L'integrazione di strategie psicologiche, ambientali e farmacologiche, insieme a una comunicazione empatica e a linee guida specifiche, può migliorare significativamente. I consigli di SIOH
La paura del dentista, nota come odontofobia o ansia dentale, rappresenta una condizione diffusa e trasversale che colpisce adulti e bambini, pazienti sani e special needs. Secondo la letteratura, la prevalenza della paura del dentista è rimasta costante negli ultimi 50 anni, indipendentemente da innovazioni tecnologiche e stato sociale.
Studi europei collocano l’odontofobia al quarto posto tra le fobie più comuni, con una prevalenza del 24%, preceduta solo dalla paura dei serpenti, dell’altezza e delle lesioni fisiche. Uno studio norvegese recente evidenzia l’importanza di considerare le esperienze infantili avverse ed integrare la dimensione psicologica nella pratica clinica per agevolare l’accesso alle cure odontoiatriche.
La paura del dentista potrebbe infatti essere collegata a esperienze negative vissute nell’infanzia, come abusi, violenze assistite, bullismo o problemi familiari, che aumentano la probabilità di sviluppare odontofobia in adolescenza. Questa condizione può contribuire a una peggiore salute orale, mediando parzialmente il legame tra traumi infantili e carie dentali.
Definizione e caratteristiche
L’odontofobia è una fobia specifica, distinta dalla paura di aghi, sangue o ferite. Si caratterizza per una fase di ansia anticipatoria, valutabile attraverso strumenti come l’Anxiety Sensitivity Index (ASI). L’ansia dentale, invece, è uno stato di apprensione che colpisce soprattutto i bambini e si associa a una percezione di perdita di controllo.
Epidemiologia
Uno studio norvegese condotto su 5.882 adolescenti tra i 13 e i 17 anni ha rilevato che il 54,3% degli adolescenti ha riportato almeno una esperienza avversa infantile (ACE), mentre il 5,4% ha dichiarato di avere paura del dentista, con una prevalenza maggiore tra le ragazze (8%) rispetto ai ragazzi (2,7%).
Gli adolescenti con almeno un ACE avevano il 74% di probabilità in più di sviluppare paura del dentista rispetto a chi non ne aveva vissuti. Inoltre, esiste una relazione dose-risposta: più ACE si accumulano, maggiore è la probabilità di sviluppare paura.
Strumenti di valutazione
Tra i questionari più diffusi abbiamo:
Questi strumenti classificano i pazienti in quattro categorie: lievemente ansiosi, moderatamente ansiosi, estremamente ansiosi e odontofobici. Il test di Corah e la sua versione modificata consentono di distinguere tra ansia e fobia, con soglie numeriche ben definite.
Esistono anche tecniche di valutazione oggettiva: ad esempio la risposta galvanica della cute rappresenta un metodo più preciso per monitorare lo stato ansioso del paziente, basato su variazioni elettriche indotte dalla sudorazione.
Strategie di gestione
La gestione del paziente odontofobico richiede un approccio multidisciplinare, che combina interventi psicologici, ambientali e farmacologici
Interventi psicoterapeutici:
Ambiente di cura:
Comunicazione medico-paziente: La iatrosedazione si basa su un approccio empatico e rassicurante, con attenzione al linguaggio verbale e non verbale.
Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): Considerata trattamento elettivo, consente di modificare pensieri e comportamenti negativi, riducendo la necessità di interventi farmacologici.
Terapia farmacologica:
La sedazione farmacologica è efficace se combinata con strategie non farmacologiche. Si distinguono quattro livelli:
1) Sedazione minima
2) Sedazione moderata (cosciente)
3) Sedazione profonda
4) Anestesia generale
I farmaci di prima scelta per la sedazione cosciente sono:
Il midazolam è preferito per la sua breve emivita, che consente un rapido recupero.
