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20 Febbraio 2006

Un ospite all’editoriale. I nervi scoperti della nostra “Scuola”

di Oreste Iocca


Caro Direttore,
sono uno studente iscritto al corso di laurea in Odontoiatria presso l'Università "Magna Graecia" di Catanzaro. Mi pongo delle domande sull'evoluzione della mia futura professione e, di conseguenza, sul mio avvenire personale. Ho avuto modo di documentarmi sulla figura dell'odontoiatra in vari Paesi, come Usa, Cina, Cile, Argentina, Inghilterra ed altri. Esaminando il percorso formativo e il ruolo del dentista in queste nazioni, è emersa tale situazione: ad una forte base teorica è associata un'intensa pratica clinica. Al termine del corso di studi si ha possibilità di scelta tra la pratica generale oppure un postgraduate training in varie specialità, come radiologia, chirurgia dento-maxillo-facciale, patologia e medicina orale, odontologia forense e via esemplificando. Beninteso, queste specializzazioni post-laurea non vengono considerate come una sorta di perfezionamento generico, ma vere e proprie specialità, che trovano una loro precisa collocazione in strutture pubbliche o private.
In confronto ai percorsi che i colleghi di altra nazionalità possono seguire, lo studente di odontoiatria italiano vive una realtà totalmente diversa. A parte la formazione di base, quel che mi lascia più perplesso è ciò che l'odontoiatra si trova di fronte dopo la laurea. Egli ha una sola scelta: conseguire esperienza in studi privati, corsi di perfezionamento o master. Pochi decidono di specializzarsi, nelle uniche possibilità offerte: chirurgia orale o ortognatodonzia (peraltro attualmente non retribuite).
Ma ciò che mi fa provare sincera invidia verso il collega argentino, statunitense o inglese è la specializzazione in chirurgia maxillo-facciale, quasi universalmente riconosciuta di pertinenza odontoiatrica. In Italia, come Lei ben sa, accade esattamente il contrario: la chirurgia maxillo-facciale è aperta solo ai medici-chirurghi, mentre i corsi specialistici per l'odontoiatra sono limitati alle due specialità di cui sopra. Forse il dentista non ha sufficienti nozioni di medicina generale? Chi frequenta il mio corso di studi è ben consapevole della preparazione fornita in materia di patologia generale, medicina interna, igiene e quant'altro.
Chiudo la missiva ponendoLe questi interrogativi: è mai possibile che l'Italia debba rimanere arretrata, come al solito in campo scientifico, non riconoscendo al professionista in campo dentale ciò che gli spetta? È possibile che uno studente come me debba progettare il proprio futuro pensando di emigrare per un tempo indefinito all'estero pur di specializzarsi ed essere valorizzato in quello per cui si sente più portato?
Oreste Iocca



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