Lo studio analizza un protocollo restaurativo che integra tecnologie additive e sottrattive, con l'obiettivo di ottimizzare le procedure cliniche nella gestione conservativa di elementi posteriori compromessi
L'integrazione tra scansione intraorale, stampa 3D e sistemi CAD/CAM sta ridefinendo il modo in cui vengono pianificate e realizzate le riabilitazioni restaurative indirette. Un case report pubblicato sul Journal of Esthetic and Restorative Dentistry descrive l'applicazione clinica di un workflow completamente digitale per la riabilitazione di due molari mandibolari mediante restauri parziali indiretti in composito, evidenziando i vantaggi di un approccio che combina tecnologie additive e sottrattive con protocolli adesivi contemporanei.
Obiettivo dello studio
L'obiettivo del lavoro è stato quello di descrivere la riabilitazione di molari posteriori attraverso un flusso di lavoro interamente digitale che ha integrato scansione intraorale (IOS), produzione di restauri provvisori mediante stampa 3D e realizzazione di restauri definitivi in composito ottenuti tramite fresatura CAD/CAM. Gli autori hanno inteso evidenziare come questa integrazione possa contribuire a ottenere risultati clinici predicibili in termini di funzione, adattamento marginale ed estetica.
Materiali e metodi
Il caso ha riguardato una paziente di 51 anni che lamentava problemi estetici a carico dei denti 36 e 37. L'esame clinico e radiografico aveva evidenziato la presenza di un'estesa restaurazione in composito sul primo molare e di un'ampia restaurazione in amalgama atipica sul secondo molare, associata a una riparazione in composito della cuspide distobuccale.
Il piano terapeutico prevedeva la sostituzione delle restaurazioni esistenti con restauri indiretti in composito CAD/CAM. Dopo l'isolamento con diga di gomma, le vecchie restaurazioni sono state completamente rimosse. Nel secondo molare i canali radicolari sono stati sigillati con un cemento vetroionomerico modificato con resina; successivamente è stato applicato un sistema adesivo a due passaggi. La ricostruzione è stata completata mediante una resina bulk-fill flowable utilizzata come resin coating e una resina composita convenzionale per il build-up coronale.
Entrambi i denti sono stati quindi preparati per restauri indiretti parziali e acquisiti digitalmente tramite scanner intraorale. I file STL ottenuti sono stati trasferiti al software CAD per la progettazione sia dei modelli sia dei restauri provvisori. Questi ultimi sono stati stampati in 3D, rifiniti, lucidati e cementati provvisoriamente. Parallelamente sono stati realizzati i restauri definitivi mediante fresatura di blocchetti in composito CAD/CAM.
Prima della cementazione definitiva, i restauri sono stati sottoposti a sabbiatura con ossido di alluminio, silanizzazione, caratterizzazione estetica e lucidatura. La cementazione adesiva è stata eseguita utilizzando composito convenzionale preriscaldato come materiale cementante. Dopo il posizionamento sono stati verificati e corretti i contatti interprossimali e l'occlusione, seguiti dalla lucidatura finale.
I risultati
L'aspetto più rilevante emerso dal caso clinico riguarda la capacità del workflow digitale di garantire elevata riproducibilità tra fase provvisoria e fase definitiva. Gli autori sottolineano come l'impiego degli strumenti digitali abbia consentito "un'eccellente adattabilità dei restauri alle strutture dentarie e ai modelli stampati", evidenziando una notevole corrispondenza marginale tra i manufatti provvisori ottenuti mediante stampa 3D e i restauri definitivi fresati.
Secondo i ricercatori, il workflow adottato ha permesso una gestione clinica "precisa, efficiente e predicibile", riducendo significativamente le fasi di pianificazione, prototipazione e tempo alla poltrona. La combinazione di scansione intraorale, progettazione digitale e tecnologie CAD/CAM ha reso possibile una riabilitazione conservativa dei denti posteriori mantenendo una quantità significativa di tessuto dentale sano.
