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07 Novembre 2025

Il diritto al pluralismo, alla libertà di opinione può essere applicato alla medicina?

E’ il tema che il prof. Lodi affronta nel suo editoriale su Dental Cadmos, e lo fa portando le conseguenze che la disinformazione porta sui pazienti


Lodi 02

Le cause della disinformazione sanitaria e le terapie non convenzionali e le conseguenze sul tumore del cavo orale, la frustrazione di chi, il medico, che quotidianamente si scontra con le conseguenze di decisioni prese sulla base della sfiducia nella scienza e nella medicina basata sull'evidenza. Di questo parla il prof. Giovanni Lodi nel suo editoriale su Dental Cadmos

Per farlo, con la lucidità e sintesi che contraddistinguono i suoi editoriali, il prof. Lodi ci racconta un drammatico episodio che lo ha coinvolto.

Un paziente si presenta nell'ambulatorio con una diagnosi di cancro della bocca ricevuta oltre un anno prima. Inizialmente, la lesione era di dimensioni limitate, facilmente trattabile con una chirurgia modesta che avrebbe garantito una probabilità elevata di guarigione e un'ottima qualità di vita.

Il paziente, tuttavia, aveva preferito percorrere un'altra strada: quella della medicina non convenzionale. Ha assunto un "mix di vitamine e chissà cos'altro", scegliendo un "approccio dolce" ispirato apertamente alle discusse terapie Di Bella.

"Le cure non hanno funzionato", ha ammesso il paziente. Oggi, la lesione è molto importante, la chirurgia sarà aggressiva, la radioterapia necessaria, e le prospettive di una buona qualità di vita e di guarigione sono purtroppo diventate basse. Accanto a lui, la moglie, con gli occhi bassi, incarna il silenzioso dramma familiare.

Ed il prof. Lodi indica come causa un clima culturale di pericolosa ambiguità. L'eco di fenomeni come il caso Di Bella, le controversie su Stamina, la diffusione del movimento no vax che, scrive, “hanno fatto più danni della grandine e interrogazioni parlamentari sui danni alla salute delle scie chimiche. Tutto giustificato da un mal interpretato diritto al pluralismo e alla libertà di opinione”.

"Qua però si tratta di un singolo essere umano alle prese con una malattia terribile, non di propaganda o di una campagna di opinione", sottolinea Lodi.

Prof. Lodi che pone questi interrogativi: 

  • Qual è stato il movente che ha portato quest'uomo a compiere un delitto contro sé stesso? 
  • Cosa lo ha spinto a credere di sapere di più o meglio rispetto ai medici che gli offrivano trattamenti efficaci e salvifici? 

L'editoriale getta un'ombra pesantissima anche sulle responsabilità dei "ciarlatani" che hanno incontrato e alimentato questa fatale illusione.Un editoriale che sembra voler sottolineare come difendere la scienza voglia dire proteggere noi cittadini, proteggere ogni singolo paziente da una informazione che mascherata da approccio dolce, facile ed alternativo può uccidere.

Ma l’ultimo pensiero del prof. Lodi è dedicato all’etica che ,di fronte a questa tragedia, ammette che ha vacillato. “Ciò che più mi ha messo a disagio sono però le reazioni che questo incontro ha suscitato in me: compassione, rabbia, tristezza, ma anche "peggio per lui, se l'è cercata", il che non mi fa onore”.

Potete leggere “Incontro”, l’editoriale del prof. Lodi cliccando qui.   


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