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15 Maggio 2008

"Visto da fuori" - Bisogno di trasparenza?

di Norberto Maccagno


Considerate questo un Visto da fuori interlocutorio.
Volevo dedicarlo al nuovo ministro della Salute o al sottosegretario alla salute del dicastero del welfare, se decideranno di non istituire un dicastero ad hoc, ma devo consegnare il pezzo perché il giornale va in stampa e, a oggi, si sono appena insediate le Camere.
Confesso che l'argomento doveva essere un altro poi, questa mattina, accendendo il computer ho trovato i primi lanci di agenzia che davano notizia sulla possibilità di conoscere i redditi del 2005 di tutti i contribuenti.
Digito www.agenziadelleentrate.it e il gioco è fatto. Verso le nove del mattino la notizia era di dominio di pochi, questo mi ha consentito di navigare più o meno agevolmente per un'oretta. Come per molti italiani bramosi di conoscere il reddito del loto capo, il primo nominativo che ho cercato è stato quello del direttore di uno dei giornali con cui collaboro. Pensavo guadagnasse di più: per un po' smetterò di lamentarmi.
Poi un salto nella sezione dell'ufficio della mia città per sbirciare i redditi di alcuni amici, del compagno di mia sorella. Quando cerco il reddito del conduttore radiofonico che sta trasmettendo in quel momento sulla radio che solitamente ascolto, comincio ad accorgermi che la cosa non è poi molto interessante. Allora penso di utilizzare l'opportunità per realizzare un pezzo sui redditi degli odontoiatri "noti": presidenti delle associazioni sindacali, comunità scientifiche ecc. Di alcuni azzecco la città di residenza, di altri non trovo traccia. Dopo un'oretta di clic selvaggio, complice anche la sopravvenuta difficoltà di aprire i vari documenti pdf in tempi accettabili - probabilmente si era sparsa la voce e la gara a scoprire il reddito del vicino di casa o di scrivania era cominciata - ho deciso di desistere.
In realtà dai pochi redditi sbirciati qualche sorpresa l'ho trovata. Alcuni possono ampiamente giustificare la loro macchina sportiva, altri pensavo denunciassero di più.
Sulla possibilità di rendere pubblici su internet i redditi degli italiani anche io, come molti, ritiene che la cosa sia inutile e anche scorretta. Anche se mi sono avventato sugli elenchi. Questa convinzione a posteriori nasce dal fatto, che la possibilità data dall'Agenzia delle entrate, e poche ore dopo cancellata dal Garante della privacy, mi ha fatto tornare in mente alcune mail giuntemi da quando ho cominciato a firmare questo mio spazio anche con l'indirizzo di posta elettronica.
Non e-mail di commento: alcune arrivano direttamente, ma principalmente trovo le opinioni a quanto scrivo su forum dedicati ai dentisti e a cui io non posso accedere per motivare il mio pensiero. Ma mail di delazione anonime - chissà come fanno - o che mi giungono tramite indirizzi fittizi. Per darvi un'idea degli argomenti, alcuni esempi.
Quando recentemente scrissi un commento sui test di ingresso a odontoiatria truccati - proponendo provocatoriamente di assegnare i posti a coloro che dimostravano di avere la possibilità di lavorare in uno studio già avviato da un parente - mi arrivò una mail anonima che mi spiegava come i figli di un noto professore avessero fatto a iscriversi alla facoltà. Quando parlai di 93/42, oltre a leggere alcune stupidaggini che mi riguardavano su alcuni siti, mi arrivò una mail che segnalava che un ex presidente di un'associazione sindacale era iscritto al registro dei fabbricanti del ministero dalla Salute come socio in un laboratorio odontotecnico. Ho poi verificato sul sito ed era pure vero. Forse si trattava di un caso di omonimia.
Quindi, dopo il primo istinto verso il gossip, mi sono chiesto se il pubblicare i redditi dei vostri colleghi famosi sarebbe servito a qualcosa. Assolutamente no. Mi sembrava un'azione simile alla e-mail anonime che ricevo. Sarebbe utile chiedere a coloro che presiedono un'associazione, una società scientifica, ma anche solo gli organizzatori di eventi culturali, o pseudo tali, di rendere pubblica la loro storia, come svolgono la propria attività, se ricevano compensi o regali da aziende del settore, se l'evento organizzato è fatto per conto di una ditta che commercia prodotti che hanno pertinenza con il tema del congresso? Queste informazioni sarebbero utili per valutare l'operato di chi dice di lavorare per la professione, o solamente per valutare la pertinenza di un articolo scientifico, di un commento? Perde credibilità un opinionista che scrive, per esempio, contro i fondi e poi lavora o dirige in una struttura convenzionata? Perde credibilità chi scrive contro il profilo dell'odontotecnico e poi è direttore sanitario in un centro complesso in società con odontotecnici? Può avere una valenza scientifica diversa una ricerca sull'utilizzo di un determinato prodotto se questa è sponsorizzata - ma non dichiarata - dalla produttrice del prodotto stesso? Rendere di dominio pubblico, trasparente, quanto si fa nella propria professione può essere d'aiuto per capire le scelte o i motivi di un pensiero se si è un personaggio pubblico? Probabilmente no. Si può essere obiettivi anche se la propria situazione professionale porta verso una parte. Sempre se si è onesti con se stessi prima di esserlo con gli altri. Certo, conoscere i "dietro le quinte" non guasta ed è per questo che a volte, nelle interviste di noi giornalistici di settore - o forse solo di alcuni - cerchiamo, la prima volta che incontriamo un presidente o un relatore, di conoscere anche la sua storia professionale. Ma basta? E soprattutto, pensate sia cosa utile farlo? Oppure si induce il lettore a preconcetti? Riflettendo su questa ultima domanda e non sapendomi dare una risposta definitiva, per ora, ho deciso di cancellare dal mio computer i redditi cercati e anche le mail anonime.

GdO 2008; 7

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