Dubbi di ANDI Piemonte sul progetto Orthodigital che si propone di effettuare una prima visita a distanza, impronte comprese, in farmacia, nelle case salute e negli studi dei pediatri
Egregio Direttore, apprendiamo da un articolo pubblicato sul Vostro giornale in data 20/12/2022 dell'esistenza di un progetto per la diagnosi ortodontica a distanza, che dovrebbe prender vita grazie alla collaborazione tra la comunità montana della Val d’Ossola e la ASL territorialmente competente.
Questo progetto, per come appare nell’articolo, contiene sicuramente elementi interessanti che si inseriscono nelle applicazioni della telemedicina con contenuti fortemente innovativi. Potrebbe favorire l'individuazione precoce di patologie importanti nell'età evolutiva quali le malocclusioni, contemporaneamente permettendo anche a chi risiede in zone più periferiche di accedere a un servizio non sempre facilmente raggiungibile.
Tuttavia, in qualità di rappresentanti della maggior parte degli odontoiatri piemontesi non possiamo che rilevare che tale progetto, per come appare, non possa essere messo in atto senza incorrere in importanti violazioni di legge o rischi per la salute dei pazienti.Infatti, la tecnica descritta, che prevede l’acquisizione digitale delle impronte delle arcate dentali, richiede comunque che, per essere eseguita, l'operatore sia regolarmente iscritto all'Albo degli Odontoiatri. Pertanto non può in nessun modo essere affidata a personale non abilitato all’esercizio della professione odontoiatrica, quali infermieri, farmacisti o pediatri, che, pur se adeguatamente formati, non possono disporre delle competenze specifiche di un medico odontoiatra e soprattutto non ne possiedono i titoli.
Non dobbiamo dimenticare che la visita odontoiatrica a fini ortodontici non si limita alla semplice rilevazione delle impronte, che nel caso specifico, tra l'altro, saranno ricostruzioni virtuali della bocca del paziente, con tutte le distorsioni legate alla insufficiente confidenza dell'operatore con il mezzo utilizzato. Altrettanto, se non più importanti, sono, oltre alle valutazioni strettamente odontoiatriche, anche le altre considerazioni mediche, quali quelle fonetiche, muscolari, posturali, auxologiche, che solo un occhio esperto e competente può valutare esaminando la salute della bocca nel suo complesso. Una ricostruzione computerizzata, per quanto accurata, può solo dare riscontri sui rapporti spaziali delle arcate dentarie e deve sempre essere successiva ad un percorso diagnostico che ne giustifichi l’esecuzione, stravolgendo quindi il concetto di atto medico. Anche la tutela della riservatezza dei dati sanitari del paziente appare, nel tipo di collaborazione progettato, piuttosto problematica. Infine, la tecnica richiede l'utilizzo di attrezzature che per loro natura non possono essere monouso, ma devono essere sterilizzate in autoclave
tra un utilizzo ed il successivo ed usate in un ambiente idoneo, che difficilmente può essere rappresentato dalle sedi designate nell’articolo.
Per queste ragioni, pur comprendendo l'entusiasmo degli ideatori, crediamo che il progetto in questa formulazione non possa rispondere ai pur condivisibili obiettivi, ma, nell’ottica primaria della tutela del paziente e per esprimere nel contempo tutte le proprie potenzialità, debba essere ripensato e ridisegnato profondamente.
Come Associazione, condividendone lo spirito, siamo disposti a offrire la nostra collaborazione per migliorarlo e renderlo attuabile con l’obiettivo di contribuire realmente ai bisogni della popolazione infantile, senza trascurarne la sicurezza.
Dott. Virginio Bobba presidente ANDI Dipartimento Regionale Piemonte
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