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19 Luglio 2010

Caso amalgama: la Scandinavia non ha smesso di indagare

di Debora Bellinzani


Nei Paesi scandinavi negli ultimi venti anni vi è stato un grande confronto di opinioni riguardo all’utilizzo di mercurio in odontoiatria e la preoccupazione, oltre che verso i pazienti, è stata rivolta anche alla salute del personale odontoiatrico. Per capire se queste preoccupazioni siano fondate, e per meglio tutelare la salute dei lavoratori, il ministero del Lavoro norvegese ha commissionato uno studio per valutare, nel modo più preciso possibile, quale sia stata l’esposizione al mercurio di odontoiatri e assistenti dentali di cliniche pubbliche e studi privati negli ultimi 50 anni. I primi risultati di questo grande progetto sono in via di pubblicazione sullo Scandinavian Journal of Work, Environment & Health e riportano notevoli differenze interindividuali dovute, principalmente, all’epoca in cui il lavoratore ha operato.
Gli “atti” dell’indagine
“Il modello che abbiamo utilizzato” spiega Kristin Svendsen, ricercatrice dell’Università Norvegese della Scienza e della tecnologia di Trondheim “è basato sulle risposte a un questionario compilato da 452 odontoiatri e 655 assistenti dentali, riguardante un periodo lavorativo complessivo che va dagli anni ’50 ai nostri giorni, e sui livelli di mercurio rilevati da esami delle urine condotti tra il 1970 e il 1990 su 130 odontoiatri e 143 assistenti. Questo notevole insieme di dati ci ha consentito di concludere che i livelli di mercurio sono stati in media al di sotto del valore considerato come limite e che la grande maggioranza dei lavoratori del settore pubblico e di quello privato ha avuto una limitata esposizione; ciò non esclude, però, che vi siano differenze individuali e che vi siano state persone che hanno subito una maggiore esposizione al mercurio, soprattutto in passato.”
Il fenomeno è confermato anche dall’Istituto norvegese per la Salute occupazionale che, con uno studio pubblicato nel 2006, aveva stabilito che l’esposizione dei lavoratori al mercurio è diminuita negli anni ’90 grazie a un minore utilizzo dell’amalgama rispetto ad altri materiali per otturazione: attraverso i valori rilevati nelle urine di 2028 lavoratori, la ricerca era giunta alla conclusione che i livelli di mercurio sono decrementati addirittura del 90% tra gli anni ’60 e gli anni ’90.
Per completezza bisogna aggiungere, però, cha la questione dell’affidabilità dei livelli di mercurio nelle urine come indice dell’esposizione effettiva nel lungo periodo è un argomento dibattuto: un gruppo di studiosi italiani, infatti, ha pubblicato sulla medesima rivista una lettera a commento del presente studio scrivendo che bassi livelli di mercurio nelle urine potrebbero essere dovuti, per esempio, al fatto che le particelle inalate vengono trattenute da organi come il cervello e i reni, oppure a una compromessa funzionalità renale proprio in coloro che sono esposti al metallo.
Le evidenze dell’esposizione al mercurio
Attraverso il questionario, i ricercatori sono riusciti a ottenere, oltre a elementi utili per la valutazione, anche una sorta di storia dell’esposizione al mercurio nel settore odontoiatrico, che è stata determinata dalle varie tecniche di realizzazione dell’amalgama utilizzate nel corso del tempo.
“Negli anni ’50 e ’60” continua la ricercatrice “l’amalgama era generalmente preparata a mano, e in alcuni casi una fase della lavorazione veniva effettuata proprio all’interno del palmo, prevalentemente dagli assistenti. Per quanto riguarda l’esposizione, in particolare, riteniamo che l’amalgama di rame, costituito per il 70% da mercurio e per il 30% da rame, abbia rappresentato una grande fonte fino agli anni ’70, perché veniva riscaldato in ambienti che solo in rari casi avevano un adeguato sistema di aerazione. A questa fase ha fatto seguito l’utilizzo di apparecchi semiautomatici per la miscelazione, come il Dentomat fino agli anni ’80 e successivamente l’uso di capsule che hanno ridotto notevolmente il rischio di dispersione di particelle nell’ambiente; rimaneva anche in questi casi, tuttavia, il rischio di occasionali perdite o fuoriuscite di mercurio.” I ricercatori hanno infine fornito una risposta a proposito dei rischi legati in particolare alla professione di assistente. “I dati ci dicono che la preoccupazione riguardo gli assistenti dentali è fondata in particolare per coloro che hanno lavorato nel periodo che termina con i primi anni ’90: fino ad allora, infatti, gli assistenti norvegesi svolgevano attività che li mettevano a maggiore contatto con l’amalgama; inoltre, ogni settimana trattavano in media il doppio dei pazienti rispetto agli odontoiatri, con la conseguenza di avere avuto nel corso del tempo una maggiore esposizione al mercurio.”
Sul prossimo numero sarà possibile leggere i risultati di un altro segmento del medesimo studio che ha affrontato le possibili conseguenze dell’esposizione al mercurio, ossia i problemi cognitivi che possono essere a essa associati.

“Historical exposure to mercury in Norwegian dental personnel”
Scand J Work Environ Health 2009 Dec 1. [Epub ahead of print]

GdO 2010;7

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