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04 Marzo 2026

OMS: nuove linee guida per un’odontoiatria senza mercurio e minimamente invasiva

Nuove indicazioni per una pratica dentale più sicura, moderna e responsabile. Focus su materiali privi di mercurio, terapie conservative e riduzione dell’impatto ambientale


oms

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato una nuova linea guida che definisce standard globali per la prevenzione e la gestione della carie attraverso materiali completamente privi di mercurio e tecniche minimamente invasive. Il documento si inserisce nel quadro della Convenzione di Minamata, che richiede una progressiva riduzione dell’uso dell’amalgama dentale, storicamente contenente circa il 50% di mercurio e considerata una fonte di esposizione per pazienti, operatori e ambiente. 

Dalla prevenzione alla conservazione: il principio “Prevention First”

La linea guida pone la prevenzione al centro della strategia globale. L’OMS evidenzia come la riduzione del consumo di zuccheri, l’uso corretto del fluoro e la diagnosi precoce siano fondamentali per limitare la necessità di interventi restaurativi. Le raccomandazioni enfatizzano l’importanza di trattamenti non o minimamente invasivi, sia per preservare la struttura dentale sia per ridurre l’impatto ambientale dei materiali odontoiatrici. 

Le indicazioni cliniche per la prevenzione della carie

Il documento conferma l’efficacia della vernice fluorata al 5% applicata due volte l’anno su dentatura decidua e permanente. L’OMS riconosce inoltre il ruolo del diammino fluoruro d’argento al 38% come opzione alternativa preventiva, pur segnalando un livello di evidenza inferiore rispetto al fluoro. Nei bambini ad alto rischio risultano particolarmente indicate le sigillature dei solchi dei primi molari permanenti, che rimangono un intervento raccomandato ad alta efficacia preventiva. 

La gestione delle lesioni cariose: trattamenti non invasivi

Per le lesioni iniziali non cavitate, la guida promuove l’uso del fluoro topico come strumento efficace per favorire la remineralizzazione. Per le lesioni cavitate prive di coinvolgimento pulpare viene confermato il valore clinico del diammino fluoruro d’argento, consigliato nei denti decidui e nelle superfici radicolari permanenti, grazie alla sua capacità di arrestare la progressione della carie in modo semplice e accessibile, soprattutto nei contesti a risorse limitate. 

Restauri diretti: l’era post-amalgama

Nel percorso di superamento dell’amalgama, l’OMS suggerisce l’uso di cementi vetroionomerici e compositi resinosi come materiali di elezione per i restauri diretti. Sebbene la qualità dell’evidenza sia ancora limitata, il documento riconosce ai vetroionomerici vantaggi in termini di semplicità, rilascio di fluoro e minore sensibilità alla tecnica, mentre i compositi offrono migliori prestazioni meccaniche ed estetiche, pur richiedendo maggiore precisione clinica. La scelta va sempre calibrata sulla situazione del paziente, sul tipo di cavità e sul contesto operativo.

BPA e sensibilizzazioni: tutela dei pazienti più vulnerabili

La guida raccomanda di limitare l’uso di materiali contenenti derivati del bisfenolo A in bambini, adolescenti, donne in gravidanza e in allattamento, evidenziando il potenziale rischio endocrino per questi gruppi. Viene inoltre invitata prudenza nell’impiego dei compositi nei pazienti con storia allergica, per la possibilità di reazioni di sensibilizzazione ai monomeri metacrilici, pur rare ma documentate nella letteratura scientifica. 

Sicurezza operativa per il Team odontoiatrico

Un capitolo importante riguarda la sicurezza degli operatori. L’OMS ricorda la necessità di una ventilazione adeguata, dell’uso di aspirazione ad alto volume e di dispositivi di protezione individuale per ridurre l’esposizione ai monomeri non polimerizzati e alla luce blu dei dispositivi di fotopolimerizzazione. Si suggeriscono inoltre protocolli per minimizzare la presenza di strati superficiali non polimerizzati, come una corretta fotopolimerizzazione e la rifinitura immediata del restauro. 

Una transizione che coinvolge sistemi sanitari e filiere produttive

La linea guida non si limita agli aspetti clinici ma affronta anche le implicazioni organizzative e ambientali. La disponibilità diffusa di materiali alternativi richiede il rafforzamento delle filiere produttive, sistemi di gestione dei rifiuti più efficienti e programmi formativi aggiornati. L’obiettivo è garantire che l’abbandono dell’amalgama non introduca nuovi rischi per ecosistemi e comunità, promuovendo al contempo un modello di cura più sostenibile. 

Ricerca e monitoraggio: colmare i punti ancora oscuri

Il documento riconosce la necessità di approfondire la conoscenza sugli effetti a lungo termine dei materiali privi di mercurio. Restano aperte questioni relative alla loro durata clinica, alla tossicità potenziale di monomeri e nanoparticelle, all’esposizione degli operatori e all’impatto ambientale lungo l'intero ciclo di vita del prodotto. L’OMS invita quindi a un monitoraggio continuo e a studi più robusti, per assicurare che la sostituzione dell’amalgama non generi nuove criticità non ancora identificate.

A questo link il documento integrale.  


 
 

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