Il diabete rappresenta una delle patologie che, per tipologia di insorgenza e modalità di diagnosi, si prestano maggiormente a delle valutazioni specifiche.
I riflessi che la malattia diabetica ha nei confronti dei tessuti orali è noto da molto tempo; una suscettibilità maggiore a incorrere in malattia parodontale, con tutte le conseguenze che una sua rapida evoluzione può portare, è nota da molto tempo.
Questa suscettibilità ha un'eziologia multifattoriale, coinvolge la sfera genetica della malattia stessa e, come tale, è più difficilmente dominabile.
E' altresì vero che il controllo scrupoloso degli indici glicemici attenua, e non di poco, l'insorgenza di segni e sintomi tipici delle sofferenze parodontali quali sanguinamento gengivale, retrazione o ipertrofia della gengiva marginale sino all'esplosione di quadri acuti tipici degli ascessi parodontali.
Sulla base di queste preliminari e assai note considerazioni è utile però fare una riflessione non secondaria: il paziente odontoiatrico giunge all'osservazione dell'odontostomatologo un numero di volte largamente superiore a quello con cui si presenta al proprio medico curante.
Verificare, in presenza di un quadro parodontale diffusamente sofferente, lo stato di salute generale del paziente che, magari per noncuranza, può non essere al corrente di uno stato di malattia diabetica, risulta essere di grande utilità.
Come altrettanto utile può essere l'indagine preliminare sullo stato di rischio intercorrente in pazienti notoriamente diabetici che abbiano difficoltà nel controllare i livelli glicemici; la mancanza di tale sorveglianza può determinare delle complicanze nei processi di guarigione delle ferite che, eventuali interventi, più o meno estesi, potrebbero provocare.
La mancata risoluzione di procedure chirurgiche nei pazienti diabetici non è comunissima ma è altrettanto evidente un chiaro rallentamento nell'evoluzione dei processi di guarigione.
In definitiva, a un paziente notoriamente diabetico non sono assolutamente precluse le cure odontoiatriche, anzi la conoscenza dei rischi limiterà le possibili sequenze post-operatorie quando queste siano legate a procedure di tipo chirurgico; per contro, il rilevare, da parte dell'odontoiatra, situazioni parodontali particolarmente gravi e refrattarie alla terapia causale oppure osservare una certa lentezza nei processi di guarigione dopo interventi chirurgici devono essere presi come segni che generano il sospetto di una problematica di tipo diabetico, che meriterebbe indagini più serie da parte del medico curante.
Questo, ovviamente, senza creare inutili allarmismi nel rispetto dei ruoli e dei rapporti che un buon odontostomatologo dovrebbe avere con i colleghi di altre discipline nell'interesse primario della tutela del paziente.
A cura di: prof. Massimo Gagliani, Coordinatore Scientifico area odontoiatrica Gruppo EDRA
Per approfondire:
DIABETE E PROCEDURE CLINICHE
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