Per il presidente Pracella i ristori per medici ed odontoiatri liberi professionisti contagiati sono irrisori, però i fondi ci sarebbero
Gentile Direttore, grande è stata la mia soddisfazione per l’approvazione del provvedimento che riconosce un contributo ai Colleghi contagiati ed affetti da infezione da covid-19. Ancor più grande, ahimè, è stata la delusione quando dalla lettura della delibera ENPAM ho scoperto che ai Colleghi non ricoverati spetta un misero contributo di 600 euro. Capisco la scarsa conoscenza delle dinamiche libero-professionali dei Colleghi del CdA Convenzionati e Dipendenti, ma i Rappresentanti della Libera Professione e degli Odontoiatri come hanno potuto accettare una tale inappropriata erogazione a favore di Professionisti contagiati costretti all’obbligatorio isolamento domiciliare, ovvero trattati a domicilio, che non hanno esercitato perlomeno per un periodo non inferiore a due settimane.
Mi vengono in mente le allegorie che vedono i Liberi Professionisti, ed in generale i lavoratori autonomi, come coloro che producono reddito solo se la mattina alzano la serranda o mettono la chiave nella serratura della porta della sede della loro attività.Quindi, per ENPAM un Libero Professionista che non può esercitare per due settimane dovrebbe sentirsi ristorato da un contributo di 40 euro al giorno?
A fronte di quanto sopra accade che, al lordo della mancata occasione di permettere il pagamento dilazionato dei contributi di quota B sui redditi 2019 senza interessi fino a 30 rate mensili, che Fondazione ENPAM, nell’anno della pandemia, presenti e approvi un consuntivo 2020 con oltre un miliardo e duecento milioni di euro di attivo, con risultati superiori a quanto previsto dal bilancio tecnico attuariale a presidio di un assurdo ed ingiustificato equilibrio economico-finanziario a cinquant’anni.
Quindi, anche nell’anno 2020 flagellato dagli effetti disastrosi dell’infezione da covid-19 il nostro Ente di previdenza e assistenza registra una performance di bilancio che è andata oltre ogni più rosea aspettativa.
Qualcuno attende un plauso o riflette sul fatto che si è fatto troppo poco per i Colleghi contribuenti di ENPAM, e segnatamente per i Sanitari Liberi Professionisti particolarmente esposti a tali eventi drammatici anche sotto il profilo economico.
Intanto, coloro che versano nella gestione quota B della Libera Professione sarebbero curiosi di sapere se il patrimonio di questa gestione ha superato quello di tutte le altre gestioni, notizia non presente nell’ultimo documento di bilancio.
Qualcun’altro dirà che siamo in attesa della gobba pensionistica, secondo il mio modesto parere ci siamo già entrati facendo fronte alla ingente spesa pensionistica senza intaccare un patrimonio che, ormai a valore di mercato, ha una consistenza di oltre venticinque miliardi di euro.
Una riflessione, perché soffrire di questa esagerata attenzione rischiando di veder soccombere i nostri Colleghi di mancanza di miglior sostegno o di esagerato e puntuale gettito contributivo in momenti economici disastrosi come quello che stiamo vivendo?
Altri risponderebbero che per conservare l’autonomia del nostro Ente (quale autonomia?) dobbiamo rispettare le regole imposte dalla legge che vedono nei Ministeri vigilanti, ahimè e non solo, i severi e fattivi controllori di ogni vicenda amministrativa di Fondazione!!! Forse!!! Quali regole? Quelle della privatizzazione del 1994 con la formula 5-15-3, ovvero una riserva di patrimonio di almeno cinque annualità delle pensioni pagate nel 1994, quindici anni di equilibrio finanziario riferito al saldo complessivo che contempla giustamente anche il patrimonio, un bilancio tecnico-attuariale ogni tre anni per monitorare l’andamento dei conti al fine di, eventualmente, operare appropriati correttivi?
No, nel 2011 sono arrivate quelle del decreto “salva Italia” con l’obbligo di dimostrare un equilibrio economico-finanziario a cinquant’anni con il solo saldo previdenziale, in una prima stesura, e con il solo saldo corrente senza contemplare il patrimonio nella stesura definitiva.
Risultato, una manovra previdenziale, da opportunamente rivedere al più presto, lacrime e sangue per i Colleghi contribuenti di ENPAM e di tutte le Casse previdenziali “privatizzate” dei professionisti Italiani.
Ci siamo chiesti stupiti, la solita goffa e assurda raccolta di regole fortemente penalizzanti, come dichiarato dallo stesso Consiglio Nazionale degli attuari, o cosa?
Uno stress-test momentaneo e provvisorio (non c’è niente di più definitivo del provvisorio) da ENPAM superato a pieni voti con il forte e coraggioso programma impositivo contributivo a carico dei Medici e degli Odontoiatri Italiani?
La chiave per avere una risposta è il patrimonio di Fondazione ENPAM e degli altri Enti previdenziali privatizzati, fatto di contributi stratificati nel tempo a garanzia del pagamento delle pensioni con un occhio attento alle generazioni subentranti.
Non è casuale che Monti e la Fornero, all’epoca rispettivamente Presidente del Consiglio e Ministro del Lavoro, abbiano voluto tenere questo patrimonio al di fuori della spesa pensionistica corrente anche nel momento più alto della gobba, che, intanto, è stata sicuramente contributiva. Una risposta potrebbe essere che tale ingente patrimonio destinato a crescere a dismisura è parte integrante del bilancio consolidato di questo malandato, ahimè, Stato Italiano.
Un’altra è che un patrimonio investito con grande professionalità produce reddito famelicamente tassato con ogni modo e misura.
Pertanto, ritengo che tale stato di cose non è più tollerabile e mi auguro che i Colleghi, e segnatamente quelli che vivono di Libera Professione, vogliano far sentire forte la loro voce per cambiare il destino della loro cassaforte previdenziale.
Dott. Pasquale Pracella: presidente CAO Foggia; già Consigliere di amministrazione ENPAM
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