Se già oggi l’assistenza odontoiatrica pubblica è una cenerentola tra qualche anno, con il pensionamento di molti degli attuali professionisti che vi collaborano, la situazione potrebbe ancora di più peggiorare a causa dell’applicazione della norma che prevede l’obbligo di specializzazione per medici ed odontoiatri che operano nel SSN.
Oggi sono circa 200 gli odontoiatri dipendenti del SSN e meno di 2.000 i collaboratori odontoiatri di area ambulatoriale, i cosiddetti Sumaisti.
La questione è stata posta con forza in una recente riunione del Gruppo Tecnico dell’Odontoiatria e anche durante la “Maratona del patto sulla salute” da SUMAI e ANDI. In particolare nel suo intervento il presidente ANDI Carlo Ghirlanda ha evidenziato come “la bozza di accordo nazionale da poco sottoscritto da SUMAI e SISAC che, smentendo l’intesa finora esistente, esclude i non specialisti dall’accesso a tali ruoli impedendo di fatto il fisiologico rinnovo degli organici degli Odontoiatri pubblici, di cui la maggior parte sarà presto in età pensionabile, essendo noto il ristretto numero di Odontoiatri specialisti nelle tre materie di specializzazione oggi esistenti”.
“Non è l’Accordo del Contratto Nazionale SUMAI e SISAC a prevedere che anche i laureati in odontoiatria, come i laureati in medicina, per accedere ai concorsi da dirigente medico ma anche per la collaborazione nelle strutture ambulatoriali pubbliche richieda un diploma di specialità, ma le leggi, tra tutte la Balduzzi il Dl 189/12”, dice ad Odontoiatria33 Pio Attanasi (nella foto) referente per l'area odontoiatrica del Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana (SUMAI).
“La rigida applicazione della norma rischia di mettere in crisi il già precario sistema dell’assistenza odontoiatrica nel SSN, in quanto l’obbligo di specializzazione, che è previsto per tutte le branche mediche e quindi anche per gli odontoiatri, trova una limitata applicazione per il ridotto numero di posti e di scuole di specializzazione a livello nazionale”.
“Se nel precedente Contratto (2015) –spiega- eravamo riusciti ad ottenere una deroga in quanto le scuole di specialità in odontoiatria non erano più state attivate da MIUR e Ministero della salute, con la recente attivazione delle scuole di specialità in area odontoiatrica (Ortodonzia, Chirurgia orale, Odontoiatria pediatrica) non è più stato possibile non applicare la Legge. Peraltro proprio in questi mesi i primi nuovi specialisti si diplomeranno”.
L’unica soluzione possibile è quella della modifica del Decreto legislativo in modo da equiparare la laurea in odontoiatria alla specialità, indica il dott. Attanasi sottolineando come sulla questione ci sia piena sintonia anche con i sindacati odontoiatrici e la CAO nazionale. Attanasi che assicura massimo impegno da parte del SUMAI anche perchè, dice, “se non risolta al più presto comporterà gravi problemi al SSN, vista la carenza di odontoiatri che collaborano con il SSN”.
A tal proposito Antonio Magi Segretario Generale del SUMAI Assoprof e Carlo Ghirlanda presidente ANDI, in una nota congiunta, "rendono noto di aver richiesto al Ministro della Salute, Giulia Grillo, a margine della Maratona sul Patto della Salute, un incontro per spiegare la necessità di un provvedimento normativo urgente che sblocchi l’accesso degli Odontoiatri ai concorsi pubblici".
Sul nuovo contratto SUMAI SISAC, Attanasi ricorda che non è ancora in vigore, dovrà essere ratificato dalla Stato Regione prima di diventare operativo, e sulla questione scuole di specializzazione, non saranno toccati i diritti acquisiti da chi già opera nel SSN.
Articolo modificato l'11 luglio 2019 ore 19:00
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