Gli autori riportano che il restauro finale ha consentito il recupero della funzione masticatoria, un adeguato adattamento marginale e una soddisfacente integrazione estetica. Inoltre, la fase provvisoria ottenuta mediante stampa 3D ha svolto un ruolo diagnostico importante, permettendo di verificare contorni, occlusione e integrazione estetica prima della realizzazione definitiva. Questo approccio ha favorito una seduta di cementazione più controllata e prevedibile.
Particolarmente interessante è la riflessione degli autori sul ruolo differenziato delle tecnologie additive e sottrattive. Pur riconoscendo i progressi della stampa 3D, i ricercatori evidenziano che le prove cliniche disponibili per l'utilizzo di restauri posteriori definitivi stampati in 3D sono ancora limitate. Al contrario, i restauri in composito CAD/CAM ottenuti per fresatura presentano dati clinici più consolidati e prestazioni documentate favorevoli. Per questo motivo, nel protocollo descritto, la stampa 3D è stata riservata alla produzione di modelli e provvisori, mentre i restauri definitivi sono stati realizzati con tecnologia sottrattiva.
Le implicazioni cliniche
Le indicazioni cliniche che emergono dal lavoro sono di particolare interesse per i professionisti che desiderano implementare protocolli digitali conservativi. Il caso dimostra come l'integrazione di IOS, stampa 3D e CAD/CAM possa ottimizzare il percorso terapeutico nelle restaurazioni indirette parziali posteriori.
Dal punto di vista operativo, la stampa 3D dei provvisori consente una produzione rapida e affidabile, mantenendo funzione ed estetica durante la fase intermedia del trattamento. Parallelamente, l'utilizzo di restauri definitivi in composito CAD/CAM offre il vantaggio di proprietà meccaniche adeguate ai settori posteriori, di un modulo elastico più vicino a quello della dentina e della possibilità di riparazione intraorale in caso di fratture localizzate o usura occlusale.
I ricercatori sottolineano inoltre che il successo del protocollo dipende dall'applicazione rigorosa delle procedure adesive. Sabbiatura, condizionamento, silanizzazione e adesivizzazione rappresentano passaggi fondamentali per favorire il legame micromeccanico e chimico tra restauro e substrato dentale. Analogamente, l'impiego di composito preriscaldato come cemento adesivo ha mostrato vantaggi in termini di adattamento marginale e proprietà meccaniche del sistema restaurativo.
Un ulteriore aspetto pratico riguarda l'interoperabilità dei sistemi digitali. Gli autori osservano che il caso è stato realizzato utilizzando componenti perfettamente compatibili tra loro e avvertono che l'integrazione di dispositivi appartenenti a produttori diversi potrebbe rappresentare una limitazione operativa per lo scambio dei dati e la continuità del workflow digitale.
Conclusioni
Il caso clinico mostra come un workflow completamente digitale, basato sull'integrazione di scansione intraorale, stampa 3D per provvisori e fresatura CAD/CAM dei restauri definitivi, possa rappresentare una soluzione efficace per la riabilitazione conservativa dei settori posteriori.
Come affermano gli stessi ricercatori, questa strategia ha consentito di ottenere "risultati clinici predicibili" e di semplificare l'esecuzione del trattamento, preservando al contempo la struttura dentale sana.
Pur trattandosi di un singolo caso clinico e richiedendo quindi ulteriori conferme mediante studi controllati e follow-up a lungo termine, l'esperienza descritta supporta l'impiego dei workflow digitali completi come opzione affidabile per la gestione di restauri indiretti complessi e minimamente invasivi. In particolare, la sinergia tra tecnologie additive e sottrattive emerge come uno strumento concreto per migliorare precisione operativa, efficienza clinica e qualità del risultato restaurativo finale.
Per approfondire:
Chairside Digital Workflow With 3D Printing and CAD/CAM for Partial Restorations
Photo Credit: Journal of Esthetic and Restorative Dentistry
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