I consigli della psicoanalista, ai dentisti ed agli altri operatori del settore dentale, per imparare ad affrontare gli imprevisti ed a convivere con i timori
“Domani è un altro giorno...”, chissà quante volte abbiamo sentito questa frase e chissà quante volte l'avremo pronunciata noi stessi...
Perché, sì, domani sarà un altro giorno. Un altro nel senso di uno in più (oppure uno in meno) ma soprattutto un altro perché diverso, differente.
Domani verrà e, per definizione, è già futuro, ed è per questo che ognuno di noi fa i conti con “la grande incognita” in rapporto a se stessi e agli altri, e va bene così.
Se è vero, come è vero, che domani non è il tempo di oggi, ossia il tempo che stiamo vivendo nella conoscenza, ma è il tempo dell'imprevisto governato dalla realtà, niente niente ognuno di noi dovrà attrezzarsi con un minimo di protezione.
Sembrerà banale un'affermazione del genere, in quanto - bene o male – siamo abituati ad attrezzarci ma, forse, non siamo troppo abituati a rendere omaggio all'imprevisto e ad inchinarci ad esso: vuoi per un senso di umana onnipotenza, vuoi perché confidiamo nella benevolenza della realtà.
Ogni essere vivente è già dotato di “buon senso” e, per fortuna, anche l'uomo, in genere, lo possiede. E, se per quello, in aggiunta possiede il potere delle ‘Emozioni’. Una bella tosta tra tutte, la ‘Paura’. E ben venga, perché essa ci mette al riparo dal pericolo. Avere la capacità di impaurirsi significa avere il senso della vita, ciò che gli psicoanalisti chiamano il sano senso “erotico” della vita.
E dunque, paura come madre premurosa che mette in guardia. Non sempre però le cose sono semplici e così come un raffreddore può degenerare tanto tanto da farci stare molto male e magari farci anche morire, così anche la paura può degenerare e farci tanto male. Ci tocca cambiare nome: non più paura, bensì panico. Panico dal ‘dio Pan’, così brutto da far scappar via le ninfee del bosco, ma anche così sottilmente e finemente attraente con la melodia nostalgica del suo flauto di stringhe.
Non più paura che lascia comunque coscienti, ma panico che annebbia la mente, che sconvolge ogni capacità cognitiva di reazione, che stravolge ogni processo difensivo. Ecco, panico mortifero che annulla e annienta almeno per il tempo che ritiene di impadronirsi della mente e della volontà.
Ogni volta che c'è panico, non c'è ragione né possibilità di essere presenti a se stessi.
Per quanto mi riguarda, io sono abituata a “stare” nel e con il panico dei miei Pazienti, perché ho scelto una professione che a tanto mi porta e dunque so che occorre che io mi metta nella mente sconvolta della persona in panico e pormi nella posizione maieutica di far rinascere l'uomo impaurito.
Ma i Colleghi clinici che professano altro?
Come possono reagire loro stessi e come possono reagire i Pazienti che, ad esempio, si recano nello Studio del Dentista?
Tale Studio Medico, per definizione, mette addosso una bella dose di paura e il povero dentista se la deve vedere con la paura del dolore e con il fantasma della poltrona.
Che fare?
Mesi di clausura: abbiamo tutti bisogno di gratificazione come antidoto alla deprivazione; si mangia magari di più e anche peggio, aleggia il rischio di diventare pigri, meno attenti forse all'igiene perché tanto non ci sono contatti.Personalmente, penso pure qualcosa di più e lo penso proprio perché mi occupo di psiche e non di denti: penso alla rivolta, alla ribellione per ciò che la natura (o l'uomo?) ci sta facendo, ribellione occulta, inconscia, primordiale davanti al Divieto, ossia al Tabù!
E allora, lasciamo il mito nei suoi boschi intento a pascolare, spaventare, sedurre e tu, caro paziente che prima o poi dovrai recarti dal tuo dentista e tu, caro collega dentista, insieme sappiate che avrete una bella sfida in più da affrontare, perché - in modo più o meno velatamente amichevole - già siete pur sempre l'uno contro l'altro (“tu mi fai sentire dolore e tu mi trasmetti tutta la tua ansia”) ma sappiate, dunque, che in quel domani sarebbe utile che entrambi faceste ricorso alla consapevolezza del Vostro diritto alla paura ed esprimerla in modo reciproco e concorde, sapendo che quell'emozione è forse esasperata dalla domanda se sia davvero tutto finito e se davvero la così stretta vicinanza non sia ancora pericolosa....
Parlatevi, chiaritevi, soprattutto raccontatevi, ditevi che siete dalla stessa parte e che ognuno di voi due ha bisogno dell'altro, della sua presenza e della sua fiducia e non permettete a Pan di spaventarvi.Abbracciatevi metaforicamente nell'erotica della Vita e nulla di meglio di un sorriso smagliante e soprattutto sano può rappresentare il ‘Senso della Vita’ a cui tutti corre obbligo di aderire con gioia.
Perché, se domani è un altro giorno, ci “tocca” fare in modo che esso sia migliore, con buona pace della nostra Madre Realtà.
A cura di: dott.ssa Grazia Aloi, Psicoanalista
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