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17 Dicembre 2013

Test d'ingresso ad odontoiatria pienamente legittimo per la Corte Costituzionale

Il Consiglio di Stato l'aveva invece considerato incostituzionale

Con sentenza 302/2013, depositata l'11 dicembre scorso, la Corte costituzionale ha sancito la costituzionalità della legge  che prevede per l'accesso alle facoltà a numero chiuso (medicina, odontoiatria, professioni sanitarie, architettura) il test d'ingresso a livello nazionale.

La Consulta era stata chiamata a pronunciarsi sulla questione di costituzionalità sollevata dal Consiglio di Stato in particolare per la parte che riguarda la prova di ammissione da tenersi nello stesso giorno in tutta Italia e che non prevedeva la formazione di una graduatoria unica nazionale ma graduatorie per singoli atenei.

Per il Consiglio di Stato il sistema delle graduatorie per ateneo in luogo di una prova unica nazionale sarebbe lesivo degli artt. 3, 34 e 97 Cost in quanto l'ammissione al corso di laurea "non dipenderebbe dal merito del candidato, ma da fattori casuali e affatto aleatori".

Di diverso parere la Corte Costituzionale.

"Con riguardo all'accesso ai corsi di laurea a programmazione nazionale -viene motivato nella sentenza-  il censurato art. 4, comma 1, della legge n. 264 del 1999 prevede due fasi: il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca determina con proprio decreto modalità e contenuti delle prove di ammissione, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato; la successiva ammissione degli studenti è disposta dagli atenei (come stabilito per tutti i corsi di laurea, siano essi a programmazione nazionale o locale)".
"Il Consiglio di Stato -continua la sentenza- nell'interpretare il citato art. 4, comma 1, muove dal presupposto che la fase della ammissione da parte delle singole università includa la formazione delle graduatorie in base ai risultati delle prove. Di conseguenza, ad avviso del giudice rimettente, la disposizione censurata imporrebbe di prevedere, per l'accesso ai corsi di laurea a programmazione nazionale, graduatorie locali e, perciò, non consentirebbe all'amministrazione di utilizzare una graduatoria unica per le prove di ammissione a tali corsi. Il dettato normativo, però, nulla stabilisce con riguardo al tipo di graduatoria da adottare, se per singoli atenei oppure a livello nazionale. Lo stesso Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ritenendo che questa scelta sia compresa nella espressione modalità di cui alla parte finale del medesimo art. 4, comma 1, ha in passato fatto ricorso a entrambe le soluzioni: in particolare, l'amministrazione ha sperimentato, per gli anni accademici 2005-2006 e 2006-2007, il sistema con graduatoria unica nazionale per i corsi di laurea in odontoiatria e protesi dentaria e, successivamente all'ordinanza di rimessione, ha nuovamente previsto tale sistema, questa volta per tutti i corsi di laurea a programmazione nazionale, con il d.m. 24 aprile 2013, n. 334 (Modalità e contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale ? anno accademico 2013/2014).

Sebbene l'art. 4, comma 1, della legge n. 264 del 1999 consenta l'adozione di una graduatoria unica per le prove di ammissione ai corsi di laurea a programmazione nazionale, il giudice rimettente afferma che l'amministrazione non avrebbe altra scelta che quella di utilizzare graduatorie locali per singoli atenei, senza fornire una adeguata motivazione circa l'impossibilità di seguire altre interpretazioni del citato art. 4, compresa quella prospettata come costituzionalmente legittima nella stessa ordinanza di rimessione".

Comunque, la sentenza è stata superata dalla norma che ha istituito, da quest'anno, la graduatoria unica nazionale. Sistema, come abbiamo visto, non esente da problemi e da nuovi dubbi costituzionali.

 
 

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