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16 Aprile 2009

Otturazioni: la loro durata vista... con gli occhi dell'odontoiatra

di Debora Bellinzani


Per sapere quale tipo di otturazione sia meglio realizzare uno degli elementi più significativi da conoscere è la reale capacità di durata nel tempo. Ma proprio questa caratteristica non è facile da stabilire, perché dipende da molti fattori: l’ampiezza della cavità, la posizione nell’arco dentale, il tipo di materiale per otturazione utilizzato, l’età del paziente e, addirittura, l’età dell’odontoiatra in quanto anche da questo dipendono le sue capacità.
Nonostante questa difficoltà, dall’insieme degli studi recenti emergono dati di durata media, che si possono riassumere in una durata variabile da 6 a 20 anni per le otturazioni in amalgama, e da 5 a 10 anni per quelle in materiali compositi. Questa è comunque solo una stima che comprende periodi abbastanza ampi: per capire quali siano le convinzioni che gli odontoiatri hanno riguardo alla longevità delle otturazioni e quanto invece esse durino secondo la raccolta di dati più ampia a disposizione, il Giornale dell’Odontoiatra ha riunito i risultati di due studi recenti che ciascun lettore potrà mettere a confronto tra loro e, soprattutto, con le proprie radicate convinzioni sulla durata delle otturazioni.

“Quanto durano secondo voi le otturazioni  prima che sia necessario un reintervento?” Questa domanda, finora quasi mai utilizzata negli studi scientifici riguardanti gli odontoiatri, è stata rivolta a 328 professionisti finlandesi che, grazie alle loro risposte, si sono meritati da parte degli autori dello studio la definizione di “ottimisti”. Se il campione infatti può essere ritenuto rappresentativo della categoria, bisogna concludere che gli odontoiatri mediamente ritengono che le otturazioni di qualsiasi tipo durino più a lungo di quanto avviene nella realtà. Lo studio, pubblicato sul numero di febbraio della rivista Acta Odontologica Scandinavica, ha interrogato più di 300 odontoiatri attivi in centri di cura pubblici o in studi privati e membri dell’Associazione nazionale di categoria. “Secondo i professionisti le otturazioni eseguite su denti posteriori in materiali compositi durano in generale 9 anni, mentre quelle in amalgama ‘sopravvivono’ intatte in media 18,7 anni” descrive Ulla Palotie, ricercatrice presso il dipartimento di cure odontoiatriche del City of Helsinki Health Centre, in Finlandia.
“Queste medie sono decisamente più alte delle stime esistenti, soprattutto se pensiamo  he diversi soggetti hanno risposto che le otturazioni in amalgama durano generalmente anche più di 30 anni”.
Queste stime riassumono risposte più specifiche riguardo ai diversi tipi di otturazioni verso le quali, comunque, i professionisti hanno mostrato la stessa attitudine. “Le stime per otturazioni su denti posteriori più ampie, ossia le mesio-occluso-distali, sono state di 18,3 anni per il tipo in amalgama e di 8,6 anni per quelle in materiali compositi; anche in questo caso, proprio data l’ampia superficie coinvolta, le stime sono decisamente superiori a quelle suggerite dalla letteratura” prosegue la ricercatrice. “Per quanto riguarda la domanda specifica riguardante la longevità delle otturazioni in materiali compositi su una cavità di classe III in un incisivo, gli odontoiatri hanno stimato una durata di 10,7 anni che, come negli altri casi, supera le stime accettate.” Alcune curiosità che emergono da ulteriori analisi dei dati dello studio riguardano invece la differenza esistente tra le risposte degli uomini e delle donne, e quella tra chi lavora nel settore pubblico o in quello privato. “È singolare il fatto che gli uomini hanno valutato le otturazioni in composito nei denti posteriori più durature rispetto alle donne, mentre queste considerano più longeve le otturazioni in amalgama rispetto agli uomini; allo stesso modo, gli odontoiatri del settore pubblico ritengono che le otturazioni in amalgama siano più longeve rispetto alle stime dei colleghi degli studi privati” conclude Palotie; “pur essendo questi ultimi dati di difficile interpretazione, si può concludere in generale che la durata di tutti i tipi di otturazione sia sopravvalutata da coloro che le realizzano nella pratica; un impegno più consistente dei ricercatori nell’ottenere stime realistiche, e una maggiore attenzione dei professionisti nel seguire i dati che la ricerca ottiene possono sicuramente riequilibrare una situazione oggi sbilanciata verso una visione ottimistica.” 

GdO 2009; 4

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