"Se non fossimo intervenuti l'amalgama dentale sarebbe stata bandita in brevissimo tempo e gli adempimenti a carico degli studi odontoiatrici sarebbero stati molto più pesanti e pressanti".
Così Marco Landi (nella foto), presidente del CED (Council of European Dentists), ad Odontoiatria33all'indomani della nota inviata alle associazioni nazionali di dentisti dei 30 Paesi europei aderenti al CED.
Sulla materia nel maggio 2017 la UE ha emanato un regolamento sull'utilizzo del mercurio entrando nel merito, anche, dell'amalgama dentale.
Il regolamento prevede la riduzione graduale dell'amalgama, dal 1 luglio 2018 ed dal primo gennaio 2019 in Europa entrano in vigore vincoli sull'utilizzo e rimozione dell'amalgama dentale, norme in parte già in vigore in Italia dal 2001. Questo quanto prevede il regolamento Europeo:
I problemi per i 340.000 dentisti europei potrebbero arrivare dal primo gennaio 2019 quando gli "operatori degli studi odontoiatrici che utilizzano l'amalgama dentale o rimuovono otturazioni contenenti amalgama dentale ovvero denti con tali otturazioni, devono garantire che il proprio studio sia dotato di separatori di amalgama per trattenere e raccogliere le particelle di amalgama, incluse quelle contenute nell'acqua usata".
Ma la data rilevante è quella del 1° luglio 2019, entro la quale ogni Stato membro definisce un piano nazionale concernente le misure che intende attuare al fine di eliminare gradualmente l'utilizzo dell'amalgama dentale. Ricordiamo che la norma UE mira a prevenire i danni che il mercurio provoca nell'ambiente.
Proprio per guidare le singole associazioni nazionali nell'opera di confronto con i singoli ministeri della salute al fine di elaborare congiuntamente i piani di azione nazionali sul tema, il CED ha elaborato delle linee guida.
"In questa fase -spiega Marco Landi- il CED ha un ruolo di coordinamento e supporto ai Paesi Membri, la palla passa dall'Europa (che dovrà ancora elaborare alcune circolari esplicative) ai Ministri della Salute dei singoli Stati membri per definire le regole di applicazione del regolamento UE".
Il nodo centrale per gli studi odontoiatrici italiano sarà quello dei separatori d'amalgama (visto che l'utilizzo dell'amalgama è sempre più limitato) che stando al regolamento UE dovranno essere in dotazione per ogni riunito dello studio mentre per ANDI (che ha già inviato tempo fa una nota in tal senso al Ministero della Salute) devono essere "montati" solamente sui riuniti utilizzati per rimuovere le otturazioni in amalgama.
Una questione non trascurabile visto che, da un recente sondaggio effettuato da Odontoiatria33 su un campione rappresentativo di studi odontoiatrici, solo il 27% degli studi ha un riunito mentre il 47% ne ha due ed il 17% tre e secondo i dati della distribuzione attualmente in Italia sono circa il 10% i riuniti dotati di separatore d'amalgama.
Per adeguare il proprio studio alla normativa, spiega ad Odontoiatria33 Maurizio Quaranta, vice presidente dell'Associazione europea che rappresenta i depositi dentali, due sono le strade. La prima è quella di istallare un separatore d'amalgama "centralizzato", ovvero sui motori aspiranti di ultima generazione. Questo è il sistema più pratico, con un unico intervento si risolve il problema per tutti i riuniti in dotazione. Il costo si aggira dai 500 euro (per i modelli più recenti) fino ai 3mila euro.
Se non dispone di un sistema centralizzato di aspirazione, l'unica soluzione possibile è quella di applicare il separatore d'amalgama al singolo riunito, sia dentro il riunito (se possibile) oppure all'esterno dello stesso. In entrambi i casi il costo per l'intervento parte dai 2mila euro.
Ovviamente oltre al costo del separatore di amalgama sarà necessario effettuare la corretta manutenzione e lo smaltimento dell'amalgama recuperata.
Nor.Mac.
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