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13 Giugno 2023

Odontoiatri nel sistema di assistenza pubblico: qualche dato e qualche considerazione

Con il dott. Attanasi (SUMAI) abbiamo cercato di capire le possibilità per gli odontoiatri di lavorare negli ambulatori pubblici e come poterlo fare

Nor. Mac.

L’abolizione dell’obbligo di specializzazione per partecipare ai concorsi da dirigente odontoiatra nel SSN, introdotto da Decreto bollette, è indubbiamente un segnale politico sancendo che la laurea in odontoiatria è una laurea specialistica.
Poi c’è l’aspetto più puramente pratico, anche i non specialisti potranno partecipare ai concorsi per lavorare nel pubblico.
Ma quanti sono i “posti” a disposizione per gli odontoiatri che vogliono lavorare nel pubblico, quali sono le possibilità, come si fa ad “entrare”? Lo abbiamo chiesto al dott. Pio Attanasi (nella foto) Segretario organizzativo settore convenzioni del Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana (SUMAI).

Grazie al dott. Attanasi (che cita come fonte Ministero Salute, SISAC e centro studi nazionale del SUMAI) siamo anche riusciti ad avere qualche numero sugli odontoiatri attualmente “operativi” nei vari ambulatori odontoiatrici pubblici: 1.449 gli Specialisti Ambulatoriali Interni Odontoiatri, i cosiddetti Sumaisti, che si spartiscono le 33.327 ore settimanali dedicate alle cure odontoiatriche programmate delle varie Asl. Nel 2021 hanno fornito 4.252.583 prestazioni. 
I Dirigenti odontoiatri (i dipendenti) sono 118. Sul numero di posti banditi i dati sono rinfieriti al periodo 2013-2020. In questo arco di tempo sono 20 i dirigenti che hanno cessato la collaborazione mentre nello stesso periodo i nuovi assunti sono stati 40.Nel 2020 sono stati banditi in tutta Italia 14 posti da Dirigente medico odontoiatra. 


Dott. Attanasi, come commenta la norma che consente agli odontoiatri senza il diploma di specialità di partecipare ai concorsi per dirigente medico? 

In maniera positiva. Il SUMAI si è battuto in questi anni per ottenere questo anche per i convenzionati. Lo riteneva e lo ritiene indispensabile per poter garantire l’erogazione dei LEA odontoiatrici ai cittadini che ne hanno diritto. 


La norma vale anche per i posti di specialista ambulatoriale esterno, i cosiddetti Sumaisti?  

Si la norma vale anche per gli specialisti ambulatoriali interni, non esterni, che sono la categoria di odontoiatri più numerosa (1.449 a fronte di 118 dipendenti) e che contribuiscono in maniera significativa ad erogare le prestazioni LEA all’interno delle strutture pubbliche (4.252.583 erogate nell’anno 2021). Da notare che il volume di prestazioni, pur in periodo COVID è rimasto alto, proprio grazie al fatto che gli specialisti ambulatoriali interni hanno continuato a lavorare nelle ASL ed a prendere in carico i pazienti anche durante il periodo emergenziale.  


Ci ricorda le possibilità per un odontoiatra di entrare a lavorare nel pubblico?  

