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11 Ottobre 2011

Endodonzia: una ricerca indaga gli insuccessi

di Cosma Capobianco


L’endodonzia è una delle branche o-dontoiatriche più a rischio di complicazioni e insuccessi. Uno degli autori italiani più noti, Fabrizio Montagna, nel suo libro edito da Elsevier (Atlante di odontoiatria medico-legale) la riporta al secondo posto nella classifica delle cause di contenzioso. È una specialità impegnativa, laboriosa, dispendiosa per tempo, materiali e mal di collo e, per certi versi, poco gratificante. Non dà, infatti, al paziente e agli operatori le immediate soddisfazioni della conservativa e della protesi né il paziente può adeguatamente rendersi conto di quanto sia importante. È un lavoro, come capita spesso, tanto importante quanto nascosto, nel vero senso del termine.

L’insuccesso
Le cause di insuccesso che più spesso portano a innescare il contenzioso sono l’otturazione canalare insufficiente o eccessiva, le perforazioni e le fratture radicolari, l’estrusione di materiale oltre apice e le fratture di strumenti. In tema di fratture radicolari verticali (FRV) è uscito pochi mesi fa un interessante articolo sulla rivista International Endodontic Journal (Rosen E et al. Medico-legal aspects of vertical root fractures in root filled teeth. 2011 Sep 5. doi: 10.1111/j.1365-2591.2011.01938.x. epub ahead of print) nel quale si trovano alcune informazioni utili per l’attività clinica quotidiana. Gli autori, tre specialisti dell’università di Tel Aviv coadiuvati da uno svedese e dall’italiano Silvio Taschieri dell’università di Milano, hanno esaminato 77 casi di FRV che hanno portato alla perdita del dente e a un’azione legale contro il dentista. Non esistono statistiche precise sull’incidenza della FRV ma alcuni studi riportano che colpisce tra l’11 e il 20% dei denti estratti.
Obiettivo della ricerca era quello di capire l’impor-tanza delle seguenti variabili: età, sesso, sede anatomica, motivo del trattamento endodontico, presenza di perni, tempo trascorso tra i sintomi e la diagnosi, qualità dell’otturazione canalare.

I risultati
Tra i dati clinicamente più importanti che emergono dalla ricerca di Rosen, vi è il maggior rischio di FRV a carico dei premolari in genere e dei molari inferiori.
Il premolare si conferma così un dente infido: né canino né molare, dotato di una radice spesso attraversata da due canali e di diametro non sempre adeguato alla superficie masticante.
Meno male che le tendenze evoluzionistiche lo indicano in via di estinzione, verrebbe da dire. Il rischio, poi, aumenta in presenza di un perno (presente nella metà dei casi esaminati); gli autori, purtroppo, non li hanno distinti in base ai materiali e si limitano a consigliare di usarli solo dove realmente necessario per aumentare la ritenzione.
Strettamente connesso a questo aspetto è l’ottura-zione canalare: minore la sua qualità, maggiore il rischio di soccombere in caso di contenzioso; anche questo dato conferma le ricerche precedenti.
Nell’articolo di Rosen i denti con otturazioni scarse erano il 35%.
Non era influente, invece, sul rischio medico-legale il motivo della cura endodontica: che si trattasse di un dente vitale o affetto da patologia pulpare, non variava il rischio. Interessante anche la correlazione tra scarsa qualità dell’otturazione canalare e il ritardo diagnostico spiegabile col fatto che davanti a canali poco o male riempiti i sintomi non vengono generalmente attribuiti a una FRV ma all’insufficiente riempimento.
Infine, un dato curioso: si conferma la predisposizione femminile (60% dei casi) al contenzioso, già documentata da altri autori. Ancora non si sa se ci sia una base biologica: l’ipotesi finora è che il motivo stia in una maggiore prevalenza di pazienti donne all’interno degli studi odontoiatrici.

GDO 2011;11

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