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13 Settembre 2011

Una disciplina che ha cambiato il modo di fare odontoiatria

di Norberto Maccagno


L’implantologia ha radicalmente cambiato il modo di intendere l’odontoiatria e la protesica in particolare. Più di ogni altra prestazione, offre al paziente una palpabile sensazione di beneficio clinico: si pensi a un portatore di protesi totale che grazie agli impianti può tornare a masticare “con i propri denti”.
Il paziente, spiegano autorevoli esperti, grazie all’implantologia ha la percezione di essere al centro di un piano di trattamento che lo vede protagonista, con l’offerta di un risultato finale predicibile, piacevole e duraturo nel tempo, non condizionato da interventi molto invasivi, dolorosi e prolungati che connotarono l’implantologia pioneristica di 30-40 anni fa.
Pur essendo una disciplina relativamente giovane, l’implantologia, sotto la spinta della biologia moderna e della ricerca clinica e industriale, ha conosciuto già molte trasformazioni, migliorandosi e offendo soluzioni sempre più alla portata di molti professionisti, consentendo di risolvere situazioni cliniche sempre più varie. Tanto che anche il nostro Premier ha beneficiato di queste possibilità cliniche.
Ma come spesso accade sono i numeri a certificare quanto l’implantologia sia la protagonista dell’odontoiatria mondiale.
Due miliardi e 636 milioni di dollari è il valore del mercato mondiale nel 2010. Nonostante ci siano moltissimi marchi di produttori - in Italia si stimano intorno alle 300 aziende - il mercato mondiale, secondo i dati pubblicati dal Dental Industry Review (edizione gennaio 2011), è in mano a sei marchi: Nobel Biocare (797 milioni di dollari il fatturato nel 2010 per la divisione implantologia); Strauman (694 milioni di dollari); Biomet 3i (293 milioni di dollari); Zimmer Dental (217 milioni di dollari); Dentsply Int. (210 milioni di dollari).
Tutte le altre aziende insieme hanno fatturato, nel 2010, 425 milioni di euro.
Un mercato che, nonostante la crisi, è in crescita: a livello mondiale nel 2010 è aumentato dell’1,3% e nel prossimo decennio ci si aspetta uno sviluppo esponenziale dei trattamenti implantari. Sviluppo che una ricerca condotta da iDataResearch per il mercato americano prevede a due cifre già nel 2013.
Il mercato potenziale per i trattamenti implantologici è enorme. L’American Association of Oral and Maxillofacial Surgeons ha verificato che oltre il 69% degli adulti di età compresa tra i 35 e i 44 anni hanno perso almeno un dente; il 26% della popolazione americana sarà presto edentula.

In Italia
I dati dell’andamento in Italia si fermano al 2008: il mercato vale 248,6 milioni di euro, registrando un incremento dal 2005 del 7%. Secondo i cluster degli studi di settore 2008 (gli ultimi pubblicati dall’Agenzia delle Entrate) sarebbero 18.796 i dentisti fiscalmente attivi che praticano l’implantologia.
Per capire più nel dettaglio il mercato interno ci viene in aiuto una ricerca presentata a fine 2010 dalla Key-Stone, istituto specializzato nel settore salute e benessere, svolta su un campione rappresentativo di oltre 800 dentisti ed effettuata in collaborazione con la Sio, la Società italiana di implantologia osteointegrata: dall’analisi emerge che due terzi degli studi dentistici italiani, prevalentemente quelli più grandi, praticano l’implan-tologia.
Gli studi dentistici che effettuano questo tipo di interventi sono oltre 24.000: di questi poco più del 20% si avvale di un consulente esterno e il 13% si dichiara “specializzato in implantoprotesi”.
La percentuale di studi che praticano questa disciplina aumenta del 5% all’anno, passando dal 55% del 2006 al 67% del 2010.
La specializzazione - dichiarata - del professionista sembra essere un fattore che conquista una fiducia maggiore da parte del paziente, visto che coloro che si dicono specializzati e iscritti a società scientifiche, nonostante non esista una specialità in implantologia, hanno un numero più elevato di assistiti. In particolare, rileva la ricerca, i dentisti che hanno più di dieci anni di esperienza in chirurgia impiantare vantano mediamente un numero doppio di pazienti rispetto a chi pratica questa disciplina da meno di cinque anni.
Dal punto di vista clinico le nuove tecniche implantari cominciano a essere utilizzate da un numero sempre maggiore di professionisti: così la chirurgia guidata assistita è praticata dal 13% del campione che, a sua volta, tratta mediamente il 12% dei pazienti, e l’implantologia a carico immediato è utilizzata, sia pur occasionalmente, dalla metà degli intervistati, che utilizzano questa metodica per il 10% degli impianti.
La proiezione statistica sul totale dell’universo di riferimento porta a stimare a circa 900.000 i pazienti che sono stati sottoposti a trattamenti implantari nell’ultimo anno, con una media di circa 40 per ogni studio dentistico. Un fenomeno particolarmente sviluppato nel Nord Italia e negli studi di più antica apertura. “Nel Centro Sud” spiegano dalla Key-Stone “il numero inferiore di pazienti è probabilmente dovuto anche a una maggiore presenza di studi di piccole dimensioni. Gli studi meno recenti hanno una base di pazienti leggermente più ampia, probabilmente grazie a una clientela maggiormente consolidata. Più significativo è un altro dato: all’aumentare delle dimensioni, aumenta il numero medio di pazienti, anche se non in maniera proporzionale. il valore medio di pazienti in più per chi ha un riunito ammonta a 19, a 32 per chi ne ha due e a 58 per le strutture con tre o più unità operative.”
E i pazienti italiani sembrano apprezzare questa terapia perché probabilmente, oggi, la conoscono. Infatti il 60% dei dentisti dichiara che i pazienti arrivano in studio già informati sulle possibilità offerte dalla chirurgia impiantare. E secondo l’opinione dei 3/4 degli implantologi, sempre più spesso l’assistito è già deciso a sottoporsi a un trattamento. “È soprattutto l’idea del risparmio, non solo economico ma anche biologico, a guidare le scelte dei pazienti” spiega Roberto Rosso, presidente Key-Stone, “poiché grazie all’implantologia si possono effettuare riabilitazioni riducendo il numero di elementi protesici. D’altro canto, ancora una volta è dimostrato come siano i dentisti più evoluti, da un punto di vista professionale e imprenditoriale, a ottenere migliori risultati in termini di pazienti e volumi, a dimostrazione di una domanda fortemente influenzata dalla qualità dell’offerta di prestazioni odontoiatriche.”

 
 

GDO 2011;6

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