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31 Agosto 2008

Preparazione ortodontica per il trattamento delle II Classi da retrusione mandibolare

di M. Gandolfini, G. Mandelli, A. Di Blasio


Introduzione
L’analisi dei dati epidemiologici (1) evidenzia come il 30-40% dei pazienti che necessitano di un trattamento ortodontico-ortopedico siano rappresentati da II Classi scheletriche e/o dentali. Per questo motivo l’attenzione degli ortodontisti nei confronti di queste forme di dismorfosi è sempre stata alta e sottoposta a continue revisioni.
Molte sono ancora le questioni dibattute riguardanti la terapia, il tempo di trattamento, la sequenza terapeutica, la stabilità a distanza, l’ammontare dei costi biologici ed economici. La letteratura sull’argomento può sembrare poco confortante e lasciare spazio a dubbi più che a certezze (2). In particolare si dibatte se la terapia con apparecchiature funzionali nel soggetto in crescita sia utile oppure convenga aspettare la completa maturità auxologica e quindi valutare se trattare il caso solo ortodonticamente o prevedere un trattamento combinato ortodontico-chirurgico.La possibilità di ottenere un incremento stabile della dimensione mandibolare in un soggetto in crescita rappresenta forse uno deimigliori esempi di come la ricerca scientifica possa a volte far mancare al clinico un concreto aiuto. Si sono infatti susseguite, e tuttora si susseguono, le più svariate ipotesi. Esse si possono sintetizzare in diversi filoni di ricerca aventi come nucleo focale diverse strutture anatomiche:
1) crescita condilare: è ancora dibattuto se essa sia o meno incrementata dalla terapia funzionale e, qualora lo sia, se il potenziale globale di crescita non sia soltanto “più rapidamente bruciato” a fronte di una taglia mandibolare finale invariata;
2) tessuto retrodiscale: una fibrosi del connettivo retrodiscale potrebbe, secondo alcuni  Autori, sostenere una posizione più avanzata della mandibola senza che essa risulti in realtà aumentata;
3) fossa articolare: un rimodellamento della fossa glenoide è stato ormai ampiamente dimostrato anche nell’adulto. È quindi la mandibola che si incrementa o la fossa che si anteriorizza?
4) crescita periostale: l’incremento sarebbe globale: la crescita non avverrebbe solo nel condilo (cartilagine seriata) ma anche a livello periostale (riassorbimento e neo-apposizione);
5) rotazione di crescita: il mento risulterebbe più avanzato perché l’intera mandibola non subisce un incremento di crescita ma una rotazione antioraria nella direzione di crescita;
6) assetto neuromuscolare: il paziente sottoposto a trattamento funzionale si gioverebbe di un globale miglioramento estetico e funzionale al di là dell’effettivo incremento mandibolare.
È evidente che un ventaglio di ipotesi così variegato finisca per non aiutare il clinico. Tuttavia, se vogliamo considerare la crescita cranio-facciale come un’integrazione funzionale delle diverse entità anatomiche (scheletrica, dentale, neuromuscolare) e la nostra terapia vuole essere orientata alla salute globale dell’apparato stomatognatico inserito nell’intero equilibrio somatico, diventa necessario intervenire precocemente sull’occlusione, eliminando ciò che contrasta la formazione del miglior equilibrio omeostatico. Scopo del lavoro Scopo del lavoro è proporre uno schema terapeutico per i pazienti con II Classe scheletrica con retrusione mandibolare, sottolineando l’utilità di una preparazione ortodontica con rimozione delle interferenze dentarie, al fine di ottenere una più corretta ed efficiente terapia funzionale.



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