Solo uno sgravio di lavoro per la pubblica amministrazione ma perché a farlo al posto loro sono stati i professionisti ed imprese, fa notare il dott. Mele che argomenta
Egregio Direttore, in un mio precedente intervento su Odontoiatria33 affermavo che i liberi professionisti italiani sono vittime di un gigantesco esperimento burocratico con “bulimia di mezzi ed anoressia di risultati” della nostra Pubblica Amministrazione che, con la scusa della semplificazione, ci costringe ad impegni sempre più gravosi i cui decantati risultati collettivi sono costantemente fallimentari. Negli ultimi anni i casi di questo tipo sono stati numerosi, ma quanto recentemente pubblicato sulla stampa (ItaliaOggi, 9 febbraio 2021) è veramente paradigmatico.
Antefatto: con squilli di trombe e rulli di tamburi è partito nel 2014 il 730 precompilato, con l’intento di far arrivare nelle case di 20 milioni di italiani, tra lavoratori dipendenti e pensionati, la loro annuale dichiarazione dei redditi, pronta per essere firmata e riconsegnata. Intento dichiarato: semplificare la vita ai contribuenti. Intento non dichiarato: far risparmiare allo Stato una decina di euro rimborsati ai Caf per ogni dichiarazione compilata ai cittadini che ne facevano richiesta. Peccato che il risparmio atteso veniva scaricato come spesa su tutte quella attività di ogni genere che dovevano inviare i necessari dati all’Agenzia delle Entrate, il cui unico e non certo faticoso compito era quello di raccoglierli e farli organizzare dal computer.
Ovviamente, seppure brontolando, ci siamo adeguati. Dopotutto, come affermò in un celebre discorso J.F. Kennedy, “Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”. E noi lo abbiamo fatto.
Ma se, a sette anni dalla introduzione di questo miracoloso strumento “semplificativo”, si scopre che funziona molto meno di quanto auspicato ed annunciato, dobbiamo rivalutare il nostro impegno e forse iniziare ad incavolarci.
I dati: dalla periferia dell’Impero sono arrivati nel 2019 all’Agenzia delle Entrate 204 milioni di dati da parte di oltre 4,3 milioni di imprese ed altre attività, senza tenere conto del comparto sanitario tenuto alla trasmissione delle spese mediche attraverso il portale tessera sanitaria.
I 730 presentati sono stati 21 milioni e di questi 3,9 milioni sono precompilati. Solo però il 20% di questi ultimi non ha subito modifiche. In sostanza, su 21 milioni di 730 soltanto 780 mila (un misero 4%) hanno funzionato. E pensare che un 730 non modificato non è soggetto a controlli, quindi appetibile.
Questo vuol dire che quasi tutti i contribuenti sono stati costretti a modificarlo per non rinunciare a scaricare spese importanti che non vi erano comprese.
Appare del tutto evidente la sproporzione tra carico di adempimenti e di costi addossato ad alcune categorie lavorative e risultati ottenuti. Se gli stessi risultati li avesse presentati all’Agenzia delle Entrate un libero professionista sarebbe stato immediatamente sottoposto ad accertamento, in virtù di una attività dichiaratamente non remunerativa e quindi sospetta.
Ma lo Stato tutto può, financo dilatare oltre ogni limite ed oltre ogni utile la sua pervasività attraverso la burocrazia, diventata ormai da tempo fine a se stessa. Questo non è certo un problema recente, né solo italiano. Nel 1958 Lord Northcote Parkinson, con il tipico umorismo britannico, fece notare che anche nel momento del declino del sistema coloniale la burocrazia aveva continuato costantemente ad aumentare. In linea generale osservò che, in una qualsiasi organizzazione burocratica, il tasso di crescita degli impiegati si attesta su un 5-7% annuo, indipendentemente da qualsiasi variazione del lavoro da svolgere. Si trattava, a suo giudizio, di elementi intrinseci al modello burocratico, che tende ad espandersi per perpetuare ed aumentare il proprio potere, diluendo nel contempo le responsabilità individuali. Come dargli torto?
Il suo limite potevano essere solo le frontiere tra Stati, ognuno con le sue regole, ma anche tale limite sta per essere scavalcato.
In questi giorni in Germania, con il tipico pragmatismo teutonico, si stanno interrogando sulla Euroburocrazia e sulla sua volontà di condizionare pesantemente la vita amministrativa di un paese già di per sé piuttosto organizzato. Da noi, con la furbizia tipicamente italica, ai ben pagati burocrati propriamente detti hanno affiancato una folta schiera di lavoratori a costo zero, cioè noi. In più, con ipocrisia altrettanto italica, ce la menano col fatto che il tutto serve per “semplificare”.
Dottor Renato Mele: VicePresidente ANDI Toscana
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