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07 Luglio 2026

Il paziente al centro, non le corporazioni

Il Segretario Generale del CIOd chiede provocatoriamente:  perché fa paura il riconoscimento degli odontotecnici?


ciod

Le recenti dichiarazioni della Commissione Nazionale Albo Odontoiatri, secondo cui il riconoscimento dell'odontotecnico quale professione sanitaria potrebbe rappresentare un "rischio per i cittadini", impongono una riflessione che vada oltre la polemica e riporti il dibattito su un terreno oggettivo: quello dell'evoluzione della sanità italiana e della tutela del paziente.La domanda da porsi è semplice.

Perché la collaborazione tra professioni tecniche e professioni cliniche rappresenta un valore consolidato in tutto il Servizio Sanitario Nazionale, mentre dovrebbe diventare improvvisamente un pericolo soltanto nel settore odontoiatrico?

Negli ultimi trent'anni il sistema sanitario italiano è profondamente cambiato. Il legislatore ha progressivamente superato il concetto di "professione ausiliaria", riconoscendo autonomia, responsabilità e dignità alle professioni sanitarie tecniche attraverso la Legge 42/1999 e la Legge 251/2000.

Oggi il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica lavora quotidianamente accanto al medico radiologo.

Il Tecnico Ortopedico collabora con l'ortopedico nella progettazione e realizzazione di protesi e ausili personalizzati.

Il Tecnico Audiometrista e il Tecnico Audioprotesista operano insieme allo specialista otorinolaringoiatra nel percorso diagnostico e riabilitativo del paziente.

Il Tecnico di Laboratorio Biomedico contribuisce alla diagnosi attraverso attività altamente specialistiche.

Il Tecnico di Neurofisiopatologia affianca il neurologo nella diagnostica più complessa.Nessuna di queste collaborazioni ha mai creato confusione di ruoli.

Nessuno ha mai messo in discussione le competenze del medico. Al contrario hanno migliorato l'organizzazione sanitaria, aumentato la qualità delle prestazioni e garantito una maggiore sicurezza per i cittadini. La sanità moderna non vive di compartimenti stagni. Vive di competenze che dialogano tra loro. Ogni professionista mette a disposizione il proprio patrimonio tecnico e scientifico affinché il paziente riceva la migliore prestazione possibile.

Lo stesso avviene ogni giorno in odontoiatria. L'odontoiatra formula la diagnosi, definisce il piano terapeutico, esegue gli atti clinici e prescrive il dispositivo medico dentale su misura. L'odontotecnico progetta e realizza il dispositivo medico dentale su misura, assumendosi precise responsabilità sulla progettazione, sulla scelta dei materiali, sulla conformità normativa, sulla sicurezza, sulla tracciabilità e sulla qualità del dispositivo, come previsto dal Regolamento (UE) 2017/745.

  • Due professionalità differenti.
  • Due responsabilità differenti.
  • Un unico obiettivo.

Il benessere del paziente

Ogni corona, ogni ponte, ogni protesi mobile, ogni riabilitazione implantare rappresenta il risultato dell'integrazione tra competenze cliniche e competenze tecnico-scientifiche.Non esiste una professione più importante dell'altra. Esistono professionalità diverse che, lavorando insieme, restituiscono funzione, salute, estetica e qualità della vita. Ed è proprio il paziente il primo beneficiario di questa collaborazione.

Per questo motivo appare difficile comprendere come il riconoscimento dell'odontotecnico quale professione tecnica sanitaria possa essere presentato come un rischio.

  • Il riconoscimento non attribuirebbe agli odontotecnici competenze cliniche.
  • Non modificherebbe le prerogative dell'odontoiatra.
  • Non altererebbe gli equilibri professionali.

Riconoscerebbe semplicemente una realtà già esistente: quella di una professione altamente specializzata che il legislatore europeo identifica come fabbricante dei dispositivi medici dentali su misura e alla quale affida responsabilità dirette sulla sicurezza del dispositivo destinato al paziente.

Una responsabilità che incide concretamente sulla salute pubblica.

Se il legislatore europeo affida all'odontotecnico la responsabilità della progettazione e della fabbricazione di un dispositivo medico destinato al corpo umano, risulta difficile sostenere che il riconoscimento di tale professione possa rappresentare un rischio per il cittadino. Semmai è vero il contrario: il riconoscimento renderebbe ancora più chiari ruoli, responsabilità e percorsi formativi, rafforzando le garanzie offerte ai pazienti.

A questo punto, una riflessione diventa inevitabile. Provate a immaginare, per un momento, cosa accadrebbe ai pazienti se, da domani mattina, tutti gli odontotecnici interrompessero contemporaneamente la propria attività.

Quanti interventi implantari potrebbero essere conclusi?

Quante protesi potrebbero essere consegnate?

Quanti pazienti potrebbero completare il proprio percorso riabilitativo?

La risposta è evidente. L'intero sistema odontoiatrico subirebbe un arresto quasi immediato. Non perché gli odontotecnici sostituiscano gli odontoiatri, ma perché rappresentano una componente indispensabile del percorso terapeutico. Questa non è una rivendicazione di categoria è la dimostrazione concreta che la qualità dell'assistenza nasce dalla collaborazione tra professionisti, ciascuno nel rispetto delle proprie competenze e delle proprie responsabilità.

La storia della sanità italiana dimostra che il riconoscimento delle professioni tecniche non ha mai indebolito le professioni cliniche.

  • Le ha rafforzate.
  • Ha reso più efficiente il sistema.
  • Ha migliorato la qualità delle prestazioni.
  • Ha aumentato la sicurezza dei cittadini.

L'odontotecnico non chiede privilegi. Chiede che venga riconosciuto un ruolo che già oggi svolge con competenza, responsabilità e nel pieno rispetto della normativa europea. Perché il vero interesse da difendere non è quello di una categoria. È quello del paziente.

Ed è proprio guardando al paziente che dovremmo avere il coraggio di superare visioni ormai appartenenti al passato e costruire una sanità fondata sulla collaborazione, sull'integrazione delle competenze e sul reciproco rispetto tra professioni. Chi difende il futuro della sanità non teme il riconoscimento delle competenze. Lo sostiene, lo promuove e lo valorizza, perché sa che ogni professione pienamente riconosciuta rende più forte il sistema sanitario e offre al paziente maggiori garanzie di sicurezza, qualità e tutela. 

Tonino SestiliSegretario Generale CIOd – Collegio Italiano Odontotecnici 

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