HOME - Approfondimenti
 
 
08 Maggio 2026

La comunicazione come terapia

Una ricerca conferma parte dal paradosso del nocebo per sottolineare come, nella medicina contemporanea, non basta curare bene, bisogna anche comunicare bene.


Dentista paziente reclaami

Dire a un paziente “stai bene” o chiedere ripetutamente “va tutto bene?” è una pratica quotidiana negli studi medici e odontoiatrici. Ma secondo una recente revisione pubblicata su Dentistry Journal, questo tipo di rassicurazione potrebbe avere effetti inattesi: anziché ridurre l’ansia, in alcuni casi può aumentarla.

Il modo in cui il professionista sanitario parla al paziente, viene sottolineato, non è solo un elemento accessorio della relazione di cura, ma una componente capace di incidere direttamente sugli esiti percepiti della terapia. Il linguaggio, il tono e persino le formule di cortesia possono modulare dolore, ansia e aspettative, fino a produrre effetti clinicamente rilevanti.

Dire “vada tranquillo” o “sta andando tutto bene” è una forma di comunicazione automatica nella medicina tuttavia, la revisione evidenzia un paradosso: la rassicurazione, se utilizzata in modo non consapevole, può ottenere l’effetto opposto a quello desiderato. Quando viene ripetuta troppo o appare fuori contesto, può aumentare la vigilanza del paziente e indurlo a cercare segnali di pericolo, amplificando così l’ansia.

Questo fenomeno si inserisce nel più ampio contesto dell’effetto nocebo, in cui le aspettative negative del paziente contribuiscono alla comparsa o all’intensificazione dei sintomi. Le parole, in questa dinamica, agiscono come veri e propri “inneschi cognitivi”, capaci di orientare l’attenzione e l’interpretazione delle sensazioni corporee.

La relazione di cura come intervento attivo

Uno degli elementi più rilevanti emersi dalla ricerca è la ridefinizione della comunicazione clinica come parte integrante del trattamento. Non si tratta semplicemente di trasmettere informazioni, ma di influenzare attivamente l’esperienza del paziente. Il linguaggio, il ritmo del dialogo, la scelta delle parole e la loro enfasi contribuiscono a costruire un contesto emotivo e cognitivo che può facilitare o ostacolare il decorso della cura.

In questo quadro, il professionista sanitario non è solo esecutore di procedure tecniche, ma anche facilitatore di significati. Il modo in cui viene raccontato un gesto clinico può rendere quell’esperienza più tollerabile o, al contrario, più difficile da affrontare.

Il peso delle aspettative

La revisione sottolinea come le aspettative rappresentino un determinante centrale nella percezione del dolore e degli effetti collaterali. Quando il paziente si aspetta un’esperienza negativa, è più probabile che la percepisca effettivamente come tale. Questo processo non è semplicemente psicologico, ma coinvolge meccanismi neurobiologici legati all’attenzione, alla memoria e alla modulazione del dolore.

Le aspettative si formano attraverso un intreccio di fattori, tra cui le esperienze pregresse, il contesto sociale e soprattutto la comunicazione ricevuta. Il modo in cui il clinico introduce una procedura, descrive una possibile sensazione o commenta ciò che sta accadendo contribuisce a costruire una “cornice interpretativa” che guiderà il paziente durante tutta l’esperienza.

Odontoiatria e ambienti

Per i ricercatori, gli ambienti odontoiatrici rappresentano un contesto particolarmente sensibile. La posizione del paziente, il limitato controllo della situazione e la forte focalizzazione sulle sensazioni corporee rendono ogni parola particolarmente incisiva. In questi contesti, una comunicazione non calibrata può aumentare il disagio, mentre un linguaggio consapevole può ridurre significativamente la percezione negativa della seduta.

La revisione suggerisce che molte delle pratiche comunicative considerate “standard” dovrebbero essere ripensate. Frasi abituali, utilizzate in modo automatico, possono acquisire significati impliciti che il paziente interpreta come segnali di allarme.

Il caso dei pazienti pediatrici

Il ruolo della comunicazione diventa ancora più cruciale nei pazienti pediatrici. I bambini, infatti, sono più sensibili ai segnali verbali e non verbali e tendono a costruire il proprio vissuto emotivo sulla base delle indicazioni degli adulti. Il linguaggio utilizzato dal clinico può quindi amplificare paura e resistenza oppure favorire collaborazione e fiducia. Anche la presenza dei genitori introduce una dimensione ulteriore: le loro parole, le loro reazioni e il loro atteggiamento si intrecciano con quello del professionista, creando un sistema comunicativo complesso che influisce sull’esperienza del piccolo paziente.

Informare senza nuocere guidati dall’etica

Un nodo cruciale riguarda il bilanciamento tra l’obbligo di informare e il rischio di generare effetti negativi. La trasparenza è un principio irrinunciabile, ma la revisione invita a riflettere su come le informazioni vengono presentate. Un’enfasi eccessiva sugli effetti collaterali, soprattutto se non contestualizzata, può favorire la loro comparsa attraverso meccanismi nocebo. La soluzione non è ridurre le informazioni, ma migliorarne la qualità comunicativa. Significa, spiegano gli autori, scegliere con attenzione le parole, adattare il messaggio al singolo paziente e considerare il momento in cui l’informazione viene fornita, tenendo conto della sua capacità di influenzare l’esperienza.

La medicina delle parole

La revisione propone una visione della pratica clinica in cui la comunicazione assume lo status di competenza terapeutica. Formare i professionisti a un uso consapevole del linguaggio non è più un aspetto accessorio, ma una necessità per migliorare gli esiti clinici e la qualità dell’esperienza del paziente.

