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03 Luglio 2015

Sette medici indagati per la morte di un paziente a seguito di ascesso dentale. I consigli nel trattare la patologia


In provincia di Frosinone nei gironi scorsi sono stati indagati sette medici per la morte di un uomo di 46 anni deceduto a causa di una infezione causata da un ascesso dentale.
Nella primavera del 2010 l'uomo affetto da un ascesso si rivolge, visto il peggiorare dell'infezione, al pronto soccorso locale e poi viene trasferito al reparto di Otorinolaringoiatria. Visto il continuo peggioramento delle condizioni cliniche, il paziente viene trasferito al Policlinico Umberto I di Roma ma, dopo alcune settimane, muore a seguito delle complicanze nate dall'infezione.

"Un caso sicuramente limite che non può essere commentato senza conoscere nel particolare la situazione clinica"commenta il prof. Giovanni Lodi, docente di Patologia Orale e Evidence Based Dentistry all'Università degli Studi di Milano e Direttore Scientifico di Dental Cadmos. "A questo mi sento di aggiungere che in presenza di un esito negativo di una malattia, non necessariamente ci deve essere la colpa di qualcuno. Talvolta, quello che si scambia per malasanità è semplicemente l'esito della combinazione di fattori sfavorevoli. In un caso come questo ad esempio, una infezione resistente e un ospite immunodepresso possono trasformare una condizione apparentemente banale come un ascesso, in una infezione letale".
 
Il fatto ricorda molto quanto avvenuto a Palermo qualche tempo fa dove, anche in quel caso, era morta una paziente a seguito di un ascesso dentale trascurato.

Ma come si deve comportare il dentista di fronte ad una paziente affetto da un ascesso dentale?

"E' fondamentale identificare l'elemento dentario da cui il problema è originato, trattarlo e, se possibile, drenare l'ascesso",ricorda il prof. Lodi. "La terapia antibiotica è molto importante, in particolare nei soggetti più a rischio di complicanze. Per le infezioni odontogene l'amoxicillina rimane un ottimo farmaco di prima scelta. Dopo questi interventi, è necessario seguire l'evoluzione del problema, fissando una visita di controllo a distanza di tre-quattro giorni, così da verificare gli effetti dei trattamenti. In mancanza di meglio, anche una telefonata può essere sufficiente per assicurarsi della evoluzione del caso. In assenza di un significativo miglioramento, o alla comparsa di segni di una progressione, quali febbre, trisma, tumefazioni del pavimento orale, è necessario indagarne le possibili cause, che possono essere legate alle caratteristiche dei microorganismi coinvolti (es. resistenze) o a quelle dell'ospite (es. immunodepressione). Se la nostra esperienza non ci è d'aiuto, può essere una buona idea riferire il paziente a centri di secondo livello o a cliniche universitarie.

"Anche la compliance del paziente è molto importante", conclude il prof. Lodi ricordando, inoltre, come alcune ricerche abbiano messo in relazione un aumento di casi come questo, con la crisi economica che tiene lontano i pazienti dagli studi dentistici.

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