I fondi integrativi non solo sono uno degli impegni del Governo, ma un punto centrale del dicastero della Salute. A ribadirlo Ferruccio Fazio, ministro della Salute, al convegno “Assistenza sanitaria integrativa: quali prospettive?”, organizzato il 13 settembre da Itinerari Previdenziali, un ente che studia le politiche sociali. Parole importanti, in un contesto in cui, come ha ricordato Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano, che ha dato il patrocinio all’iniziativa, “la presenza di mutue private e aziendali è una realtà consolidata, che tuttavia non è stata supportata fin da subito dai legislatori”. Fondi, però, come specifica il Ministro, non di qualsiasi natura, ma che “sappiano guardare alla persona nel suo complesso e che tocchino contemporaneamente problematiche sanitarie e sociali”. La strada verso questa direzione sembra dettata dai fenomeni che stanno interessando l’Italia: il trend demografico vedrà nel 2060 gli over 65 rappresentare più del 30% della popolazione e oltre il 30% di questi mostrare una o più malattie croniche. È chiaro che in questo contesto si ponga con più forza il problema della sostenibilità dell’assistenza sanitaria. Il modello a cui il Ministero si ispirerà è quello definito nel 2009 nel Libro Bianco da Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, e racchiuso nello slogan “Più società, meno Stato”. Un modello, cioè, che vede sempre di più la partecipazione dei cittadini - che può realizzarsi anche nell’impegno della famiglia, secondo Fazio ganglio ancora fondamentale della società italiana, soprattutto al Sud, o in un contributo economico - e soprattutto delle imprese. D’altra parte, diverse sono le politiche di contenimento messe in atto dal Ministero per una spesa sanitaria che è di anno in anno più alta - non solo a causa del processo di invecchiamento della popolazione, già messo in luce, ma anche dell’immissione nel circuito sanitario di terapie specialistiche sempre più evolute e costose. Tra queste c’è “la razionalizzazione dei servizi, la riorganizzazione del tessuto ospedaliero, il controllo dei prezzi sui farmaci e delle prescrizioni nella direzione di una maggiore appropriatezza, l’incentivazione della sanità domiciliare e la spinta alle cure primarie, cioè a quella presa in carico del paziente sul territorio - che comprende anche le prestazioni odontoiatriche -, dove andrà a esplicarsi maggiormente la sanità integrativa”. Un punto, questo, che Fazio tiene a ribadire: “È solo nell’integrazione da parte di altri enti con l’assistenza primaria del Servizio sanitario nazionale che si potrà raggiungere veramente l’obiettivo della sostenibilità”. Quasi a rispondere a chi teme che il privato sarà chiamato ad assolvere, invece, a una funzione sostitutiva del pubblico. In questo senso, le politiche del Ministero sono di incentivare il tavolo di confronto, già avviato, di dare la disponibilità a un’apertura alle parti e agli operatori del settore e la promessa che nel 2011 ci saranno le risorse legate all’anagrafe.
E proprio all’anagrafe va un’ultima riflessione: tra le tappe normative che hanno portato alla situazione attuale la creazione di questo istituto, con la specificazione delle prestazioni vincolate, tra cui quelle odontoiatriche, è un momento considerato fondamentale. Buoni i risultati raggiunti fino a oggi: ad avere fatto richiesta di registrazione 224 tra casse e società di mutuo soccorso a fini assistenziali e 279 fondi integrativi, di cui 249 quello che hanno già inviato tutta la documentazione prevista. Nei 187 fondi registrati entro il 31 dicembre 2009 e già operativi risultano complessivamente oltre 3 milioni di iscritti, equamente ripartiti tra lavoratori dipendenti e pensionati o manager. Ma anche in questo campo, l’Italia si presenta a 21 velocità, con una linea di demarcazione tra Nord e Sud. Basti pensare che tra i 279 enti che hanno fatto domanda, 100 hanno sede in Lombardia, 69 nel Lazio, mentre in tutto il mezzogiorno se ne conta solamente uno in Sicilia. Una disomogeneità, questa, che, secondo Fazio, andrà risolta.
Verso una sanità che non sia sostitutiva del Ssn
Sanità integrativa, ma con una riorganizzazione delle funzioni tra pubblico e privato, in modo che le imprese non siano chiamate a coprire le inefficienze del Servizio sanitario nazionale. Questa la principale esigenza che emerge dalla tavola rotonda, svoltasi il 13 settembre durante il convegno “Assistenza sanitaria integrativa: quali prospettive?”, che ha visto un confronto tra gli operatori del settore. “Occorre definire un patto tra pubblico e privato e delineare un sistema di regole” spiega, infatti, Simonpaolo Buongiardino, presidente del Fondo Est, “in modo da procedere a una vera e propria divisione di ruoli e funzioni tra imprese e Ssn.” “La velocità che mostriamo nella risposta ai bisogni di salute” fa eco Gianni Marini, presidente di Faschim, “è un nostro merito. Noi non possiamo essere utilizzati per colmare le non appropriatezze del Ssn, che deve invece essere efficiente.” Tra le richieste avanzate un po’ da tutti c’è una maggiore chiarezza del quadro normativo e soprattutto un tavolo di confronto che rappresenti il comparto, con l’obiettivo di giungere a una legge unica. Un’esigenza che affonda le radici anche nel fatto che il nostro Paese ha visto la nascita dei fondi prima della definizione di un impianto legislativo, che è andato delineandosi nel corso degli anni. “Il cammino verso un adeguamento normativo” spiega Giuseppe Marabotto, direttore generale del Fasdac “deve andare nella direzione della codeterminazione. È chiaro che occorrerà tener presente le tipicità che ha assunto in questi anni la sanità integrativa. Quello che chiediamo al legislatore è una certa delicatezza verso le modalità di organizzazione delle imprese e la nostra partecipazione alla definizione di una legge quadro, che sia unica.” Un’altra richiesta riguarda gli aiuti attraverso la fiscalità: “I nostri investimenti sono ingenti” spiega Stefano Cuzzila, presidente Fasi “e, grazie a questi, siamo riusciti a garantire grandi risparmi allo Stato. Basti pensare alle cure odontoiatriche, per le quali abbiamo superato quel 20% previsto dalla legge.” Una preoccupazione va alle incertezze del momento politico attuale e soprattutto all’incognita del federalismo fiscale. “Quello che riscontriamo” interviene ancora Cuzzilla “è la mancanza di un disegno complessivo su tutta Italia. È chiaro che il federalismo vada gestito, per dare efficienza al sistema”. “In questo senso” aggiunge Valerio Ceffa, amministratore delegato del Consorzio Mu. Sa., “occorre prevedere sistemi di integrazione con l’offerta sanitaria espressa a livello locale, soprattutto per quanto riguarda la risposta a bisogni di salute più basilari”. A dettare, invece, i limiti entro cui deve svilupparsi la sanità integrativa è Luciano Bresciani, assessore alla Sanità della Lombardia: “Il garante universale del sistema” è la sua conclusione “devono essere le istituzioni e il principio che deve affermarsi è quello di una sussidiarietà verticale, dove le regole, la gestione, i controlli siano appannaggio della parte pubblica. Altrimenti il rischio è di andare verso un’americanizzazione della sanità, con i risultati che ben conosciamo”.
GdO 2010;12
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