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08 Settembre 2008

Un tubetto troppo costoso

di Debora Bellinzani


La carie è uno dei disturbi maggiormente diffusi al mondo, e i dentifrici al fluoro sono lo strumento efficace più facilmente accessibile per combatterla. O almeno potrebbero esserlo. L’affermazione iniziale, infatti, non è valida per tutto il pianeta: ci sono paesi dove il dentifricio ha un costo enorme rispetto ai guadagni della popolazione e dove quindi la carie, che si diffonde velocemente insieme a un’alimentazione di tipo occidentale, non può essere adeguatamente prevenuta. Alcuni ricercatori statunitensi, che hanno valutato quantitativamente l’entità di questo problema, hanno pubblicato uno studio nel quale suggeriscono anche le possibili soluzioni che potrebbero limitare l’ineguaglianza nella disponibilità di un importantissimo presidio anticarie come il dentifricio al fluoro.
Il pianeta ha bisogno di fluoro
“La globalizzazione, con l’esportazione di modelli di alimentazione simili a quelli occidentali ricchi di carboidrati e zuccheri raffinati, sta diffondendo anche un disturbo come la carie in paesi dove questa aveva un’incidenza decisamente limitata” descrive Ann Goldman, ricercatrice della George Washington School of Public Health and Health Services di Washington, negli Stati Uniti. “Dove le risorse anticarie non sono disponibili, la carie non curata porta nel corso degli anni alla perdita di denti, a difficoltà di masticazione, e a una peggiore qualità di vita in generale. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità pone il fluoruro di sodio nella lista dei medicinali essenziali per la cura della salute, e valuta la sua reale disponibilità come troppo scarsa: oggi nel mondo sono 500 milioni le persone che possono usufruire dei vantaggi dell’utilizzo del dentifricio al fluoro, ossia solo il 12,5 per cento della popolazione del pianeta”.
I numeri della diseguaglianza
Lo studio è stato pubblicato dalla rivista online ad accesso libero Globalization and Health ed è disponibile nella versione completa sul sito www.globalizationandhealth.com. Per poter confrontare la situazione in diverse nazioni, i ricercatori hanno valutato il costo di 317 marche di dentifricio in un campione costituito da 40 paesi: 12 classificati come nazioni “a reddito alto”, 15 “a reddito medio” e 13 “a reddito basso”.
“Dal confronto è emerso che per procurarsi la dose annuale di dentifricio per una persona (pari circa a 182,5 grammi) la parte più povera della popolazione britannica spende l’equivalente dello 0,02 per cento del guadagno annuale, mentre la parte più povera degli abitanti dello Zambia esborsa (o dovrebbe sborsare) l’equivalente del 4 per cento delle proprie entrate” esemplifica la ricercatrice. “Altri paesi in cui la proporzione si avvicina più a quella dello Zambia che non a quella della Gran Bretagna sono il Kenya, la Tanzania, il Senegal e la Costa d’Avorio; oltre ad altre nazioni africane, anche in paesi come la Cambogia e la Bulgaria il costo del dentifricio è proibitivo per il 30 per cento meno abbiente della popolazione”.
Un altro parametro che i ricercatori hanno valutato è la quantità di giornate lavorative necessarie per pagare la dose annuale pro capite di dentifricio. “Mentre in Gran Bretagna il dentifricio può essere comperato con l’equivalente di 0,03 giornate di lavoro, in Kenya sono necessari ben 9,3 giorni per acquistarne la medesima quantità e in Zambia circa 11” spiega ancora Goldman; “oltre alle popolazioni di diversi paesi africani, anche gli abitanti della Cambogia, della Bulgaria, del Nepal e del Perù, per fare alcuni esempi, devono investire un numero di giorni di lavoro decisamente superiore a quello necessario in paesi come l’Olanda (con il valore più basso in assoluto), la Danimarca o il Canada”.
Che cosa si può fare?
Le possibili soluzioni prospettate dai ricercatori prevedono la consapevolezza dell’importanza della salute orale e dell’efficacia del dentifricio come presidio anticarie, dal momento che richiedono l’intervento dei governi e delle case produttrici. “I dentifrici al fluoro potrebbero innanzitutto essere considerati dai governi dei vari paesi come medicinali e non come prodotti cosmetici, in modo da essere sottoposti a una tassazione inferiore che farebbe abbassare il loro prezzo al consumo; vi sono studi che indicano che un decremento dell’1 per cento del prezzo dei medicinali corrisponde a un aumento dell’1 per cento della loro effettiva disponibilità per la popolazione” descrive la ricercatrice. “Per evitare completamente il costo aggiuntivo legato all’importazione, i governi potrebbero poi incentivare la produzione locale di dentifricio come avviene per esempio nelle Filippine: in questo paese, infatti, la produzione locale riesce a soddisfare il 55 per cento della domanda nazionale mantenendo prezzi decisamente inferiori rispetto a quelli delle case produttrici più note che commerciano a livello internazionale. Un ulteriore decremento dei prezzi al consumo, infine, potrebbe essere ottenuto limitando il packaging e utilizzando materie prime più economiche come, per esempio, il carbonato di calcio precipitato. Noi riteniamo che queste opzioni siano fattibili: se ci si pone come obiettivo prioritario la salute della popolazione, si possono intravedere soluzioni per un problema che altrimenti, per la sua ampiezza, può sembrare insormontabile”.
Global Health 2008;4:7.
“Global affordability of fluoride toothpaste”

 
 

GdO 2008; 12

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