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27 Marzo 2015

Il preventivo efficace: come impostarlo, come presentarlo. Anche la "forma" ha la sua importanza


Sviluppare il proprio studio dentistico significa, tra l'altro, organizzare al meglio le attività di proposta dei vari servizi offerti. Se fino a pochi anni fa poteva essere insolito configurare il rapporto tra lo studio dentistico e il paziente come attività di vendita di un servizio, oggi il cambiamento del mercato e l'ingresso di nuovi attori impongono la revisione del metodo di approccio al cliente. Questo senza venir meno ai necessari requisiti di professionalità e competenza clinica dell'odontoiatra, ma anzi mettendone in luce il valore.

In quest'ottica il preventivo dovrebbe essere non soltanto un mezzo per comunicare un piano di cure o formalizzarne il prezzo, ma qualcosa di più.

In primo luogo il preventivo è lo strumento principale di comunicazione scritta tra lo studio dentistico e il paziente; per di più, nel caso di importi consistenti, molto spesso il paziente richiede più di un preventivo a studi diversi, nella speranza di compiere una scelta più consapevole e valutare più opzioni.
Se dunque il nostro preventivo deve essere scelto tra altri, deve diventare un modo per far emergere e mettere in luce i motivi per cui il paziente dovrebbe avvalersi del nostro studio in generale, e in particolare dello specifico servizio di cura dentale proposto nel piano di cure da noi elaborato.
Inoltre, se il preventivo è uno strumento di comunicazione, esso di fatto fa parte di una "famiglia" composta da tanti altri strumenti: il biglietto da visita, la brochure di presentazione dello studio, l'insegna, il sito web.
Poichè il paziente "incontra" questi strumenti nel corso delle varie fasi della sua interazione con lo studio, dovrebbe percepirli come parte di un tutto unico; in questo modo i vari strumenti si rafforzano l'un l'altro,  contribuiscono a costruire il brand e a confermare l'immagine di professionalità e la percezione di affidabilità dello studio dentistico.

Quindi preventivo, sito, targa, cartelletta portadocumenti, ed eventuali gadget o oggetti di merchandising (spazzolino, contenitore porta protesi, ecc.) ecc. dovrebbero essere coordinati per quanto riguarda il carattere tipografico utilizzato, i colori, le immagini, il logo, l'impostazione grafica.
Molto spesso questo non avviene, in quanto i vari strumenti sono stati progettati e realizzati in tempi diversi e da persone diverse. La soluzione pratica? In primo luogo, raccogliere o stampare i vari strumenti; quindi valutarne la coerenza e l'impressione di appartenenza alla stessa "famiglia"; infine eliminare o sostituire quelli evidentemente fuori posto o obsoleti, iniziando da quelli che è più semplice, veloce e meno costoso riprogettare da capo. A volte però bastano dei piccoli aggiustamenti per sistemare la percezione di unitarietà nei materiali di comunicazione, per esempio nei caratteri tipografici o font.

Essi possono appartenere a tre famiglie:
• graziati o serif (Times New Roman, Garamond);
• non graziati o bastone o sans serif (Helvetica, Arial);
• calligrafici (Brush Script). 

Le "grazie" sono i piedini che stanno alla base delle lettere. Non ci sono regole precise per la scelta di tipo di carattere, anche se è buona norma, nel nostro settore,  evitare i caratteri calligrafici,  solitamente meno leggibili. E' bene utilizzare uno o al massimo due font, e se si fa questa scelta, è opportuno che essi non siano troppo simili tra loro, perché il documento potrebbe in tal caso apparire confuso; dunque, se si decide di utilizzare due caratteri tipografici,  è preferibile che uno sia graziato e uno non graziato.

Una volta scelto il font da adottare, è bene che resti costante nel tempo e nei vari documenti prodotti.
Per scaricare e installare caratteri tipografici insoliti (ma senza esagerare! Per esempio, Charis tra i graziati e Cabin tra i non graziati sono font semplici e di buon gusto) un'ottima fonte è il sito Dafont.com.

Ni prossimi articoli proseguiremo con i suggerimenti per impostare e realizzare un preventivo professionale ed efficace, esaminando non solo l'aspetto grafico ma anche quello relativo alla struttura e ai testi utilizzati.

A cura di: Cristina Mariani, esperta di economia e marketing, scrittrice, docente in gestione di impresa dentale www.cristinamariani.it

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