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17 Dicembre 2013

Uso del radiografico per lo studio odontoiatrico, illegittimo per una associazione di radiologi

Per ANDI ed AIO infondato l'esposto dell'ADPR

"Il dentista che utilizza un apparecchio radiografico è un abusivo".
A denunciarlo è l'Associazione Difesa Professione Radiologia (ADPR) in un esposto inviato al Ministero della Salute al presidente SIRM, alle Regioni, alle Procure della Repubblica, al Comando dei Nas ed alle ASL oltre che alle redazioni di Striscia la Notizia e Report.

"Molti studi odontoiatrici -si legge nelle 10 pagine di esposto- oggi risultano avere in dotazione apparecchi radiografici che per caratteristiche intrinseche ed estrinseche dovrebbero essere installati nel rispetto della stessa normativa prevista per le strutture di radiodiagnostica e utilizzati da personale qualificato, cioè da un medico specialista in radiodiagnostica ovvero da un tecnico sanitario di radiologia medica", come prevede la norma.
"Gli studi odontoiatrici -continua l'esposto- possono avere in dotazione apparecchiature di radiodiagnostica ma solo per l'esecuzione di attività complementari purché contestuali, integrate e indilazionabili".

In sostanza l'ADPR contesta l'utilizzo dei novi strumenti di radiodiagnostica combinata e Tac da parte dell'odontoiatra.

Di parere opposto i sindacati odontoiatrici.

"La normativa vigente consente all'odontoiatra l'uso complementare per fini diagnostici degli apparecchi radiografici", scrive in una nota ANDI che ha elaborato ed inviato alle istituzioni coinvolte un lungo memoriale in risposta alle accuse dell'ADPR.

"L'odontoiatra può legittimamente detenere tutti gli apparecchi radiografici indispensabili all'esercizio delle prestazioni radiologiche complementari alla propria professione", continua la nota dell'ANDI.
"Complementarietà -scrive il segretario sindacale ANDI Alberto Libero- significa maggiore tutela della salute del paziente, perché qualsiasi tipo di indagine radiografica eseguita direttamente in studio con apparecchiature utilizzate da odontoiatri, consente di ottenere quella accuratezza diagnostica ricercata in relazione allo specifico dubbio di patologia pregressa o in atto".
Segretario sindacale ANDI che ricorda che "l'utilizzo di apparecchiature radiologiche è necessariamente legato alla complementarietà, inserita in un percorso diagnostico relativo alle cure dei propri pazienti; ne deriva l'impossibilità di refertare, di compiere atti medici radiologici a favore di pazienti non in cura presso lo studio, di utilizzare forme pubblicitarie scorrette che enfatizzino l'uso di tali apparecchiature".
"Non si può mettere in discussione il corretto esercizio della professione ed il diritto di svolgere esami di radiologia come la legge ci autorizza. Stiamo trattando non solo di norme ma di principi etico deontologici a favore della salute del cittadino", conclude Libero.

Sulla stessa linea anche AIO che attraverso il suo presidente Pierluigi Delogu ricorda come l'articolo 2 del decreto legislativo 187/00 comma 2b consente al dentista di fare diagnosi complementari alla propria prestazione.
"Nessun'altra norma -commenta il presidente Delogu- ci impone autorizzazioni particolari. Anzi, già nel 2005 il Ministero del lavoro ripeté che l'odontoiatra può tenere in studio e utilizzare gli ortopantomografi".
Nel 2010, ricorda AIO, il Ministero della Salute ha pubblicato una Raccomandazione sull'uso della Tac Cone-beam 3D e ha detto che medico e specialista possono usarla se l'intervento dello strumento è:

-        contestuale, lo stesso giorno dell'erogazione della prestazione o prossimo ad essa;

-        integrato, cioè volto a migliorare la prestazione;

-        indilazionabile, cioè il paziente abbia interesse a non rimandarlo

-        giustificato, c'è in definitiva interesse per la salute del paziente a esporlo ai raggi x

-        ottimizzato, va usata la dose minima compatibile con la riuscita dell'esame».

Per il segretario AIO Raffaele Sodano "l'esposto ha, da un lato, il sapore di un procurato allarme per il paziente/cittadino/utente, dall'altro, è in grado di determinare le solite ricadute sulla credibilità e correttezza dell'agire quotidiano di una professione odontoiatrica troppo spesso messa in discussione". Avremmo preferito una mail o una telefonata per incontrarci e chiarire, dice Sodano.

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