Il bruxismo notturno ha anche possibili collegamenti complessi con molti altri disturbi del sonno
Il bruxismo è un’attività ripetitiva dei muscoli masticatori caratterizzata dal serramento o dal digrignamento dei denti e/o dalla pressione o dalla spinta della mandibola. Il bruxismo ha due distinte manifestazioni circadiane: durante la veglia (Awake Bruxism) e durante il sonno (Sleep Bruxism), le quali possono sovrapporsi. Il digrignamento dei denti è prevalente durante il sonno mentre l’attività di serramento domina le ore di veglia. Vi è evidenza che il bruxismo notturno sia un fenomeno correlato all’arousal (Macaluso et al, 1998).
L’arousal è un micro-risveglio di cui non si ha coscienza e che serve a mantenere l’omeostasi del sonno. In accordo con la definizione del consensus (Lobbezoo et al, 2018) e la conseguente visione del bruxismo come termine generico che raggruppa condizioni con diversa eziologia e caratterizza diverse attività dei muscoli della masticazione (digrignamento, serramento, spinta della mandibola), questo dovrebbe essere considerato un fenomeno o addirittura un comportamento piuttosto che un disturbo e visto come la punta di un iceberg che può sottendere molte altre condizioni cliniche.
Inoltre è importante tenere il bruxismo fuori dall’occlusione in quanto si tratta di un’attività muscolare. Qualsiasi caratteristica dell'occlusione dentale non è associata al bruxismo e le eventuali interferenze occlusali provocano una reazione di “evitamento” e non il digrignamento. Quindi i denti sono le vittime e non la causa.
Il bruxismo notturno ha anche possibili collegamenti complessi con molti altri disturbi del sonno come le OSAS, la sindrome delle gambe senza riposo (RLS), il disturbo del comportamento del sonno (RBD) e la malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) Riguardo la correlazione con le OSAS, questa è ancora oggi oggetto di studio. Una ricerca ha contraddetto l’ipotesi che il bruxismo possa essere una reazione protettiva/scatenante delle OSAS ma un semplice effetto di un sonno disturbato da questi problemi respiratori ostruttivi e quindi afinalistico, semplicemente reattivo alla tensione (Kato et al, 2013).
Per quanto riguarda i disturbi del comportamento, ci sono prove emergenti che dimostrano che sia bruxismo del sonno che bruxismo della veglia rispecchiano spesso le condizioni psicologiche negli individui con determinate caratteristiche della personalità (tratti d’ansia, sensibilità allo stress, modello di allontanamento) (Manfredini et al, 2016). Per concludere, sia le conoscenze derivanti dalla ricerca che dalla clinica sono insufficienti a dare dei punti di riferimento oggettivi e veramente utili. Nella pratica si naviga a vista con pochissime o nessuna certezza e sono tante le domande ancora prive di risposta.
C'è una quantità di bruxismo legato agli arousal neuro-vegetativi, un'altra correlata agli arousal respiratori ed infine una dovuta al sovraccarico emotivo. Dovremmo quindi raccogliere dati sulla quota “normale” in individui altrimenti sani e poi valutare la quantità di bruxismo aggiuntivo.
A cura di: dott. Alessandro Koumoulis, consigliere SIMSO
Per approfondire:
1. Macaluso GM, Guerra P. Sleep bruxism is a disorder related to periodic arousals during sleep. J Dent Res 1998;77(4);565-573
2. Lobbezoo F, Ahlberg J. International consensus on the assessment of bruxism: report of a work in progress. J of Oral Rehab 2018;1-8
3. Kato T, Katase T. Responsiveness of jaw motor activation to arousals during sleep in patients with OSAS. J of Clin Sleep Med 2013;9(8);759-765
4. Manfredini D, De Laat A. Why not stop looking at bruxism as a black/white condition? Aetiology could be unrelated to clinical consequences. J of Or Rehab 2016
Nota: immagine realizzata con IA
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