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29 Aprile 2021

All’Italia basterà un fuoriclasse o serve anche il “sesto uomo”?

Se lo chiede Renato Mele all’indomani dell’approvazione del Pnrr che potrà risollevare l’Italia solo se, e dopo, che verranno scritte ed approvate le leggi e riforme  


Egr. Direttore, alla fine degli anni ’80 la squadra professionistica americana di basket dei Chicago Bulls aveva nel suo quintetto Michael Jordan, uno dei più grandi cestisti della storia, ma, nonostante questo, non riusciva a conquistare il titolo NBA. Il Proprietario dei Bulls convocò Jordan e gli fece presente che quasi tutte le disponibilità economiche della Società erano destinate al suo ingaggio, lasciando così solo le briciole per i suoi compagni. Gli propose di rinunciare ad una parte dei suoi guadagni, permettendo così ai Bulls di ingaggiare giocatori migliori e più adatti a sostenerlo. Jordan accettò e da quel momento i Bulls diventarono una squadra vera e cominciarono a vincere titoli, grazie a Jordan, ma anche grazie ai suoi compagni. 

Oggi il nostro paese, se fosse una squadra di basket, potrebbe dire di avere uno dei più forti giocatori al mondo: Mario Draghi. Ma gli altri che giocano con lui? Sono all’altezza di aiutarlo? E non parlo del gruppo dei ministri: vecchie glorie con alterne fortune, giovani promesse che devono ancora dimostrare il loro valore tra i “professionisti”, ed infine Speranza, che non ha ancora fatto un canestro ma che continua a giocare nel quintetto base, probabilmente solo perchè parente di un grosso sponsor della squadra.

Rimanendo al paragone cestistico, tutti gli appassionati di basket sanno che il giocatore f-o-n-d-a-m-e-n-t-a-l-e è il “sesto uomo”, quello che entra in qualsiasi momento della partita, anche nel più cruciale, per sostituire un compagno del quintetto base. Deve saper fare tutto, lo deve fare bene ed in fretta.  Forse il più famoso della storia NBA è stato Danny Ainge dei Celtics, senza il quale Larry Bird avrebbe fatto sì tanti canestri ma avrebbe vinto tante meno partite. 

Nel caso italiano il sesto uomo è rappresentato da quella folta schiera di burocrati situati a tutti i livelli della P.A., locali, regionali e nazionali, che entrano in campo per elaborare dati, suggerire soluzioni tecniche e trasformare in atti quello che viene deciso. Sono loro il nostro “sesto uomo” e già in questo anno passato hanno dimostrato la loro inefficienza, la loro incapacità e lo scarso attaccamento alla squadra, sedendosi in panchina (lo smartworking) senza dare alcun contributo, anzi, alle necessità dei cittadini: Uffici chiusi o irraggiungibili, norme mutevoli, confuse e contraddittorie. 

In questo anno passato la burocrazia italica ha dato il peggio di sé.  

Possiamo veramente immaginare che solo l’arrivo dei soldi europei possa trasformare questi pessimi gregari in leali ed efficienti collaboratori del nostro campione?  

Se solo il Recovery Plan riuscisse a liberarci dell’abbraccio mortale di questa burocrazia avremmo vinto la migliore partita della storia. Dopotutto l’economista e politico di sinistra Pietro Ichino tempo fa disse che l’economia italiana avrebbe attirato capitali solo quando lo Statuto dei lavoratori italiano fosse stato traducibile in inglese.

Ancora non ne esiste una traduzione…Sarà la volta buona? 

Dottor Renato Mele

 
 

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