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10 Gennaio 2025

La fluorazione delle acque in Italia

Il caso della fluorazione delle acque in Italia mostra come scelte apparentemente tecniche possano intrecciarsi con considerazioni etiche, ambientali e sociali ed anche odontoiatriche. Il punto dell’ISS


Acqua fluoro

La fluorazione delle acque potabili è un argomento dibattuto e ricco di sfumature. Mentre in alcuni Paesi è stata adottata come misura di sanità pubblica per prevenire le carie, in Italia si è scelto di non seguire questa strada, e le motivazioni sono legate sia a fattori naturali sia a considerazioni sanitarie ed etiche.

Il tema ritorna di attualità dopo la notizia della decisione dell’EFSA, L’Autorità europea per la sicurezza alimentare, di attivare una consultazione pubblica di valutazione dei possibili rischi legati all'ingestione di fluoro anche da prodotti per l’igiene dentale (si legga il nostro approfondimento a questo link).

Se da una parte vengono evidenziati i vantaggi della fluorazione per la prevenzione della carie dentale, dall’altro si pongono tutta una serie di dubbi soppesando rischi e benefici.  

La comparazione tra rischi e benefici è ovviamente un problema tecnico prima ancora che etico. La correttezza scientifica è infatti premessa irrinunciabile per qualunque considerazione di etica”, scrive in un interessante documento Istituto Superiore di Sanità a firma di Carlo Petrini, Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità.  

Parlando di rischi e benefici, viene sottolineato nell’approfondimento, “non si entrerà qui nel merito di competenze tecnico–scientifiche appannaggio degli odontoiatri. Si deve però riconoscere che la fluorazione delle acque può essere un intervento di sanità pubblica molto benefico nelle zone in cui le acque potabili sono povere di fluoruri. Il beneficio non si limita alla prevenzione della carie, ma protegge anche da infezioni, perdite di denti e patologie orali particolarmente dolorose”. Sono però noti, viene precisato, anche danni conseguenti a fluorosi (alterazioni nello smalto e, negli adulti soggetti ad eccessi di introduzione prolungati, osteosclerosi, danni alla colonna vertebrale, ginocchio valgo). Sebbene nella letteratura scientifica siano presenti dati contrastanti, si è ipotizzato che eccessi di fluoro possano favorire chemiosensibilità multiple.  

Un’obiezione che potrebbe sorgere rispetto alla fluorazione delle acque riguarda l’eventuale degrado ambientale dovuto ad inquinamento idrico da fluoruri.

I primi studi italiani sull'efficacia del fluoro risalgono agli anni Cinquanta. La Clinica Odontoiatrica dell'Università di Pavia, sotto la guida di Silvio Palazzi, e l'Istituto di Igiene dell'Università di Perugia, diretto da Alessandro Seppilli, furono pionieri in questo campo. Le loro ricerche confermarono le proprietà batteriostatiche e antifermentative del fluoro applicato direttamente sullo smalto, oltre ai benefici preventivi delle paste dentifricie fluorate.

Come sottolineato nell’approfondimento dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), “le comunicazioni dei più autorevoli ricercatori italiani e stranieri sancirono definitivamente l'importanza della profilassi al fluoro nella carie dentaria” (ISS). Nonostante il riconoscimento scientifico dell'epoca, in Italia non si procedette alla fluorazione delle acque potabili, pratica già in uso negli Stati Uniti e in altri paesi.  

La situazione italiana: fluoro nelle acque e abitudini dei cittadini La scelta di non adottare la fluorazione artificiale trova una giustificazione nella composizione naturale delle acque italiane. Come riportato dall’ISS, “le acque italiane sono infatti in genere sufficientemente ricche in fluoro, tanto da non rendere consigliabile un’addizione farmacologica”. Tuttavia, esistono differenze locali: in alcune aree, come i Castelli Romani, le concentrazioni di fluoro sono così elevate da causare fluorosi, una condizione che altera lo smalto dentale. Un ulteriore elemento di distinzione riguarda il consumo di acqua in Italia. Molti italiani preferiscono le acque minerali imbottigliate, con una media di consumo di 155 litri a persona all’anno, la più alta in Europa. Secondo i dati dell'ISTAT, quasi la metà della popolazione (46,5%) non beve acqua del rubinetto, una pratica spesso ingiustificata data l’elevata qualità delle acque degli acquedotti italiani.

Normative e raccomandazioni mediche

In Italia, l’unico riferimento normativo sul fluoro nelle acque è il decreto legislativo 2 febbraio 2001 n. 31, che recepisce la direttiva comunitaria 98/83/CE e stabilisce il limite massimo di 1,5 mg/l di fluoro nelle acque potabili. “Malgrado il contenuto in fluoro delle acque italiane sia soddisfacente –viene rilevato nell’approfondimento dell’ISS-, alcuni pediatri suggeriscono di somministrare ai bambini quotidianamente compresse (Fluor verde, Zymafluor) o sciroppi (Duraphat).  

I dosaggi tipicamente suggeriti dai pediatri sono:
0 - 6 mesi: nulla;
6 mesi - 3 anni: 0.25 mg/die;
3 - 6 anni: 0.50 mg/die;
da 6 anni: 1 mg/die.

Tutti i dentifrici in commercio in Italia contengono, in misura diversa, fluoro. Sono inoltre in commercio paste dentarie non dentifricie di fluoro stannoso ad alta concentrazione per adulti (Gel-kam) da applicare localmente.

ISS, ricorda come sia stata proposta la somministrazione di fluoro per via orale (60 mg/die) per la prevenzione dell’osteoporosi. La pratica non è tuttavia entrata nell’uso abituale, ma è rimasta limitata ad alcune sperimentazioni.    

Questioni etiche

La fluorazione delle acque solleva questioni etiche rilevanti. Da un lato, rappresenta una misura equa ed efficace per prevenire carie, raggiungendo tutte le fasce della popolazione senza imporre un onere economico significativo. Dall’altro lato, potrebbe essere vista come una limitazione dell’autonomia individuale, poiché impedisce la libera scelta di assumere fluoro attraverso altre modalità, come integratori o dentifrici.

Tuttavia, l’ISS sottolinea che “la violazione del principio di autonomia che la fluorazione comporta sembra inferiore rispetto a quella determinata da altre pratiche di sanità pubblica largamente accettate, quali, ad esempio, le vaccinazioni”. Inoltre, in un contesto sociale in cui molti non possono permettersi integratori, la fluorazione garantirebbe una protezione universale.

Un ultimo aspetto etico evidenziato dall’ISS riguarda la partecipazione. Dare voce alle fasce più vulnerabili della popolazione, spesso escluse dai processi decisionali, è essenziale per assicurare che le politiche sanitarie siano inclusive e rispettose dei bisogni di tutti.  

Nota: Immagine creata con IA

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