Uno studio inglese indaga sulle priorità dei pazienti in tema di otturazione, il prof. Gagliani trae alcune interessanti considerazioni sul ruolo del dentista
Gli inglesi ci riservano sempre delle sorprese; l’ultima che ho trovato per voi è quella che presento questo lunedì di dicembre.I restauri delle lesioni cariose rappresentano un elemento non indifferente nelle necessità cliniche quotidiane che i pazienti presentano alla nostra osservazione.
L’Organizzazione Mondiale per la Salute Orale ha sancito che, entro il 2030, non si potranno più eseguire restauri in amalgama d’argento, essendo in essa presente il mercurio. Sebbene gli studi clinici non abbiano mai mostrato, in modo esaustivo, la superiorità dei nuovi materiali rispetto al “materiale grigio”, le decisioni sono state prese e non si tornerà indietro.
Ma i pazienti cosa ne pensano? Quali sono le loro reali istanze quando si recano nell’ambulatorio odontoiatrico per fare una semplice otturazione?
Le risposte sono state, come ho detto in fase di presentazione, molto singolari.
Lo studio le monetizza, ovvero porta il paziente a dire quanto spenderebbe di più, per ottenere il restauro cromaticamente più affascinante, nel minor tempo possibile, senza avere dolore intra o post-operatorio, magari effettuato da un odontoiatra di provata esperienza. Ebbene, senza sorpresa, il dolore l’ha fatta da padrone; non avere dolore spinge a spese nettamente superiori rispetto alla presunta media.
“Divinum est sedare dolorem” dicevano gli antichi; i moderni però non sono molto interessati a spendere per un professionista con determinate caratteristiche, mentre sono propensi ad aggiungere denaro per risparmiare tempo, sia di attesa, sia di operatività clinica. Queste due voci sono esattamente in linea con quanto la moderna odontoiatria digitale vuole proporre.
Infine, il colore dei denti: bianchi! Lì il sacrificio economico si fa volentieri.
Nessuna sorpresa quindi, oppure grande sorpresa; come sempre si sta nel mezzo, ma la tendenza dei pazienti a mettere in secondo piano la figura dell’odontoiatra rispetto ad altri elementi ci deve far riflettere oppure si ritorna all’antico. Il dentista che fa in fretta e non fa sentir male, né durante né dopo, sia sempre la scelta migliore… a patto che la velocità sia associata alla qualità, fatto, purtroppo, non sempre vero.
Quali le riflessioni finali: penso sia giunto il tempo per rinnovare i paradigmi utili a far percepire al paziente le reali potenzialità che ogni clinico ha, senza vender fumo, ma comunicando le opportunità, non per spillare denaro ma per fornire la soluzione più valida e duratura, elemento tutt’altro che irrilevante anche alla luce di quanto espresso dai pazienti intervistati.
Per approfondire:
Bailey, O., et al. (2022). "Public Valuation of Direct Restorations: A Discrete Choice Experiment." J Dent Res101(13): 1572-1579.
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