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30 Ottobre 2015

Troppo seduti al riunito o alla caviglia. L'importanza del movimento per prevenire problemi anche seri. I consigli del personal trainer


Pensate alla vostra giornata tipo: 8 ore (quando va bene) seduti al riunito oppure alla caviglia, per arrivare allo studio o in laboratorio il viaggio seduto in auto, poi pranzo e cena seduti ed alla sera televisione seduti sul divano. Ogni giorno si passa mediamente almeno10 ore seduti.

Un recente studio rivela che statisticamente una persona di media età, con un lavoro e una famiglia, nel mondo occidentale, sta in posizione eretta solo 2 ore al giorno. Aggiungiamo alle 10 ore totali il tempo minimo di colazione e cena (1 ora) e altre 7/8 di sonno (immobilità totale).

In conclusione, assumiamo la posizione di riferimento di stazione eretta, per la quale ci siamo evoluti, per una parte pressoché inesistente della giornata. Queste 18 ore totali tra stazione seduta e sdraiata diventano 90 se conteggiamo 5 giorni lavorativi a fronte di circa 3 ore di movimento attivo, classificato come attività sportivo-ricreative che statisticamente vengono accreditate al lavoratore medi.

Un aiuto può arrivare dal fitness che si pone come obiettivo finale il benessere psicofisico e il miglioramento dello stato di benessere di chi lo pratica.

Lo specialista del movimento considera lo stare seduto una posizione che, come ogni attività, può portare, se eseguita in modo non corretto, ad adattamenti negativi.

Stare seduti è classificata postura prolungata, soprattutto se adottata in modalità non idonea (igiene posturale) e comporta gli stessi effetti sul rachide come, per esempio, compiere migliaia di volte una schiacciata di pallavolo con un movimento non corretto (non funzionale) portando infiammazioni o dolori articolari cronici.

La sollecitazione in cronico di alcuni distretti specifici (in questo caso parte lombare del rachide) perderà la precisione del movimento.

Ecco come

Quando stiamo seduti la schiena assume la forma di una C, il bacino scivola verso il centro della seduta, la parte lombare della schiena perde la fisiologica curva lordotica. Pensate poi alla posizione di braccia spalle e testa assunta per curare un paziente oppure mentre modellate alla caviglia un elemento protesico.

E che dire del ritorno a casa in macchina? Il sedile non è regolato adeguatamente: non è quasi verticale, in modo da riprodurre le curve fisiologiche del rachide, ma al 99% dei casi è più sdraiato indietro.

Queste posture e movimenti ripetuti portano a conseguenze negative sulla salute. Le nostre strutture articolari e i muscoli a esse correlate, se in presenza di un allineamento non corretto e fisiologico (solo le vertebre del rachide sono oltre 30) subiscono le stesse forze di pressione che subisce una pompa da irrigazione quando, con acqua aperta, compie delle curve, magari ad angolo retto. La pressione che genera l'acqua sulla gomma può essere presa ad esempio di come linee di forza che partono dalla testa (il cui peso in un adulto è tra i 3,7 e i 5,8 kg!) e seguono un percorso "sbagliato" (stiamo seduti "male") si ripercuotano sui nostri tessuti, danneggiandoli nel tempo.

Così, una mattina, alzandosi dal letto, compariranno dei dolori alla schiena, sempre più frequenti. Allora prenotiamo una visita specialistica, assumiamo degli antinfiammatori e ci verrà dato un consiglio: fai movimento.

Ma quale movimento?

Abbiamo solo 3 ore contro le 90. Noi specialisti del fitness abbiamo il difficile compito di riportare alla piena funzionalità ed efficienza un corpo sovraccaricato in cronico da movimenti errati.

Ripristineremo in ogni articolazione la capacità di effettuare precisi movimenti, occupandoci del riallineamento scheletrico, riattivando secondo funzione ogni specifico distretto artro-muscolare, creando esercizi su misura per ogni singola persona.

Questa è l'anticamera dell'allenamento funzionale il cui mantra è "la Forma segue la Funzione.

Il Movimento è la Funzione". La forma di ogni nostra parte corporea deputata a generare movimento si modifica in seguito alla funzione che diamo a ogni gruppo artro-muscolare. La forma di un'anca che compie esercizi funzionali, avrà un corretto adattamento plastico-strutturale conseguente, adattamento che il nostro cervello, protagonista del movimento, non cambierà mai, in quanto "sa" che gli serve.

Tradotto per l'utente del fitness, magari donna, vuol significare prevenzione su disfunzioni e problematiche dell'anca future, e nell'immediato una forma esteriore gradita, in quanto i muscoli situati nell'anca, sottoposti a lavoro funzionale, subiranno un cambiamento esteticamente positivo. Quindi: allenamento che assicura un corretto assetto biomeccanico, mantenendo la precisione del movimento articolare, denominato PICR (Path of istantaneous centre of rotation, punto del percorso del centro istantaneo di rotazione).

Per ottenere questo risultato il trainer dovrà portare il suo assistito in posizione eretta, attivando funzionalmente i muscoli "prossimali" alle articolazioni responsabili del grande movimento. Un'accurata progressione di esercizi, dunque, strutturata in seguito a test e valutazioni che il Trainer compie nel primo incontro (k-method) porterà dritti all'obiettivo.

La posizione seduta disattiva, uno su tutti, il muscolo grande gluteo, facilitando l'attivazione dei flessori nella catena cinematica dell'estensione dell'anca. Significa che l'importante compito che riveste il grande gluteo nel coattare (tenere uniti) e stabilizzare l'articolazione dell'anca, verrà compiuto da un gruppo di muscoli "lontani" dalla stessa, risultando in una perdita di precisione nel percorso di rotazione del femore nell'acetabolo (cavità dove ruota il femore), iniziando così un ciclo di eventi che causeranno modificazioni tissutali, da cui microtraumi, traumi, dolore.

Traduzione: qualità della vita in progressivo peggioramento.

Ed ecco che ritroviamo le nostre parole di inizio articolo. Abbiamo imparato che le posture abitudinali, mantenute a lungo e non idoneamente tutti i giorni, portano a problemi. Sappiamo che il movimento che facciamo è molto poco in ordine di tempo.

Soluzione: dobbiamo sfruttare al massimo le ore che ci dedichiamo. Durante l'attività prendiamoci cura di noi stessi, consapevoli che il risultato delle 3 ore di attività non è in quelle 3 ore. In quel tempo trascorso col trainer, creiamo i presupposti per muoverci meglio, per assumere posizioni corrette, per innalzare la qualità della nostra vita, diventando gli unici e assoluti protagonisti del nostro corpo.

A cura di: Andrea Chellini (Personal Trainer, Responsabile tecnico Moving Studio Firenze)

 
 

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