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13 Settembre 2010

Odontoiatri nel pubblico senza specializzazione

di Norberto Maccagno


Proprio quando vengono celebrati i trent’anni dall’istituzione della laurea in Odontoiatria potrà essere scritta la parola fine sulla vicenda che da tempo vede impegnati gli odontoiatri nel rivendicare la possibilità di accedere ai concorsi per dirigenti del Sistema sanitario nazionale. Ad alimentare le speranze è una norma contenuta nel Ddl Sanità presentato dal ministro della Salute Ferruccio Fazio al Consiglio dei ministri di metà luglio, che consentirà ai laureati in odontoiatria sprovvisti del titolo di specializzazione di partecipare ai concorsi per accedere al Servizio sanitario nazionale. Perché la norma diventi operativa il Ddl dovrà essere tramutato in legge superando la discussione parlamentare; ma al Ministero sono fiduciosi e ne prevedono l’approvazio­ne definitiva entro i primi mesi del 2011.
Tutto parte dall’approvazione dell’articolo 15 comma, 7 del D.Lgs 502/92 (come modificato dal c.d. decreto Bindi del ’99) che sanciva l’applicazione del Dpr 483/97 per l’accesso ai concorsi della dirigenza; tale Dpr all’articolo 28 relativo ai requisiti specifici per il concorso per il primo livello dirigenziale in odontoiatria sanciva l’obbligo della specializzazione. Parallelamente l’articolo 5 del Dpr 484/97 prevedeva poi che per l’accesso al secondo livello dirigenziale fosse necessaria, oltre a un’anzianità di servizio di dieci anni, la specializzazione nella relativa disciplina. Per l’odontoiatria si è aperto immediatamente il contenzioso in materia. In forza del fatto che la legge 405/85 (in vigore per altro ben prima del Dpr 483 e del Dpr 474 del 1997) consente l’esercizio della professione di odontoiatra con la sola laurea ad abilitazione senza la necessità di richiedere alcuna specializzazione, veniva sollevata l’illegittimità dell’articolo 28 del Dpr 483 nella parte in cui si continuava a pretendere la specializzazione per l’accesso alla dirigenza del Ssn. Dopo i successi in primo grado con le sentenze Tar Lazio I bis n. 1024 e 1025 del 2001, il Consiglio di Stato, con le decisioni 3597 e 3598 del 2004, ha invertito invece la rotta, stabilendo che, alla luce della disciplina attualmente vigente (i sopra citati articolo 28 del Dpr 483/97 e 5 del Dpr 484/97) il requisito della specializzazione è da considerarsi obbligatorio.
E la sentenza del Tar del Lazio (556 /06 del 30 gennaio) si spinge ancor oltre. I giudici infatti affermano che, sotto il profilo funzionale, la libera professione in odontoiatra (che si limita all’erogazione di prestazioni sanitarie) è ben diversa dalla figura del dirigente sanitario, la cui opera implica (oltre all’erogazione di prestazioni sanitarie) l’inserimento in una struttura complessa, la collaborazione e il raccordo con gli altri sanitari, l’attività di consulenza, di coordinamento, di controllo e di indirizzo dei collaboratori appartenenti al servizio. Pertanto, secondo il Tar, la richiesta di specializzazione non solo risponde, sotto il profilo normativo, alla disciplina vigente ma tende ad assicurare una maggiore professionalità dei dirigenti sanitari che sono chiamati a operare all’interno di enti e strutture del Ssn. Negli anni sono state anche presentate alcune proposte di legge con l’obiettivo di sanare la questione. Proposte mai giunte alla discussione parlamentare.

 
 

GdO 2010;12

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