Linee guida AISOD
Secondo le raccomandazioni della Società Italiana Odontoiatri Sedazionisti (AISOD) per la gestione di questi pazienti è fondamentale attenersi ai seguenti aspetti:
Selezione accurata del paziente con valutazione preoperatoria.
Gestione in studio privato solo per pazienti ASA 1 e 2.
Pazienti ASA 3 e 4 da trattare in ambiente ospedaliero.
Indicazioni precise su farmaci, vie di somministrazione e dosaggi.
Relazione tra insicurezza infantile e odontofobia
Lo studio norvegese pubblicato su BMC Oral Health ha evidenziato come le esperienze avverse infantili (ACEs) quali abusi fisici e sessuali, violenza assistita, bullismo, divorzio dei genitori e problemi di alcolismo in famiglia siano associate a una maggiore probabilità di sviluppare paura del dentista in adolescenza. La paura del dentista, misurata con una domanda diretta, è risultata più frequente nelle ragazze e aumenta con il numero di ACEs vissute.
Le esperienze più fortemente associate alla paura del dentista includono bullismo (OR 1.93), abuso sessuale da parte di coetanei (OR 1.64), violenza assistita (OR 1.39) e divorzio dei genitori (OR 1.35). La paura del dentista può essere una conseguenza psicologica di traumi infantili e può portare a rinunciare alle cure odontoiatriche.
Il contesto relazionale e fisico del trattamento odontoiatrico, come la posizione sdraiata, la vicinanza fisica del dentista e l’apertura della bocca, può riattivare memorie traumatiche e generare ansia. Per questo motivo, i ricercatori raccomandano un approccio empatico e personalizzato da parte dei professionisti odontoiatrici, con una maggiore attenzione alla storia personale dei pazienti.
Si suggeriscono inoltre modelli di cura interdisciplinari, in cui dentisti e psicologi collaborino per affrontare la paura del dentista nei giovani con esperienze traumatiche.
Conclusioni
Il paziente odontofobico rappresenta una sfida complessa che richiede un approccio multidisciplinare e personalizzato. L'integrazione di strategie psicologiche, ambientali e farmacologiche, insieme a una comunicazione empatica e a linee guida specifiche, può migliorare significativamente l'esperienza del paziente e l'efficacia delle cure odontoiatriche. La collaborazione tra odontoiatri, psicologi e altri professionisti della salute è fondamentale per affrontare le radici profonde dell'ansia dentale e garantire un accesso equo e di qualità alle cure.
È fondamentale sottolineare l'utilità di avere come riferimento il Manuale di Odontoiatria Speciale, edizione EDRA, della S.I.O.H. (Società Italiana di Odontostomatologia per l’Handicap) www.sioh.it . Questa Società Scientifica italiana è formata da Odontoiatri che si occupano e studiano gli aspetti specifici dell'odontoiatria nelle persone con disabilità. Il Manuale rappresenta uno strumento essenziale per i professionisti del settore, offrendo linee guida aggiornate, protocolli specifici e approcci personalizzati che migliorano la qualità delle cure e facilitano l’accesso ai trattamenti odontoiatrici per pazienti con bisogni speciali.
Accanto a questo, merita particolare attenzione il Corso di Perfezionamento in Odontoiatria Speciale organizzato dall’Università degli Studi di Foggia, (www.unifg.it/it/polo-odontoiatria) dedicato al tema del paziente speciale. Tale percorso formativo rappresenta un riferimento prezioso per Odontoiatri e professionisti della salute, fornendo strumenti pratici e teorici per affrontare in maniera multidisciplinare le problematiche legate all’ansia dentale e all’odontofobia, con un focus specifico sulla gestione clinica e relazionale del paziente.
A cura di: Christian Greco (nella foto) Direttore della struttura complessa di Odontostomatologia dell’ospedale di Bolzano e coordinatore della rete odontoiatrica tra ospedale e territorio della provincia autonoma di Bolzano. Socio SIOH
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