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08 Luglio 2026

La ''questione'' odontotecnica

Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Vito Lombardi cita Giuseppe Tomasi di Lampedusa per la sua riflessione sulle recenti e storiche questioni legate alla professione di odontotecnico


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Quando un detto racchiude un pensiero significativo adattabile a molteplici argomenti, ma soprattutto rispecchia la volontà di non volersi adeguare non soltanto alla realtà, ma soprattutto alle necessità oggettive, allora mi sovviene il dubbio che qualcosa non torna. Nello specifico mi riferisco al Ddl che vorrebbe ridisegnare le attività ricomprese nelle Arti Ausiliarie delle Professioni Sanitarie, o meglio rivedere in alcuni punti ma non nella sostanza.

Disconoscere il fatto che l’odontotecnica sia complementare alla professione clinica dell’odontoiatra alla luce dei fatti, mi risulta alquanto improbabile.

Un’attività che nel tempo si è trasformata in una professione e non soltanto per il fatto che le innovazioni tecnologie e gli avanzamenti sia nel campo delle conoscenze che in quello scientifico abbisognano e necessitano di un avanzamento formativo scolastico e conseguentemente nell’ampliamento delle conoscenze inerenti: materiali, attrezzature tecnologicamente molto avanzate, lavorazioni soprattutto nel mondo del digitale e della Intelligenza Artificiale.

Tutto questo, perché la “professione” odontotecnica deve sempre di più interfacciarsi e collaborare con quella odontoiatrica. Detto questo, sono del parere che non bisogna fare degli stravolgimenti particolari per adattarsi alla situazione; i nostri illustri precedenti legislatori, hanno ben inquadrato il problema, così che ancora oggi è perfettamente attuale. Mi riferisco alle Leggi del 23 Giugno del 1927 n° 1264, al R.D. del 31 Maggio 1928 n° 1334 , al R.D. del 27 Luglio 1934 n° 1265 T.U. delle Leggi Sanitarie con particolare riferimento all’art. 99. Come ben si evince, tutto porta a considerare l’odontotecnica come parte tecnica sanitaria.

Come si può disconoscere che questa attività, che ha come finalità unica di fabbricare Dispositivi Medici su Misura in ambito odontoiatrico su prescrizione medica, possa essere considerata fuori dal campo sanitario.

Quindi sono sempre più convinto che nella riformulazione della nuova regolamentazione l’Area Tecnico-Sanitaria sia la giusta collocazione del moderno odontotecnico. Il percorso di studio deve essere ampliato a quello universitario in una facoltà tecnico scientifica quale ad esempio un Corso di Laurea in Odontotecnica presso il Dipartimento di Ingegneria Biomedica.

Alla fine non mi sembra di fare delle considerazioni tanto lontane dalle esigenze reali, volendo poi precisare, anche una recente sentenza del Consiglio di Stato, prevede questa possibilità. Se per caso si voglia ancora parlare di sovrapposizione dei ruoli, allora non ci sono da fare dei distinguo in quanto le leggi e i regolamenti sono chiarissimi, ma dobbiamo entrare nel rapporto medico e tecnico dove ancora la convenienza del prestanomismo e le necessità dello studio portano ad una confusione di ruoli non soltanto con l’odontotecnico ma anche con figure diverse. Però non è la polemica che serve in questo momento, ma la coesione e la concertazione tra le professioni che a diverso titolo operano nello stesso settore.

Siamo ancora in tempo per definire il tutto? Speriamo.

Vito D. Lombardi, odontotecnico "senior"

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