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29 Luglio 2021

Alleanza per la Professione Medica alla politica: “La riforma facciamola insieme”

Evento di confronto organizzato Alleanza per la Professione Medica, alla presenza del ministro Speranza, per parlare della riforma della sanità e dei fondi che saranno destinato con il PNRR


È la richiesta avanzata da APM, Alleanza per la Professione Medica – intersindacale di categoria rappresentativa di oltre 100mila medici, che oggi, nel corso di un convegno ha incontrato il ministro Speranza e i rappresentanti della classe politica, per parlare della proposta di riforma del Piano. “Senza i medici non si fa la sanità” è l’allarme lanciato dal portavoce di APM, Alleanza per la Professione Medica, Antonio Magi ascoltato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, dal Sottosegretario Pierpaolo Sileri, dalla Presidente della Commissione Igiene e Sanità, Anna Maria Parente. Molti i politici intervenuti durante l’evento “PNRR: cosa ne pensano i medici”: Rossana Boldi -Lega, Marcello Gemmato - Fdi, Nicola Provenza M5S, Mara Lapia - Gruppo Misto, Fabiola Bologna - Coraggio Italia, Filippo De Vito - PD, Silvana Nappi - M5S. 

Le sette sigle che costituiscono Alleanza per la Professione Medica, APM, ovvero ANDI, CIMOP, Federazione CIMO-FESMED, FIMMG, FIMP, SBV e SUMAI nel loro manifesto chiedono in sostanza di:

  • promuovere e difendere l’indispensabile autonomia decisionale del medico, che deve sostanziarsi anche nella possibilità di partecipare concretamente al governo del contesto organizzativo in cui esercita la propria attività professionale; 
  • promuovere una diversa progressione professionale e di carriera nel corso della vita lavorativa che esalti la sfera professionale, anche attraverso una valutazione/certificazione periodica delle abilità professionali individuali in una logica meritocratica;
  • rivendicare una corretta programmazione delle attività formative universitarie, sia per quanto riguarda i tempi e le modalità di accesso al corso di laurea, alle specialità universitarie e al corso di formazione in medicina generale, sia per quanto riguarda contenuti e luoghi di formazione specialistica, propedeutica per la successiva immissione nel mondo del lavoro eliminando una volta per tutte l’imbuto formativo; 
  • recuperare l’autonomia e la centralità del proprio ruolo, all’interno del SSN; salvaguardare la libera professione medica e odontoiatrica dalla sempre più incombente pressione burocratica e fiscale;  
  • proporre modelli organizzativi e di governance che sappiano coniugare gli obiettivi del PNRR con le reali esigenze dei professionisti e dei cittadini; 
  • consentire la libera scelta del medico e odontoiatra curante da parte del cittadino che ne esalti il rapporto fiduciario Medico paziente sia nella medicina generale che nella specialistica ambulatoriale convenzionata ed accreditata che nella pediatria di libera scelta valorizzando il lavoro in team impedendo anche il protrarsi dei condizionamenti esercitati dai providers di reti di sanità integrativa;
  • equilibrare in sanità il rapporto fra professione e capitale. 

I commenti

Soddisfazione per la partecipazione degli esponenti politici che ci hanno ascoltato e si sono dichiarati disponibili a recepire le nostre proposte riguardanti il PNRR”, dice Antonio Magi, Segretario generale SUMAI e portavoce del coordinamento APM.Il Recovery oggi è completamente privo di riferimenti ai professionisti medici, senza i quali non solo le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità rischiano di essere delle scatole vuote ma anche il Servizio sanitario nazionale rischia di non essere più tale, non potendo svolgere il suo ruolo di tutela della salute dei cittadini. Tutto ciò in un momento storico in cui, anche a causa del Covid, la gobba pensionistica sta per raggiungere il suo apice e il carico burocratico è sempre più preponderante, a discapito del tempo da dedicare al rapporto medico-paziente”.  

Alla luce di queste considerazioni – conclude Magi – come APM ribadiamo alla politica l’esigenza di ascoltarci e di coinvolgerci nei piani di riforma che riguardano, direttamente o indirettamente, la professione medica perché come la pandemia ha ulteriormente dimostrato senza i medici non si fa la sanità”

“Grande assente in questo PNRR è il tema della prevenzione – ha dichiarato l’On. Rossana Bondi al sito dell’ANDI, – che invece deve essere in cima agli obiettivi di una riforma vera del nostro sistema sanitario nazionale, insieme all’innovazione. Un altro problema d’attualità, di cui si sta discutendo in questi giorni al Senato è relativo alla possibilità per gli Odontoiatri, quindi per i professionisti, di avere la maggioranza nelle società che esercitano l’odontoiatria. Siamo l’unica professione intellettuale che non è riuscita a mantenere il 51% di quote in capo ai professionisti e questo è intollerabile. Persino l’Europa, che parla continuamente di liberalizzazione, ha sempre tenuto al riparo le professioni sanitarie ed a mio avviso è assolutamente in linea con ciò che noi vorremmo”.

L’evento di oggi vuole rappresentare anche nel nominativo dell’alleanza della professione medica un momento di confronto che supera in qualche modo quella che a noi appare una discussione anche abbastanza superficiale delle dinamiche contrattuali – dichiara Silvestro Scotti Segretario Generale FIMMG– che qualificano l’intervento dei professionisti all’interno del settore sanitario nazionale, quindi conseguentemente nell’impegno per il piano di resistenza e resilienza, PNRR. In questo momento l’importante è che i professionisti medici ed odontoiatri siano sinergici rispetto a quella che è la collaborazione tipica di professionisti intellettuali. I professionisti intellettuali devono saper cogliere, sulla base delle loro competenze, della loro conoscenza e coscienza, la capacità di collaborare in équipe multidisciplinare ed avere relazione tra di loro per dare vantaggio al paziente. Nello specifico, l’esempio che mi è venuto più tipico è quello della relazione con un soggetto come l’Odontoiatra che nel nostro sistema di fatto è un soggetto prevalentemente libero-professionale che comunque contribuisce in qualche modo alla salute del cittadino ed al servizio pubblico, molte volte anche identificando rispetto alle sue azioni specifiche professionali dei segnali, che portati nell’ambito medico possono garantire in prevenzione primaria lo sviluppo e l’analisi di una patologia cronica”.

A questo link il video commento del presidente ANDI Carlo Ghirlanda 

A cura di: Ufficio Stampa ANDI


Photo Credit: pagina Facebook Fasi srl

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