Nei giorni scorsi un articolo de La Nuova Venezia informava della vicenda che ha portato un paziente a denunciare la clinica odontoiatrica dove si era rivolto. Stando a quanto pubblicato dal quotidiano Veneto, il paziente si era rivolto alla clinica di una Catena di Mestre “per ripristinare una vecchia otturazione e sistemare il distacco di una coroncina”. “Dopo una radiografia, continua l’articolo, il dentista che aveva visitato il paziente gli ha “proposto di eseguire un impianto, presentandolo come una soluzione migliorativa”. Per eseguire la riabilitazione serviva togliere due vecchi ponti di cinque elementi e poi anche estrarre dei denti che secondo a quanto riferito dal quotidiano erano sani. Il paziente sarebbe anche stato informato delle controindicazioni possibili sulla procedura e sembrerebbe aver accettato, visto che attiva il finanziamento per pagare le cure. Sempre il quotidiano informa che è anche stato sottoposto ad una procedura di “rigenerazione ossea per avere più materia su cui innestare i perni per l'impianto”.
Passano i mesi ed arriva il fatidico giorno in cui si sarebbero dovuti inserire gli impianti, ma al paziente viene comunicato “che non si sarebbe potuto effettuare il trattamento in quanto la sede ossea di impianto risultava troppo sottile”. Sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, al paziente era stata applicata una protesi provvisoria che non sopportava e provocava dolore. Dopo l’impossibilità di essere riabilitato come preventivato, peraltro il paziente stava già pagando le rate del finanziamento, la Clinica non è riuscita ad arrivare a una “soluzione definitiva” che accontentasse lo stesso paziente che si è rivolto al Tribunale per ottenere un risarcimento “ravvisano negligenza, imprudenza e imperizia. Il paziente lamenta danni estetici e funzionali alla masticazione”.
Ovviamene da un articolo non si può giudicare l’operato del clinico e poco cambia se il paziente si è rivolto ad una Catena piuttosto che allo studio di un dentista tradizionale. Abbiamo però voluto approfondire con il dott. Giuseppe Pisano (nella foto) –libero professionista, docente in corsi di implantologia e perfezionato odontoiatria forense- quali siano gli strumenti a disposizione dell’odontoiatra per effettuare una valutazione clinica e protesica prima di effettuare un intervento imlantologico sul paziente.
Il dott. Pisano sarà tra i relatori dell’evento organizzato per sabato 5 maggio a Milano proprio sulla prevenzione del contenzioso in implantologia.
“In linea generale, e senza commentare il caso specifico, -dice ad Odontoiatria33 il dott. Pisano- sicuramente la valutazione diagnostica del caso clinico implantare è la base del successo a lungo termine della chirurgia implanto protesica. Il primo step è rappresentato dalla raccolta anamnestica e dall’esame obiettivo del paziente, però oggi non si può prescindere prima di eseguire una riabilitazione implanto protesica dall’effettuare un’attenta analisi radiologica tramite una Tac volumetrica 3D al fine di valutare la presenza di spessori ossei orizzontali e verticali e possibili problematiche collegate alle zone nobili tissutali quali seno mascellare e nervo mandibolare.
Immagine: Tac 3D
Ritengo che non sia più concepibile l’utilizzo della singola visione radiologica bidimensionale OPT per una attenta e corretta valutazione del nostro caso clinico implantare.
Immagine: OPT
L’apporto in questi tempi della chirurgia computer guidata risulta essere un ottimo supporto da un punto di vista diagnostico al fine di riuscire a valutare la presenza di sufficiente supporto osseo all’inserimento o meno di impianti dentali ed a evitare le complicanze legate allo svolgimento dell’atto chirurgico.
I diversi software dedicati alla progettazione per la chirurgia computer guidata ci permettono di effettuare una sovrapposizione dell’immagine della Tac 3D alla scansione del modello in gesso del paziente o alla scansione intra orale e/o alla ceratura diagnostica (matching) permettendoci di effettuare una simulazione virtuale dell’inserimento degli impianti e della realizzazione di una proposta protesica consigliata.
Inoltre la valutazione a priori della ceratura diagnostica virtuale della successiva riabilitazione protesica agevola un inserimento degli impianti dentali basandosi su un ottimale carico masticatorio e trasformando la chirurgia computer guidata in una chirurgia protesicamente corretta.
Tale percorso diagnostico si basa su un’iniziale Tac volumetrica 3D che verrà sovrapposta tramite software alla immagine virtuale del modello in gesso scansionato del paziente o alla scansione intra orale dello stesso.
Questo procedimento permette di valutare :
1. Fattibilità del caso clinico o meno.
2. Densità ossea.
3. Spessori ossei a disposizione.
4. Scelta della tipologia degli impianti da inserire.
5. Protesizzazione più adeguata per la riabilitazione orale del paziente.
6. Protezione medico legale in caso di contenzioso.
Quindi grazie all’utilizzo del supporto digitale computerizzato possiamo ridurre al minimo la possibilità di trovarci di fronte a problematiche chirurgiche e protesiche spiacevoli per l’operatore che potrebbe talvolta trovarsi di fronte all’impossibilità di completare o effettuare il piano terapeutico proposto al paziente.
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