Per lavorare nel SSN bisogna essere dirigenti medici con contratto di dipendenza o specialisti ambulatoriali interni. Per essere dipendente si deve partecipare a concorsi appositamente banditi e per essere specialisti ambulatoriali interni convenzionati essere nelle graduatorie delle ASL ai sensi dell’ACN come prevede la legge Balduzzi.A tal proposito vorrei fare però una riflessione. Ho letto commenti anche di eminenti Colleghi che hanno espresso giudizi in riferimento a tale argomento, affermando che lo strumento considerato più congruo sarebbe quello della dipendenza. A questo proposito penso che sia una affermazione assai discutibile. Non è certamente lo strumento contrattuale ed il rapporto giuridico che fa la differenza, ma è la professionalità e la preparazione degli odontoiatri avuta durante gli studi universitari. Sia i dirigenti che gli specialisti ambulatoriali interni lavorano dentro le Aziende e quindi sono integrati nell’organizzazione aziendale. Ci sono numerosi specialisti ambulatoriali interni che coordinano e gestiscono con grande competenza centri di eccellenza che erogano prestazioni anche verso pazienti fragili, con bisogni speciali, ecc. e che collaborano con i colleghi dirigenti odontoiatri nel rispetto reciproco dei ruoli ma con lo stesso scopo: andare incontro ai bisogni di salute delle persone.Infine vorrei sottolineare che le risorse assegnate per il finanziamento dei CCNL della dirigenza e degli ACN della convenzionata sono diverse e finalizzate allo scopo, quindi non è possibile utilizzare il capitolo di spesa della specialistica ambulatoriale interna per assumere un dirigente e viceversa. Altra riflessione è il maggior costo del contratto di dipendenza che prevede, da contratto, le 38 ore settimanali anche quando la domanda non ne vede la necessità, mentre per la convenzionata si possono dare incarichi programmati in base alle reali esigenze e alla domanda di salute. Oltre a questo maggior costo contrattuale della dipendenza, che comporta per lo stesso incarico un aggravio di spesa ed un danno erariale nell’immediato, si aggiunge anche che il costo di un dipendente rispetto ad uno specialista ambulatoriale interno, proiettato negli anni di attività lavorativa, è notevolmente superiore pertanto la differenza economica potrebbe essere usata per aggiungere ore di specialistica ambulatoriale interna potenziando così, ad isorisorse, l’offerta sanitaria. 


Nei concorsi chi è in possesso di diploma di specialità avrà un punteggio superiore al non specialista. Sarà un punteggio che farà la differenza oppure solo formale? Chi lo stabilirà?

 Nella medicina convenzionata certamente varrà la graduatoria che prenderà sicuramente in considerazione il punteggio dei titoli che il professionista possiede al momento della domanda. Nella dipendenza valgono anche altre considerazioni e questo porta molto spesso a ricorsi, cosa assai rara nella convenzionata. 


I dati che ci ha portato sembrano indicare che ad oggi non mancano gli specialisti. Il problema, forse, è che ci sono pochi concorsi, pochi posti. Molte Aziende sanitarie tagliano le ore dedicate all’assistenza odontoiatrica per gli ambulatoriali interni e non assumono dirigenti odontoiatri. 

Non mancano certamente odontoiatri, cosa non affermabile generalmente per tutti gli specialisti. Il taglio di assistenza è sempre deprecabile quando non giustificata. Senza professionisti non si può dare assistenza e garantire i LEA. Come dicevamo prima è contro le norme contrattuali disperdere risorse economiche già stanziate per questo. In Italia, infatti, il rapporto convenzionato/dipendente in odontoiatria è circa 10 a 1 in favore dei convenzionati a dimostrazione dell’efficienza del rapporto convenzionale e della economicità dello stesso rispetto a quello della dirigenza, tranne in qualche Regione poco lungimirante e poco attenta all’uso appropriato delle risorse pubbliche. 


Il declino dell’odontoiatria pubblica sembra inesorabile oppure si potrebbe invertire la tendenza e far si che il "posto pubblico” per l’odontoiatra diventi una normalità come in medicina?

Il SUMAI si è sempre battuto contro il declino dell’odontoiatria pubblica e continuerà a farlo nell’interesse dei cittadini. Vorrei ricordare l’importanza delle cure odontoiatriche per prevenire l’insorgenza di altre patologie che comporterebbero pesanti costi in termini di salute per i cittadini e di costi economici per il SSN (terapie per patologie discendenti, ricoveri, ecc.)  e per la collettività in genere (giorni di assenze dal lavoro, ecc). Vorrei sottolineare inoltre l’enorme importanza della prevenzione anche in ambito odontoiatrico.  E’ importante sottolineare ciò in un momento di particolare difficoltà per la popolazione e per il sistema Paese. 


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