In questa prospettiva, concludono gli autori, parlare al paziente diventa un atto clinico a tutti gli effetti. Le parole possono rassicurare davvero, ma solo se utilizzate con consapevolezza; possono ridurre il dolore, ma anche amplificarlo; possono costruire fiducia o innescare dubbio.

La differenza, suggerisce la ricerca, sta nella capacità del professionista di riconoscere il potere terapeutico della comunicazione e di utilizzarlo in modo intenzionale.

Per approfondire:  

The “Are You OK?” Paradox: A Scoping Review of Nocebo and Negative Suggestion in Healthcare Communication


Copyright © Riproduzione vietata-Tutti i diritti riservati

Articoli correlati

Una revisione internazionale esplora il ruolo delle piattaforme digitali nella comunicazione sanitaria, tra opportunità educative e necessità di costruire modelli affidabili di divulgazione


E’ il quesito che si pone il prof. Breschi nell’utimo editoriale su Dental Cadmos in cui sostiene che serve, per la professione, un equilibrio tra competenza clinica e...


Le norme ma anche e soprattutto le regole dal punto di vista della deontologia. Ne abbiamo parlato con il presidente CAO di Catanzaro che ha posto (sui social) la questione


Uno studio brasiliano fotografa il fenomeno indicando quali piattaforme sono più utilizzare dal paziente per effettuare la scelta e perchè


Una ricerca ha verificato la presenza di consigli sull’igiene orale domiciliare all’interno dei siti istituzionali di Associazioni di odontoiatri ed igienisti dentali...


La leadership è parte integrante della pratica clinica. Scopri come influenza cure, team e benessere professionale, uno studio rivela il ruolo chiave nella pratica quotidiana ...


Una ricerca ha cercato di capire se la Video-educazione dell’igiene orale nei pazienti adulti con apparecchi fissi sia più efficacie che la sola comunicazione verbale 


Il successo a lungo termine della PPR: una ricerca ha valutato quanto è guidato dall'adattabilità psicologica del paziente e quanto da questioni cliniche


Rossi: “serve etica e non si accettano richieste di amicizia dai pazienti”. Di Donato (CAO): l’informazione deve essere veritiera ed attenzione a non incorrere in violazioni deontologiche


L’esperta, un atteggiamento che non deve essere etichettato come maleducazione, serve un approccio di comunicazione strategica


I perché l’ascolto autentico è oggi una competenza strategica anche – e soprattutto – nello studio dentistico


Questo studio valuta l'efficacia di un programma di educazione alla salute orale personalizzato e visivo in aggiunta all'educazione all'igiene orale convenzionale

di Lara Figini


Altri Articoli

Una guida operativa per sicurezza e monitoraggio ed un monito: non più una semplice esecuzione di una tecnica ma la completa gestione di un processo clinico complesso, centrato...


La prof.ssa Nardi sottolinea l'importanza della prevenzione avanzata e della gestione interdisciplinare della salute orale, obiettivo raggiungibile tramite una diagnosi di igiene...

di Prof.ssa Gianna Maria Nardi


Alberto Oliveti eletto alla guida di Eurelpro, il comitato europeo delle Casse pensionistiche dei liberi professionisti


Dott.ssa Lucia Zugaro Segretario AIDIPRO

Le riflessioni del direttivo di AIDIPRO in merito alla sentenza del Tar sull’autonomia dell’igienista dentale


“The Digital Full-Circle” il post graduate al San Raffaele di Milano per approfondire riabilitazione implantoprotesica integrata con connessioni originali


Dai dati Isa delle dichiarazioni dei redditi 2025 (anno d’imposta 2024) stabile il fatturato ma calano gli studi. Il 58% rientra tra gli “affidabili” fiscalmente con un...


Dai dati Isa delle dichiarazioni dei redditi 2025 (anno d’imposta 2024) si sono persi quasi mille laboratori, cresce il fatturato


Il punto con l’AD Margherita Costa. Il futuro: sempre più integrazione tra biologia e tecnologia digitale, materiali personalizzabili e semplificazione dei protocolli clinici


Sulla sicurezza delle cure e compresenza l’Associazione porta i dati e le valutazioni giuridiche che confuterebbero il parere dei Giudici


I dati evidenziando le linee di sviluppo future tra digitalizzazione dei flussi clinici e mutamenti nei consumi degli studi e dei laboratori


L’Assemblea Elettiva ha tracciato la rotta per i prossimi due anni all’insegna della transizione e continuità. Questo il nuovo Consiglio in carica per i prossimi due anni


Per il sindacato il riconoscimento mantiene saldo il principio della distinzione tra atto clinico, esclusivo dell’odontoiatra e attività tecnico‑laboratoriale propria dell’odontotecnico


Ipoplasia mascellare e progenismo mandibolare nel paziente pediatrico: dalla diagnosi al trattamento è il tema del ciclo di incontri organizzati sul territorio


Il Governo approva uno schema di decreto sull’intelligenza Artificiale. Tra i principi enunciati anche quelli che interessano operatori sanitari e professionisti


 
 
 
 
IDI Evolution

Il Podcast
dell'Innovazione
Odontoiatrica

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Iscriviti alla Newsletter

 
 

Corsi ECM

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

I più letti

 
 

Corsi, Convegni, Eventi

 
 
 
 

Guarda i nostri video

Guarda i nostri video

Il flusso di lavoro dell’odontoiatra chairside

 
 
 
 
chiudi