Che il fluoro sia una risorsa contro la carie è oramai assodato, ma questa stessa sostanza può diventare un problema se assunta in maniera eccessiva. L’alimentazione e gli stili di vita dei bambini di oggi sono profondamente cambiati rispetto a quelli dei loro padri: per questo le Agenzie federali responsabili della salute pubblica degli Stati Uniti hanno rivisto la percentuale di fluoro presente nell’acqua, considerata ottimale in base alle valutazioni scientifiche e dell’efficacia dimostrata a 0,7 milligrammi per litro d’acqua. L’attuale indicazione, stabilita nel 1940, era da 0,7 a 1,2 milligrammi/litro.
“Questa revisione dei valori raccomandati” spiegano dall’Ada, l’Associazione dei dentisti Usa “potrà realmente contribuire a ridurre l’incidenza della carie nei denti, minimizzando il tasso di fluorosi nella popolazione”.
La US Environmental Protection Agency (EPA) afferma che la fluorizzazione dell’acqua è ancora importante per una buona salute dentale, ma i bambini, oggi, rischiano di ricevere troppo fluoro. L’ultima ricerca scientifica da parte del National Academies of Science (NAS) indica che i bambini americani ricevono il fluoro anche dagli alimenti e dalla chimica, cosa che non avveniva nei decenni scorsi. Questo aumento di fluoro, dicono gli esperti, sta causando nei bambini di 8 anni, ma anche in quelli più piccoli, molti casi di fluorosi dentale.
Ma è facile determinare la quantità assunta normalmente?
La normativa italiana, ma anche le linee guida o i dati in letteratura, e il mercato non aiutano i professionisti a determinare quanto fluoro assuma il piccolo paziente.
Partiamo dalle acque. Una delle raccomandazioni inserita nelle Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva pubblicate dal ministero della Salute nell’ottobre 2008 indica che “la fluoroprofilassi deve essere consigliata per tutti i soggetti in età evolutiva che vivono in aree con acqua a basso contenuto di fluoro (< 0,6 ppm)”. Ma quale è la presenza di fluoro “nell’acqua del sindaco” o in quella minerale acquistata al supermercato?
Il DL del 2 febbraio 2001, n. 31, “Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano” e il successivo DL di Attuazione della direttiva n. 2003/40/CE, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2003, impone un limite di fluoruri nell’acqua potabile del 1,5 mg per litro e un massimo assimilabile in 5 mg/l. Il limite è ben superiore a quanto indicato dalla normativa Usa.
Da una nostra ricerca non sembra che in Italia ci siano Regioni che effettuano programmi di fluorizzazione dell’acqua potabile; ma è anche difficile sapere la sua concentrazione. Siccome la normativa impone una concentrazione massima (1,5 mg/l), gli acquedotti rispettano questa normativa - o, almeno, dovrebbero; ma questo vuole dire che la concentrazione può essere anche di molto inferiore. Per esempio, nell’acquedotto del Monferrato la concentrazione di ione fluoro è di 0,1 mg/l.
Nessuna certezza anche per le acque minerali presenti negli scaffali dei nostri supermercati, dove le concentrazioni variano da produttore a produttore anche in modo significativo e molti di questi non ne indicano neppure la presenza.
Oltre all’acqua, c’è poi l’alimentazione dove è ancora più difficile da determinare la quantità di fluoro assimilato: l’Oms indica che mediamente l’assunzione di fluoro non medicale nei Paesi occidentali nel 2006 è da 0,6 a 2,5 mg al giorno fino ai 4 anni, da 0,7 a 2,1 dai 5 agli 11 e da 2,2 a 4,1 dai 20 anni in su.
Poi, si deve anche considerare l’assunzione di fluoro rilasciato dal dentifricio. Anche in questo caso bisogna stare attenti a quanto pubblicato sull’etichetta indipendentemente dalla dicitura Junior. Alcuni di quelli consigliati per l’utilizzo dei bambini sotto i 6 anni hanno una concentrazione di fluoro superiore ai 500 ppm raccomandati.
GdO5/2011
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