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15 Settembre 2007

"Visto da fuori" - Made in China

di Norberto Maccagno


Ho cominciato le vacanze rovistando nelle ceste dei giochi dei miei figli per scovare i giocattoli pericolosi. Selezionate Barbie e macchinine a rischio ho cercato, comunicato stampa e agenzie varie alla mano, di identificare quelli da ritirare.
Impresa ardua. Dopo un consulto che ha coinvolto anche mamma, nonni, zie, amici sono giunto alla conclusione che era impossibile stabilire quando i giocattoli erano stati acquistati e quindi quelli al piombo. Perché non mettono un numero lotto anche sui giochi come sugli impianti?
Risultato: ho lasciato perdere; non sarà una Barbie a compromettere la salute di mia figlia. Di certo respira più piombo in centro nell’ora di punta.

I giornali che da tempo non perdono l’occasione per ricordare il “pericolo giallo” dato dai prodotti “Made in China” hanno colto l’occasione per accomunare il fatto con altri legati alla contraffazione cinese: finti dentifrici della Colgate compresi. Pur non avendo, le due vicende, nulla da spartire.
I giocattoli pericolosi non sono clonati, ma fatti male e prodotti in Cina. La vicenda dei dentifrici clonati è totalmente diversa. In questo caso si trattava di tentare di spacciare un prodotto per un altro.

In breve il caso.
Nei primi giorni di luglio, dopo i sequestri avvenuti in Usa, Canada, Inghilterra, Spagna, i carabinieri dei Nas sequestrano migliaia di confezioni di dentifricio Colgate contraffatte provenienti da diversi paesi asiatici e contenenti sostanze nocive come il dieglicoletilene. I sequestri avvengono in ogni parte d’Italia. Le confezioni presentavano etichette scritte in varie lingue straniere, ma mai in lingua italiana salvo per una partita sequestrata a Caserta. La legge italiana sui cosmetici, che è poi la normativa di riferimento per i dentifrici, non permette che vengano commercializzati prodotti che non riportino sulle confezioni le informazioni in lingua italiana.
Nel suo libro “Gomorra” - Mondadori editore - Roberto Saviano, nel raccontare l’impero economico della camorra, sostiene che il 60 per cento delle merci che arrivano dalla Cina passano dal porto di Napoli. Possiamo quindi intuire come mai quei prodotti possano essere finiti ai grossisti e sulle bancarelle dei mercati napoletani. Ma non possiamo non chiederci come sia possibile che nessuno, dopo lo sdoganamento, abbia controllato se il prodotto poteva essere venduto sugli scaffali dei supermercati.

La cosa ha recato un danno, non solo d’immagine, alla Colgate, visto che nei giorni della psicosi da “dentifricio pericoloso” nei supermercati i prodotti Colgate erano venduti in “saldo”.
Il problema cinese è certamente quello della scarsa qualità dei prodotti. Diverso è quello dei controlli da parte di chi dovrebbe vigilare sulla conformità dei prodotti, secondo quanto scritto nelle nostre leggi, al fine di tutelare la nostra salute ma anche le imprese europee che rispettano le regole. E stiamo parlando di controlli che non richiedono analisi sofisticate. Basta guardare.

n.maccagno@d-press.it

GdO 2007; 12: 1, 14, 15

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