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08 Giugno 2021

Vaccini Covid: la protezione è protratta nel tempo

Segnali positivi dai dati aggiornati sulla durata della protezione dei vaccini somministrati sul territorio italiano


La protezione indotta dai vaccini anti Covid-19 è "protratta nel tempo", anche se al momento non è possibile quantificare questa durata. Lo suggeriscono i dati più recenti, relativi a un periodo compreso fra 105 e 112 giorni dalla prima dose del vaccino, contenuti nel secondo rapporto del gruppo di lavoro "Sorveglianza vaccini Covid-19" di Istituto superiore di sanità (Iss) e Ministero della Salute. Il rapporto aggiorna quello del 15 maggio scorso ed è anche questo frutto dell'analisi congiunta dei dati dell'anagrafe nazionale vaccini e della sorveglianza integrata Covid-19. 

"A partire dai 105-112 giorni dalla vaccinazione - si legge - si osserva una ulteriore riduzione del rischio di diagnosi, con un effetto simile negli uomini, nelle donne e in persone in diverse fasce di età".  I dati confermano quelli rilevati nel primo rapporto, relativi a 13,7 milioni di persone vaccinate, con il rischio di decesso che scende del 95% e la riduzione del rischio di ricevere una diagnosi e di essere ricoverati in terapia intensiva, rispettivamente dell'80% e del 90%.  Il nuovo rapporto, riferito a circa 14 milioni di persone vaccinate con almeno una dose, arriva ad una valutazione a oltre 130 giorni dalla somministrazione della prima dose. Rispetto al rapporto precedente, nella popolazione studiata sono aumentati i soggetti vaccinati nella classe di età da 40 anni in su e si riscontra un aumento delle vaccinazioni con Comirnaty (Pfizer/Biontech) e Vaxzevria (Astrazeneca) e l'inizio delle somministrazioni del vaccino Janssen (Johnson&Johnson).  Non sono disponibili né i risultati relativi a ciascun vaccino né alle due tipologie finora utilizzate (basate su Rna messaggero e vettore virale) in quanto "i vaccini sono stati introdotti in fasi successive e somministrati a popolazioni con diverso profilo di rischio".  Per avere a disposizione risultati più solidi e confrontabili è quindi "necessario attendere un tempo di follow-up più lungo".

L'analisi conferma come "i rischi di infezione da Sars-CoV2, ricovero, ammissione in terapia intensiva e decesso diminuiscano rapidamente dopo le prime due settimane e fino a circa 35 giorni dopo la somministrazione della prima dose".  Dopo i 35 giorni, prosegue il rapporto, "si osserva una stabilizzazione di questa riduzione, che è di circa l'80% per il rischio di diagnosi, il 90% per il rischio di ricovero e di ammissione in terapia intensiva e il 95% per il rischio di decesso". Gli effetti osservati sono inoltre "simili sia negli uomini che nelle donne e in persone in diverse fasce di età" e le riduzioni dei ricoveri sono "simili" per gli operatori sanitari e per gli ospiti delle Rsa.  

 
 

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