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21 Ottobre 2008

Le evidenze sperimentali

di Cosma Capobianco


Recenti studi hanno dimostrato che il trattamento parodontale intensivo riduce l’infiammazione locale e sistemica misurata con gli indicatori biochimici. Partendo da questo dato un gruppo di ricercatori, tra cui gli italiani M. Tonetti, F. D’Aiuto e L. Nibali, hanno misurato l’effetto di questo trattamento sulla funzione endoteliale dell’arteria brachiale.
Tale funzione è considerata attualmente il bersaglio comune di una serie di fattori di rischio, tra cui l’infiammazione. Una volta alterato l’endotelio, la sua disfunzione può influire sull’aterogenesi e un’infiammazione acuta può scatenare un accidente cardiovascolare.
Quando l’aterosclerosi è clinicamente evidente, inoltre, la disfunzione endoteliale è un indicatore prognostico importante. I risultati dello studio hanno dimostrato che il trattamento parodontale intensivo, senza il sostegno di farmaci per via sistemica, porta nel giro di sei mesi alla riduzione degli indici di malattia parodontale e al miglioramento significativo della funzione endoteliale misurata mediante flussimetria.
L’anello patogenetico tra parodontite e disfunzione endoteliale non è ancora noto: i batteri patogeni o alcuni dei loro metaboliti potrebbero agire direttamente per via sanguigna, dato che in vitro uno di loro, P. gingivalis, si è dimostrato capace di invadere le cellule endoteliali e altri patogeni sono stati trovati nelle placche ateromatose.
In alternativa, i patogeni potrebbero scatenare una risposta infiammatoria sistemica che a sua volta danneggerebbe la parete vascolare. La strada da percorrere è comunque ancora lunga, come avvertono gli autori, tanto più che i partecipanti allo studio erano affetti da una  parodontite grave che colpisce lo 0,5-1 per cento della popolazione Usa e non è detto che le restanti forme di parodontopatia abbiano uguale effetto sull’endotelio.

GdO 2008; 12

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