Con la sentenza numero 23208/15 la Corte di Cassazione ha ritenuto responsabile un odontoiatria di Torino condannato a risarcire una paziente per una non corretta istallazione di una protesi mobile.
Come spesso capita nel raccontare le sentenze meglio ricordare che queste sono specifiche per il fatto preso in esame (e di cui spesso non si riesce a ricostruire con precisione i dettagli) ma consentono di avere indicazioni su come viene interpretata la Legge in tema di contenzioso medico.
La vicenda comincia 14 anni fa quando una paziente si rivolge ad un dentista di Torino per una riabilitazione protesica di una edentulia che il professionista risolve con una protesi mobile mista superiore ed inferiore (la sentenza non specifica il tipo di protesi eseguita). Paziente che non sembra aver gradito e subito dopo l'applicazione del dispositivo protesico da parte dell'odontoiatra, abbandona lo studio e si rivolge ad un altro professionista. Problemi di articolazione c è sembrato di capire leggendo la sentenza. In realtà nella sentenza non si parla di problematiche riferite alle cure ma problemi inerenti al dispositivo protesico "mal eseguito".
Problemi o insoddisfazione che portano la paziente, nel 2003, a rivolgersi al giudice per chiedere i danni (34mila euro) al precedente professionista lamentando di non riuscire a masticare ed avere problemi articolari.
Nel 2007 il Tribunale di Torino nega il risarcimento accogliendo la tesi del dentista che riteneva che i danni lamentati dalla paziente dipendevano dalla situazione clinica pregressa e che i problemi articolari si sarebbero potuti risolvere se la paziente fosse tornata per i controlli. Tesi in parte confermata dal Ctu del tribunale che seppure ammettendo la non corretta esecuzione della terapia praticata, non vi fosse stata prova del nesso causale tra l'intervento eseguito dal professionista e i disturbi lamentati dalla paziente.
Contro questa sentenza ricorreva la paziente che otteneva, nel 2011, dalla Corte di Appello di Torino che ritenendo fondato, in parte, l'appello condannava il dentista a riconoscerle un risarcimento per i danni subiti di17mila euro.
Contro questa sentenza ricorre il dentista in Cassazione che si vede respingere il ricorso.
Per la Cassazione il dentista è colpevole della non corretta applicazione della protesi anche perché non è stato in grado di dimostrare l'incolpevole insuccesso dell'intervento e neppure la diligente esecuzione della propria obbligazione di mezzi. In merito alla interruzione volontaria da parte della paziente della cura, gli ermellini hanno ritenuto la questione irrilevante. Secondo quanto riportato nella sentenza "le successive operazioni di sistemazione o riposizionamento richiamate anche dal Ctu, non si prestano ad essere intese come funzionali alla rimozione di errori nell'esecuzione non tecnicamente corretta dell'opera professionale, ma presuppongono, comunque, una prestazione diligentemente eseguita e tecnicamente rispondente alle leggi dell'arte medica".
I giudici aggiungono, riferendosi a quanto giudicato dal Ctu, che "la prestazione, non implicante problemi di particolare difficoltà, non era stata eseguita in modo tecnicamente corretto, pur in presenza del ruolo concasuale della preesistente struttura mandibolare".
Norberto Maccagno
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