosi, spaventati, che, in mancanza d’altro, cercano risposte dove mai le troveranno.
Proprio perchè il rapporto medico/paziente si sta sempre più bilanciando tra i due attori, ancor più oggi il prestigio del medico poggia sulla capacità di comunicare il proprio sapere in maniera equilibrata, rispettosa delle capacità di comprensione tecnica ma anche umana, di ogni singolo paziente e della collettività intera.Invece troppe voci discordanti, troppe liti, troppe offese tra colleghi, tutto per prostrarsi al totem della comunicazione ed alle proprie vanità, senza alcun rispetto del Codice Deontologico, che sarebbe per noi un po’ come la Costituzione.
In effetti, però, anche la Costituzione non gode di buona salute...
Dottor Renato Mele: Vicepresidente ANDI Toscana
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