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20 Novembre 2007

Obesità e malattie del cavo orale

di Renato Torlaschi


Come lottare contro il dilagare dell’obesità?
Quali figure professionali coinvolgere?
Dopo aver provato con educatori, pubblicitari, insegnanti di ginnastica e produttori di merendine, si potrebbe adesso sensibilizzare al problema i dentisti.
Ne hanno discusso, tra gli altri, un gruppo di esperti canadesi sulle pagine del numero di ottobre di JADC – Journal de l’Association Dentaire Canadienne. In molti paesi industrializzati l’obesità sta assumendo sempre più le dimensioni di una epidemia; in Italia non ce nerendiamo troppo conto perché, come dicono i rapporti Istat, siamo ai livelli più bassi in Europa, ma spesso basta un viaggio in Gran Bretagna e soprattutto negli Stati Uniti, per convincersi che le cifre corrispondono al vero.
Anche da noi, tuttavia, la quota di obesi è in crescita: è aumentata nel corso degli ultimi anni fino a rappresentare il 9 per cento della popolazione adulta. Percentuali più che raddoppiate per i cittadini d’oltremanica e per alcuni Paesi dell’Europa orientale e addirittura triplicate negli States.
Le statistiche evidenziano anche una forte correlazione tra la diffusione dell’obesità e il decrescere dello status sociale, culturale ed economico della popolazione. E proprio da questa constatazione viene da pensare che la salute orale non sia un elemento estraneo alla vicenda: sappiamo infatti che anche le patologie odontoiatriche sono molto più diffuse tra le categorie più disagiate dei cittadini. Abitudini alimentari non corrette hanno una conseguenza diretta sullo stato di salute generale delle persone, obesità e affezioni al cavo orale ne sono le immediate e più evidenti ripercussioni.
Scarse disponibilità economiche e poca informazione portano poi a trascurare sia la prevenzione sia la cura della propria salute.
Una ricerca pubblicata oltre dieci anni fa da Joshipura, Willett e Douglass su JADA, analizzando la relazione tra edentulia e alimentazione, ha rilevato tra le persone che presentano edentulia un minor consumo di verdura e fibre rispetto a coloro che hanno almeno 25 denti e, in compenso, questi soggetti assumono abitualmente più calorie, colesterolo e grassi saturi.
Tra le conseguenze di un regime alimentare ipercalorico e iperlipidico, ci sono chiaramente maggiori rischi di malattie cardiovascolari ma anche di obesità.
Dal Dipartimento di odontoiatria pediatrica della University of North Carolina, è stato lanciato un allarme del dilagare dello stesso fenomeno tra i bambini e gli adolescenti.

Ci si domanda quale possa essere il ruolo del dentista nella prevenzione e nel controllo dei fattori di rischio. Sulla rivista canadese si invitano i dentisti ad adottare misure specifiche nella loro quotidiana pratica professionale:
• Esame delle abitudini alimentari dei pazienti a rischio.
• Suggerimenti in tema di alimentazione ai pazienti, preferibilmente in collaborazione con un dietologo.
• Affissione negli studi odontoiatrici di manifesti illustranti i principi e gli effetti positivi di una alimentazione.
• Controllo del peso corporeo a ciascuna visita, sempre per le categorie di pazienti a rischio.
• Orientamento dei pazienti verso medici specialisti in caso si rilevino significativi cambiamenti nel peso o nelle abitudini alimentari.

GdO 2007; 16

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