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07 Giugno 2021

L’evoluzione della disciplina medica odontoiatrica nei prossimi quindici anni

Continua l’analisi del prof. Massimo Gagliani sulle variabili che maggiormente inficiano la salute anche in odontoiatria

di Massimo Gagliani


Proseguo con l’editoriale di oggi il percorso iniziato la scorsa settimana; analizzare, attraverso gli articoli apparsi su Lancet di Maggio, l’evoluzione della disciplina medica nei prossimi quindici anni.
Questa “trascinerà” con sé l’odontoiatria e ne influenzerà i paradigmi di comportamento, sempre che l’odontoiatria sia pronta a recepirli.  

Perché? 

 Molto semplice. I disagi sociali sono e rimarranno sempre al centro delle problematiche odontoiatriche ma, si osserva, molti Stati forniscono assistenza gratuita alla popolazione sotto i 14 anni. È incontrovertibile il fatto che, in quella fascia di popolazione, la patologia a maggior prevalenza abbia subito un drastico calo e che oggi le cure debbano essere dedicate a gruppi con elevato rischio. Sul tema vi consiglio il libro “Odontoiatria Pediatrica” della professoressa Antonella Polimeni, edizioni EDRA.

Pertanto, più che di screening epidemiologici – sempre necessari si intenda, che ci informino sullo stato di salute dei ragazzini – avremo bisogno di screening più mirati, da un lato per cercare di convertire il rischio e dall’altro per limitare la diffusione dei danni nel singolo paziente.

 Siamo di fronte a un vero e proprio programma diagnostico-preventivo che alcuni centri faticosamente mettono in atto, con un mare di difficoltà, particolarmente per quelle persone che non hanno disponibilità economiche e che, magari, hanno figli con deficit motori o di cognizione tali da compromettere anche collaborazione fattiva nelle manovre di igiene orale. 

Detto questo, pare delinearsi, per contro, un ulteriore filone di patologia che riguarda l’usura dentale, come ricordato in un mio precedente contributo, che, paradossalmente, si associa ai grandi demoni che proprio il report di Lancet mette in vista: l’assunzione di sostanze stupefacenti e soprattutto dell’alcool. 

L’usura dentale ha implicazioni multiformi e connotazioni che, non di rado, associano questi stati, si evidenziano in età maggiori rispetto ai quattordici anni e, come tali, non coperte dai Servizi Sanitati pubblici in senso lato.Il quadro, a orizzonte 2036, parla di un aumento delle patologie dipendenti dall’assunzione di tali sostanze in un intervallo tra l’80 e il 120% rispetto al carico attuale, già non irrisorio. Paradossalmente questo sarà associato a un allungamento della vita media che porterà la popolazione europea ad avere quasi il 38% dei suoi componenti “over sessantacinque”… 

Il tutto in una quindicina d’anni; ci sarà da svegliarsi subito per fornire le adeguate misure terapeutiche alla popolazione. 

 
 

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