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25 Ottobre 2011

Condizioni di lavoro e retribuzione dei neolaureati

di Norberto Maccagno


Stando al rapporto tra posti disponibili nelle università e aspiranti dentisti, che, per quanto riguarda i test di ammissione di settembre, è stato pari a quasi uno a dieci, sembrerebbe che l’odontoiatria sia, ancora, una tra le professioni più ambite.
Questa certezza, però, comincia a vacillare se analizziamo le scelte effettuate da coloro che sono entrati in graduatoria - dato che il test di ammissione, quest’anno, è stato unico per medicina e odontoiatria e che i primi classificati hanno dovuto scegliere l’una o l’altra facoltà, fino a esaurimento posti.
Dalle prime indiscrezioni, sembrerebbe che, in molti atenei, per trovare il primo studente che ha scelto di iscriversi a odontoiatria bisogna andare in fondo alla classifica. Morale: tra medicina e odontoiatria gli studenti sembrano preferire fare il medico.

Le preferenze degli studenti vanno a medicina
Cerchiamo allora di capire il fenomeno, andando a indagare quanto appeal abbia ancora la professione odontoiatrica.
In questo senso, due sono parametri che ci possono venire incontro e corrispondono a due domande che gli studenti spesso si pongono prima di effettuare la scelta dell’università: quanto tempo si impiega, una volta conseguita la laurea, a raggiungere guadagni sostanziosi e a quanto ammontano queste cifre.
Per dare una risposta a queste domande ci viene incontro Angelo Mastrillo, membro dell’Osservatorio professioni sanitarie del ministero dell’Università, che, sulla base di quanto emerso dal XII rapporto Alma Laurea 2010, ha messo a confronto i dati dei giovani laureati che si occupano di salute con altri laureati.

I valori di occupazione dopo la laurea
La possibilità di trovare uno sbocco professionale dopo la laurea in una delle professioni sanitarie e mediche è quasi una certezza, visto che il 97,2% dei laureati nel triennio 2007-2009 ha trovato una occupazione.
In particolare, a trovare un impiego già a un anno dalla laurea sono gli infermieri e le lauree sanitarie specialistiche in genere (95,1%), seguiti dai laureati in scienze motorie (76,1%) e quelli in assistenza socio-sanitaria (72,5%).
Fuori dalla classifica, i medici, visto che il 95,4% di loro scelgono, dopo la laurea, di iscriversi a una delle oltre 50 specialità a disposizione.
Per odontoiatria, la media nazionale degli occupati tra i laureati dal 2007 al 2009 è del 66%.
Sicuramente meglio di un coetaneo laureato in discipline geo-biologiche (47,1%), chimico-farmaceutiche (48,5%) o giuridiche (50,2%).
Dal punto di vista degli atenei, Varese (94%), Verona (88%) e Torino (86%) sono le università con il tasso più altro d’ingresso nel mondo del lavoro nel triennio dopo la laurea, mentre Messina (41%), Bari (45%) e L’Aquila (48%) quelle con il più basso. In generale, sotto la media nazionale si trovano gli studenti laureati nelle università del Centro-Sud, fatta eccezione per le due università sarde: Cagliari e Sassari (67% di studenti occupati per entrambe).

Questo dal punto di vista occupazionale, ma da quello del guadagno?
Se consideriamo i redditi dei giovani dentisti, sono allineati con quelli dei coetanei medici e di altri professionisti della salute. 1521 euro al mese lo stipendio di un infermiere neo laureato, 1378 euro quello di un medico, 1191 euro per un farmacista, 681 euro per un veterinario, 1300 per uno psicologo o un avvocato. E gli odontoiatri? Stando ai dati divulgati dal Servizio studi previdenziali e documentazionale dell’Enpam, il reddito medio dichiarato dai dentisti nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni è di 27.956,45 euro. Reddito che scende a circa 1500 euro al mese, se consideriamo quelli con meno di cinque anni di anzianità dalla laurea.
I dati dell’Enpam rivelano, però, che a differenza dei medici e della maggioranza degli altri neo laureati (prevalentemente dipendenti), i giovani dentisti entrano da subito nel mondo del lavoro, ma come liberi professionisti, con tutti i rischi del caso.

Leggi gli articoli sulla posizione della professione su laurea e abilitazione e sull'ipotesi di riforma

 
 

GDO 2011;11

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